Turkish Airlines, tra fatturato in crescita e guerra: “Prematuro rivedere la guidance”

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Nel 2025 Turkish Airlines ha proseguito il proprio percorso di crescita confermandosi come una delle più grandi compagnie aeree a livello mondiale, nonostante un contesto che per l’industria dell’aviazione è rimasto complesso e caratterizzato da forti variabili esterne: tensioni geopolitiche, incertezze macroeconomiche legate alle guerre commerciali, ritardi nelle consegne di aeromobili e problematiche tecniche diffuse, in particolare sui motori. Nonostante questo scenario, la compagnia turca ha chiuso l’anno con risultati operativi record e con ricavi in crescita, pur registrando una normalizzazione della redditività dopo i livelli particolarmente elevati del 2024, come spiega a Borsa&Finanza Ahmet Bolat, presidente del Board e dell’Executive Committee.

 

In questo articolo:

 

  • Turkish Airlines: il bilancio del 2025
  • Tra ricavi cargo e nuovi aerei 
  • La sfida dei costi e delle nuove partnership
  • Turkish Airlines e l’Italia
  • I timori per la guerra in Medio Oriente
  • Turkish Airlines: “Non rivediamo la guidance”

 

Turkish Airlines: il bilancio del 2025

Soffermandoci sui conti del 2025, Turkish Airlines ha riportato un fatturato consolidato pari a 24,1 miliardi di dollari, in aumento di circa il 6% rispetto a 22,7 miliardi del 2024. Una crescita sostenuta soprattutto dalla domanda nel trasporto passeggeri, mentre il cargo ha continuato a contribuire in modo rilevante alla diversificazione delle entrate. Nel corso dell’anno la compagnia ha trasportato 92,6 milioni di passeggeri, con un incremento dell’8,8% su base annua, ampliando allo stesso tempo la capacità operativa del 7,5% in termini di posti-chilometro disponibili. Il coefficiente di riempimento dei voli si è mantenuto sopra l’83%, segnale di un equilibrio tra espansione dell’offerta e domanda effettiva.

Dal punto di vista della redditività operativa, nonostante l’aumento generalizzato dei costi nel settore – in particolare quelli legati al personale, alle tariffe aeroportuali e di navigazione e ad alcune componenti tecniche – la compagnia ha comunque generato circa 2,2 miliardi di dollari di utile operativo. L’utile netto si è attestato a 2,9 miliardi di dollari, in calo di circa il 15% rispetto al 2024. “In qualità di una delle compagnie di linea full-service più redditizie a livello globale, il 2025 è stato un anno in cui abbiamo continuato ad ampliare le nostre operazioni e ad accrescere i ricavi, mentre la redditività si è normalizzata dopo i livelli record registrati nel 2024”, sottolinea Bolat.

La crescita dei volumi è stata una delle principali leve della performance finanziaria. Nel 2025 la capacità complessiva della compagnia ha raggiunto circa 273 miliardi di posti-chilometro disponibili, con un incremento del 7,5%. Questo ampliamento è stato calibrato soprattutto sulle rotte internazionali, dove il traffico ha continuato a mostrare dinamiche particolarmente vivaci. Il numero di passeggeri è così salito a 92,6 milioni, mentre il load factor è migliorato passando dall’82,2% all’83,2%. “Non abbiamo aumentato la capacità semplicemente per crescere, ma abbiamo ampliato la presenza nei mercati con una domanda più forte, in particolare sulle rotte internazionali di lungo raggio e sul traffico di connessione via Istanbul”, spiega Bolat.

Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti, la compagnia punta a una politica di dividendi sostenibile e costante, integrata eventualmente da programmi di buyback. La distribuzione agli azionisti viene definita sulla base di alcuni parametri finanziari chiave: un margine ebtida compreso tra il 22% e il 25%, un rapporto debito netto su ebitda inferiore a 2,5 volte e un livello di liquidità superiore al 10% dei ricavi previsti nei dodici mesi successivi.

Tra ricavi cargo e nuovi aerei

Il cargo ha rappresentato un altro pilastro della crescita. Nel 2025 sono state movimentate circa 2,2 milioni di tonnellate di merci, con una crescita dell’8,4% su base annua e livelli record di riempimento dei voli cargo. Nonostante un contesto meno favorevole per i rendimenti unitari, penalizzati dal rallentamento del commercio globale e dalle tensioni tariffarie, i ricavi cargo hanno raggiunto 3,4 miliardi di dollari, sostenuti soprattutto dall’aumento dei volumi trasportati. Nel complesso i risultati operativi hanno segnato un nuovo record per la compagnia, che ha inaugurato quella che internamente viene definita la fase dei “secondi 500”, riferendosi al superamento della soglia dei 500 aeromobili in flotta e all’avvio di una nuova fase di espansione.

