Il turismo italiano torna a crescere nel 2026, e stavolta a guidare la ripresa sono gli italiani stessi. Dopo un biennio di domanda interna in frenata, i connazionali tornano a scegliere una destinazione nazionale, invertendo una tendenza consolidata. Secondo le previsioni dell’Istituto Demoskopika, arrivi e presenze sono in espansione, la spesa turistica supera i 132 miliardi di euro e la stagione si allunga: i flussi risultano sempre più distribuiti lungo l’arco dell’anno. A pesare sull’intera filiera, la corsa dei prezzi energetici.
In questo articolo:
- Turismo, gli italiani tornano a viaggiare in Italia
- L’incognita energetica pesa sulla spesa turistica
- Oltre l’estate, il turismo italiano cambia ritmo
Turismo, gli italiani tornano a viaggiare in Italia
Il 2025 si era chiuso con una nota stonata: gli arrivi avevano segnato un calo dello 0,9%, interrompendo una sequenza di crescita quasi ininterrotta dal rimbalzo post-pandemico. Il 2026 si apre in direzione opposta, con la domanda interna a fare da traino per la prima volta dopo anni. Le proiezioni Demoskopika indicano 141,2 milioni di arrivi e 478,6 milioni di presenze, con variazioni positive rispettivamente del 2,1% e dello 0,4% rispetto al 2025, pari in termini assoluti a circa 2,8 milioni di turisti aggiuntivi e oltre 1,7 milioni di pernottamenti in più.
A spingere questi numeri sono soprattutto i viaggiatori italiani: circa 64,8 milioni di connazionali sceglieranno una destinazione nazionale, generando oltre 213,4 milioni di pernottamenti, con variazioni attese del +2,2% sugli arrivi e del +0,6% sulle presenze. La componente estera mantiene il suo peso rilevante, con oltre 76,4 milioni di turisti stranieri attesi, con 265 milioni di presenze e una quota superiore al 55% del totale e con una crescita più contenuta, rispettivamente dell’1,9% e dello 0,1%. Le stime sono racchiuse in un intervallo di confidenza che va da un minimo di 135,7 milioni a un massimo di 146,6 milioni di arrivi, con presenze comprese tra 461,7 e 495,5 milioni di pernottamenti.
L’incognita energetica pesa sulla spesa turistica
La ripresa dei flussi si traduce in una spesa turistica stimata a 132,7 miliardi di euro, in crescita del 4,0% rispetto al 2025, con una spesa pro capite per vacanza che sale a 940 euro dai 922 dell’anno precedente. La traiettoria di recupero dalla crisi pandemica appare consolidata: nel 2020 la spesa era crollata a 38,5 miliardi dai 89,6 del 2019, per poi risalire a 107,5 miliardi nel 2022 e raggiungere 127,6 miliardi nel 2025.
Tuttavia sul 2026 si innesta un nuovo spettro, quello dell’inflazione energetica. Ad aprile 2026, l’indice generale Nic (Indice Nazionale dei prezzi al consumo per l’Intera Collettività) ha segnato un incremento del 2,8% su base annua, con i prezzi dei beni energetici non regolamentati in accelerazione dal -2,0% al +9,9%. A incidere maggiormente sono il gasolio da riscaldamento, con un rialzo del 38,2%, e il gasolio per mezzi di trasporto, in crescita del 27,8%. L’inflazione acquisita per l’intero anno è stimata al 2,4%, mentre quella specifica sui prodotti energetici non regolamentati raggiunge il 7,9%, con ricadute dirette sui costi della mobilità e sull’intera filiera delle vacanze.
Oltre l’estate, il turismo italiano cambia ritmo
Dietro la crescita dei flussi, il 2026 racconta anche qualcosa di più sottile: il turismo italiano sta lentamente perdendo la sua natura stagionale, distribuendo presenze e arrivi in un arco dell’anno sempre più ampio. Per misurare questa trasformazione, Demoskopika introduce lo “StagioMetro”, indice composito che sintetizza tre variabili calcolate sulle presenze: il rapporto tra il mese di massimo afflusso e quello meno intenso, la quota di presenze concentrate nei mesi estivi tra giugno e settembre, e il peso delle “code stagionali” di marzo-maggio e ottobre-novembre. I tre indicatori vengono normalizzati e aggregati con il metodo Mazziotta-Pareto, sviluppato in ambito Istat, che penalizza gli squilibri tra le componenti, e standardizzati su base 2010=100. Per il 2026 l’indice si attesta a 106,0, in rialzo rispetto al 105,4 del 2025 e sensibilmente al di sopra del picco pre-pandemia di 103,5 toccato nel 2018. La concentrazione estiva delle presenze scende al 56,9%, dal 61,5% del 2010, le code stagionali raggiungono il 29,4% e il rapporto tra il mese di punta e quello meno intenso si ferma a 4,95, ben al di sotto dei valori compresi tra 5,52 e 6,92 che avevano caratterizzato il decennio precedente alla pandemia.









