Ubi Banca, 2000 esuberi e 665 mln di utile netto al 2022
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UBI BANCA, 2000 ESUBERI E 665 MLN DI UTILE NETTO AL 2022

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Duemila esuberi e contenimento dei costri. Ubi Banca presenta il piano industriale 2022 e vede utili netti per 665 mln di euro

Svetta in cima al listino principale il titolo Ubi Banca, realizzando un progresso di oltre 3 punti percentuali e portandosi a 3,45 euro. A sostenere il rialzo, già partito lo scorso 3 febbraio, il nuovo Piano industriale al 2022 presentato oggi. L’obiettivo è la realizzazione di 665 milioni di euro di utile netto, in due anni, e il mantenimento, nell’arco del piano industriale, di un pay-out medio del 40 per cento, coerente con un indice di solidità patrimoniale CET1 ratio del 12,5 per cento a fine anno. 

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Grafico Ubi Banca by TradingView

Nel 2019 ha raggiunto un utile netto di 251 milioni (353 al netto delle poste non ricorrenti), configurando un ROTE dell’8,3 per cento a fine piano. 

La banca guidata da Victor Massiah si riserva di poter aumentare il dividendo, nel 2022, in caso di CET1 ratio superiore al 12,5 per cento. 

Taglio di 2030 persone

Se il mercato ha reagito positivamente, meno entusiasti sono stati i sindacati. Nel piano del terzo gruppo bancario commerciale per capitalizzazione c’è una riduzione del personale di circa 2.030 lavoratori, compresi i 300 già presenti nell’accordo sindacale dello scorso anno, e la chiusura di 175 filiali. Anche gli sportelli full cash saranno ridotti del 35 per cento. Ci saranno, inoltre, interventi di razionalizzazione degli immobili, come spiega una nota della banca, per consentirne una gestione maggiormente efficiente. Il 40 per cento delle filiali del gruppo sarà ristrutturato con investimenti tecnologici abilitanti, un ridimensionamento di sedi direzionali ed uffici per contenere i costi gestionali e la dismissione di una parte del patrimonio classificato come non strumentale.

Il nuovo piano industriale prevede, dunque, il riposizionamento della banca per migliorarne la competitività, strutturandosi su sette fondamenta per il “dopo 2022”: un modello di servizio omnicanale focalizzato sul cliente; l’integrazione di advanced analytics e big data nei processi; la valorizzazione del capitale umano, forza lavoro altamente formata e team “agile” diffusi; i processi di risk management e di gestione del credito altamente efficienti; una piattaforma IT scalabile con migrazione in Cloud; la conferma della solidità strutturale; la sostenibilità quale elemento trasversale all’attività del Gruppo.

 

“Il Piano Industriale 2022 parte da basi solide, costruite con la partecipazione e l’impegno di tutte le Persone di Ubi”, ha commentato Victor Massiah, Chief executive officer del Gruppo, che ha definito i risultati del 2019 “decisamente positivi”. “Le misure prese in corso d’anno – ha continuato il Ceo – hanno consentito il raggiungimento di un ratio di crediti deteriorati lordi del 7,8% (6,9% pro-forma), prossimo ai migliori del sistema. La Banca presenta a fine 2019 una struttura di bilancio equilibrata, forte liquidità, e livelli di capitale in crescita”.

Il numero uno di Ubi ha assicurato che continueranno “a mantenere il controllo sui costi, nonostante gli importanti investimenti previsti, a monitorare il rischio, con l’ulteriore riduzione dei crediti deteriorati grazie alla forza della nostra piattaforma interna di recupero, e a rafforzare i controlli. La Banca potrà contare sul mantenimento di indici patrimoniali e strutturali in grado di garantire la consueta solidità ma allo stesso tempo potrà far leva su significativi elementi di flessibilità”.

Infine, grazie all’incremento della redditività complessiva, “il Piano prevede un dividendo costantemente in crescita, coerente con il mantenimento di un CET1 a livelli di assoluta solidità”, ha assicurato Massiah.

Il triennio di Piano rappresenta “in modo simbolico il lasciarsi alle spalle un decennio di crisi che la Banca peraltro ha affrontato con resilienza – ha concluso Massiah -. Basandosi su un approccio conservativo per gli scenari futuri, la Banca è convinta di avere tutte le capacità di evolvere il proprio modello di business al servizio di azionisti, clienti, personale e del contesto ambientale in cui opera”. 

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