Nonostante le criticità della filiera produttiva, la flotta è cresciuta del 5% nel corso dell’anno, raggiungendo 516 aeromobili a fine 2025. L’espansione continuerà nei prossimi anni nell’ambito della strategia di lungo periodo, con l’obiettivo di superare gli 800 velivoli entro il 2033. Il piano prevede che circa il 90% della flotta sia costituito da aeromobili di nuova generazione entro quella data, per arrivare al 100% entro il 2035. La crescita del network è stata un altro elemento centrale della strategia. Nel corso del 2025 sono state aggiunte nuove destinazioni come Phnom Penh, Siviglia e Ohrid. “Queste nuove destinazioni non rappresentano semplicemente nuovi punti sulla mappa. Ogni nuova rotta rafforza la connettività complessiva del nostro network e alimenta ulteriori flussi di traffico attraverso Istanbul”, osserva Bolat, sottolineando il ruolo del modello hub della compagnia.

La logica del network è infatti quella di generare traffico di connessione tra diverse regioni del mondo. Espandendo il numero di destinazioni, la compagnia non crea soltanto traffico locale, ma rafforza i flussi tra continenti. Per questo motivo l’espansione della rete e l’aumento della capacità operano in modo complementare. Anche le partnership commerciali e gli accordi di cooperazione hanno contribuito alla crescita. Nel corso del 2025 la compagnia ha ampliato la collaborazione con diverse compagnie aeree attraverso joint venture e accordi di codeshare, ampliando ulteriormente le possibilità di connessione per i passeggeri.

La sfida dei costi e delle nuove partnership

Sul fronte finanziario, tuttavia, l’industria dell’aviazione continua a fare i conti con pressioni significative sui costi. Nel caso di Turkish Airlines, le principali voci in aumento nel 2025 sono state quelle relative al personale, alle tariffe aeroportuali e alla manutenzione. Le spese per il personale sono cresciute di circa il 18% su base annua, riflettendo adeguamenti salariali, dinamiche inflazionistiche, effetti valutari e l’espansione dell’organico necessaria per sostenere l’aumento delle operazioni.

Parallelamente le tariffe aeroportuali e di navigazione aerea sono aumentate di oltre il 20%, in gran parte a causa della ripresa del traffico aereo globale e dell’inflazione superiore alle attese nei servizi infrastrutturali. Anche alcune criticità tecniche diffuse nel settore, come i problemi nella manutenzione dei motori e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento, hanno contribuito ad aumentare alcune voci di costo. “Nel 2025, analizzando più nel dettaglio le principali voci di risultato operativo, le pressioni hanno riguardato soprattutto il lato dei costi piuttosto che la generazione dei ricavi”, spiega Bolat. La risposta strategica della compagnia si basa su tre leve principali: efficienza operativa, modernizzazione della flotta e ottimizzazione del network.

“Continuiamo a ottimizzare l’utilizzo della flotta, la pianificazione delle rotte e i processi operativi per mantenere sotto controllo i costi unitari”, afferma il presidente. Parallelamente l’introduzione progressiva di aeromobili di nuova generazione dovrebbe migliorare l’efficienza nei consumi e ridurre nel tempo i costi di manutenzione. Un ulteriore elemento di sviluppo riguarda le operazioni di partnership e partecipazione nel mercato internazionale. Tra i dossier più osservati figura quello relativo alla partecipazione nella compagnia spagnola Air Europa. Il processo, spiega Bolat, è attualmente in fase di revisione regolatoria presso le autorità europee e spagnole. “I prossimi passaggi dipenderanno dal completamento di tali procedure. Parallelamente, le pratiche presentate presso l’Unione Europea e le autorità spagnole stanno avanzando e stiamo lavorando con la massima attenzione su tutta la documentazione richiesta”.

Al di là di questa operazione specifica, Turkish Airlines continua a valutare possibili partnership in diverse aree geografiche, in particolare in Africa. “Restiamo aperti a esplorare partnership laddove esistano complementarità significative, anche se al momento non vi sono operazioni specifiche in fase di negoziazione”.

