Twitter: Musk la utilizza per capitalizzare i propri investimenti
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Twitter: Musk la utilizza per capitalizzare i propri investimenti

Twitter: Musk la utilizza per capitalizzare i propri investimenti

Il sospetto è che Elon Musk si diverta a usare Twitter soprattutto per capitalizzare i propri investimenti. Di certo la pensa così la Sec, l’authority che controlla i mercati finanziari americani, che più volte ha provato a silenziare il miliardario sudafricano primo azionista di Tesla, che ora vorrebbe mettere la mani sul sito di microblogging. A colpi di tweet, Musk sposta letteralmente i mercati. Anche per questo la Sec ha imposto nel 2018 che tutte le sue incursioni su Twitter aventi oggetto Tesla, o che la coinvolgessero, passassero al vaglio degli avvocati. Musk ha anche presentato un ricorso contro l’ordinanza, ma il 27 aprile scorso la sua mozione è stata respinta.

Il numero uno dell’azienda resta quindi sottoposto a una sorta di libertà “vigilata” sui social dopo aver patteggiato con l’authority di Borsa una multa di 20 milioni, l’addio alla presidenza e la supervisione dei cinguettii dopo che aveva annunciato urbi et orbi l’idea, mai realizzata, di offrire 420 dollari per azione per “delistare” Tesla. Peraltro secondo la Sec, gli avvocati non avrebbero verificato le uscite di Musk in almeno due occasioni: in una sosteneva che il prezzo del titolo fosse troppo alto. E adesso c’è chi inizia a sospettare che con Twitter stia portando in scena lo stesso copione. D’altra parte l’annuncio dell’accordo per rilevare la società ha “regalato” a Musk 1,5 miliardi di dollari.

L’imprenditore ha comprato, a partire dal 28 gennaio, poco più di 73 milioni di azioni a un prezzo medio di circa 35 dollari: con 2,5 miliardi ha messo le mani sul 9,6% della società diventandone il primo azionista. Quando ha comunicato alla Sec, a inizio aprile, la sua posizione il titolo è iniziato a salire accelerando a ogni spiffero: prima con l’ingresso di Musk nel consiglio d’amministrazione, poi con la sua rinuncia per non aver vincoli che gli impedissero il lancio di un’Opa ostile, poi l’intesa per rilevare tutta la società a 54,20 dollari. Un’offerta che, appunto, valorizza la sua quota quasi quattro miliardi di dollari.
Abbastanza perché l’improvvisa e inattesa marcia indietro sollevasse più di un dubbio. La frenata ha provocato il crollo delle azioni che sono tornate sui livelli di fine gennaio. Di certo a guadagnarci sarebbe sempre Musk che potrebbe continuare a rastrellare titoli di Twitter a forte sconto rispetto a quella che era la sua valutazione.

Nel frattempo, lo stesso Musk ha chiesto alla Sec di indagare sul numero di utenti reali di Twitter: «Il 20% degli account sono falsi o spam”, ha cinguettato, “ma quattro volte Twitter ha sostenuto che il numero potrebbe essere molto più alto». E poi: «La mia offerta era basata sull’assunzione che la documentazione depositata alla Sec fosse accurata, ma ieri il Ceo di Twitter si è rifiutato pubblicamente di dare prova che gli utenti falsi fossero meno del 5%. L’operazione non proseguirà finché non lo farà».
D’altra parte si tratta di un dato molto sensibile in considerazione del fatto che gli utenti attivi monetizzabili, ovvero quelli che hanno interazioni sufficienti da diventare un target per gli investitori pubblicitari, sono dichiarati in 229 milioni; se fossero molti meno, però, il valore della piattaforma dovrebbe essere rivisto al ribasso.

Certo, Musk continua a rassicurare i suoi follower di essere ancora impegnato e interessato all’acquisizione di Twitter. Quindi è probabile che in attesa di una verifica sui numeri prosegua a incrementare la propria quota azionaria. E d’altra parte non avendo ruoli all’interno dell’azienda, non ha alcun vincolo da rispettare.

 

Twitter: quotazioni stanno crollando da inizio mese, nessun segnale di ripresa

Il titolo Twitter è decisamente impostato al ribasso nel breve termine, anche grazie alla performance molto negativa registrata nella seduta di ieri (-3,84%). Dopo un’apertura in linea con la chiusura precedente, infatti, le quotazioni hanno intrapreso fin da subito un andamento fortemente rialzista che le ha portate a realizzare un massimo sul livello 38,72, per poi invertire drasticamente la rotta fino a raggiungere un minimo a quota 36,58, andando a chiudere non lontano a 36,85 dollari.

Le quotazioni stanno scendendo con forza dall’inizio del mese di maggio e, al momento, non sono presenti evidenze tecniche che possano far pensare ad una inversione di tendenza. Al contrario, la veemenza del trend ribassista in corso fa propendere per una ulteriori accelerazione che possa portare i corsi ancora più in basso, verso l’area 32,50 dollari. In pratica, come dice il famoso detto di Borsa, si tratta di un coltello che sta cadendo in verticale e può essere pericoloso afferrarlo al volo.

L’impostazione grafica, infatti, vede i prezzi stazionare al di sotto dell’indicatore Supertrend mentre sia l’indicatore Parabolic Sar che la media mobile a 25 sono diventati ribassisti da poco. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’indicatore RSI sia posizionato nell’area di “ipervenduto” vicino al livello 29. Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile solo al superamento del livello 38,72 con target nell’intorno dei 42 dollari, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 36,58 con obiettivo molto vicino al livello 33,50.

 


L’andamento di breve termine del titolo TWITTER

AUTORE

Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi, trader specializzato nella negoziazione per conto proprio di futures, azioni ed ETF, italiani ed esteri, sia con strategie discrezionali che quantitative. È autore di alcune pubblicazioni sulle tecniche di trading, organizza periodicamente corsi di formazione ed è stato più volte relatore nei principali convegni dedicati alla finanza e agli investimenti sia in Italia che all’estero. Interviene spesso nelle trasmissioni televisive sul canale finanziario ClassCNBC e pubblica articoli per varie testate giornalistiche. Offre anche servizi di consulenza generica.

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