 

Turkish Airlines e l’Italia

Tra i mercati europei più importanti per la compagnia figura l’Italia, una presenza storica iniziata nel 1959 con il primo volo verso Roma. Oggi Turkish Airlines opera da nove città italiane, Roma, Milano, Venezia, Bologna, Napoli, Bari, Catania, Torino e Palermo, con 143 voli settimanali e oltre due milioni di passeggeri trasportati nel 2025. “Dopo la Germania, l’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di destinazioni servite da Turkish Airlines”, ricorda Bolat. Complessivamente oltre 810.000 passeggeri provenienti dall’Italia hanno visitato la Turchia nel corso dell’anno, mentre il network globale della compagnia permette ai viaggiatori italiani di raggiungere centinaia di destinazioni nel mondo attraverso l’hub di Istanbul.

Il contributo della compagnia al sistema economico italiano non riguarda soltanto il traffico aereo diretto. Le operazioni della compagnia coinvolgono infatti l’intera filiera del trasporto aereo, dagli aeroporti ai servizi di handling, dal catering al turismo e alle agenzie di viaggio. Inoltre la connettività globale offerta dal network contribuisce a rafforzare i rapporti commerciali tra le imprese italiane e i mercati in rapida crescita dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente.

 

I timori per la guerra in Medio Oriente

Proprio il Medio Oriente rappresenta oggi uno dei principali fattori di incertezza per l’industria dell’aviazione. Le recenti tensioni geopolitiche nella regione hanno portato alla chiusura di diversi spazi aerei e alla sospensione di alcune rotte. “Il primo e più importante aspetto per noi è la sicurezza dei passeggeri e degli equipaggi”, afferma Bolat. “In situazioni come le attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente, la sicurezza ha sempre priorità assoluta rispetto a qualsiasi considerazione operativa”.

Attualmente la compagnia ha sospeso tutti i voli verso il Medio Oriente, con l’eccezione di Arabia Saudita e Oman. Prima della crisi operava circa 100 voli giornalieri verso la regione; oggi le operazioni si sono ridotte a circa 35 voli al giorno complessivi. Le rotte sospese rappresentano circa il 6% della capacità e dei ricavi della compagnia. Il network globale della compagnia consente tuttavia una certa flessibilità. Grazie alla dimensione e alla capillarità della rete, la capacità può essere riallocata verso altre regioni, come l’Africa o l’Asia centrale, dove la domanda rimane sostenuta. Il monitoraggio della situazione avviene in tempo reale attraverso l’Operations Control Center di Istanbul, operativo 24 ore su 24 e collegato con autorità dell’aviazione civile, organizzazioni internazionali, aggiornamenti NOTAM e sistemi interni di intelligence operativa. In base agli sviluppi, la compagnia può modificare le rotte, allungare i piani di volo o sospendere temporaneamente alcune destinazioni.

L’impatto economico della crisi dipenderà in larga parte dalla durata delle tensioni e dall’andamento dei prezzi energetici. “Ogni aumento di un dollaro del prezzo del petrolio Brent comporta per noi circa 50 milioni di dollari di costi aggiuntivi su base annua”, spiega Bolat. Per mitigare il rischio la compagnia dispone di una strategia di hedging che copre circa il 34% dei consumi previsti per il 2026 e circa il 4% per il 2027, con un prezzo di pareggio intorno ai 62 dollari al barile.

 

Turkish Airlines: “Non rivediamo la guidance”

Nonostante le incertezze geopolitiche, al momento la compagnia non prevede di rivedere la guidance finanziaria per il 2026. “Sarebbe prematuro farlo”, afferma Bolat. “Stiamo monitorando attentamente l’evoluzione della situazione e valuteremo eventuali aggiornamenti quando avremo maggiore chiarezza”.

Lo scenario di base per il 2026 resta comunque positivo. La compagnia prevede un aumento della capacità tra il 7% e il 9% e punta a superare per la prima volta nella propria storia la soglia dei 100 milioni di passeggeri, dopo i 92,6 milioni del 2025. La flotta dovrebbe raggiungere tra 560 e 570 aeromobili entro la fine dell’anno, rafforzando ulteriormente la capacità di espansione delle rotte a lungo raggio.

Anche i ricavi sono attesi in crescita tra il 6% e il 9%, sostenuti dalla domanda nei mercati a lungo raggio e dal ruolo dell’hub di Istanbul come punto di connessione tra Europa, Asia, Africa e Americhe. “Abbiamo iniziato il 2026 con prenotazioni anticipate solide e indicatori di domanda positivi”, conclude Bolat. “Naturalmente gli sviluppi geopolitici e la volatilità dei prezzi del carburante restano le principali variabili di incertezza. Tuttavia la struttura diversificata del nostro network e la gestione flessibile della capacità ci consentono di adattarci rapidamente e di mantenere una traiettoria di crescita”.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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