Il 2026 si apre con uno scenario macroeconomico che segna una discontinuità rispetto agli anni più recenti. La crescita resta solida, mentre le pressioni inflazionistiche mostrano segnali di progressivo ridimensionamento, modificando il contesto in cui si muovono investitori e mercati. Secondo l’outlook di Ubs Asset Management, questo equilibrio sposta l’attenzione dalla gestione dell’emergenza macro alla qualità delle dinamiche sottostanti: la tenuta dei fondamentali economici, la sostenibilità degli utili e un ritorno a scelte di portafoglio più selettive.
In un quadro caratterizzato da maggiore flessibilità della politica monetaria, da divergenze tra aree geografiche e da un ruolo sempre più rilevante dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, il 2026 si presenta come un anno di transizione verso un nuovo equilibrio di mercato.
In questo articolo:
- Crescita globale, segnali di tenuta oltre le tensioni commerciali
- Inflazione sotto controllo, ma il mercato resta selettivo
- Ubs AM, un tempo nuovo per le scelte di investimento
Crescita globale, segnali di tenuta oltre le tensioni commerciali
Le prospettive di crescita per Stati Uniti ed economie avanzate restano positive, sostenute da una riduzione dell’incertezza sul commercio internazionale e da un miglioramento del clima ciclico. I pmi globali mostrano segnali di recupero sia nei servizi sia nel manifatturiero, mentre i consumi continuano a mantenersi solidi anche in presenza di tariffe commerciali ancora in vigore. Secondo Alessio Rizzi, head of Equity Research, Active Multi-Asset di Ubs Asset Management, questo andamento della produttività può essere ricondotto anche all’aumento dell’adozione dell’intelligenza artificiale, che ha contribuito a ridurre i costi operativi senza tradursi, almeno finora, in un incremento proporzionale della produttività.

A sostenere la domanda contribuisce anche la buona salute dei bilanci del settore privato: famiglie e imprese presentano livelli di indebitamento contenuti rispetto agli attivi. In questo quadro, Ubs individua come principali driver la resilienza di imprese e consumatori, l’impatto degli investimenti in intelligenza artificiale e il supporto degli stimoli fiscali, in particolare negli Stati Uniti, in Germania e in Giappone. Per l’economia statunitense, la crescita del PIL nel 2026 è indicata su livelli probabilmente superiori al 2%.
Inflazione sotto controllo, ma il mercato resta selettivo
Ubs delinea una mappa dei rischi asimmetrica, in cui i rischi risultano orientati al rialzo sul fronte della crescita e al ribasso su quello dell’inflazione. Il contesto macro appare infatti meno propenso a una riaccensione delle pressioni inflazionistiche, grazie a una combinazione di fattori che agiscono in modo convergente: prezzi dell’energia ancora contenuti, attenuazione dell’effetto inflazionistico delle tariffe commerciali, progressivo raffreddamento dei costi legati all’abitazione e persistenti pressioni deflazionistiche provenienti dalla Cina. A questo si aggiungono i segnali di normalizzazione del mercato del lavoro, che riducono il rischio di tensioni salariali durature. In tale scenario, le aspettative di inflazione restano ancorate e la politica monetaria dispone di un margine di manovra più ampio. In una prospettiva storica, fasi di riduzione dei tassi in assenza di recessione si sono accompagnate a performance favorevoli dei mercati azionari, contribuendo a definire il contesto di fondo in cui si inseriscono le prospettive per il 2026.
La tenuta del quadro macro non elimina però le criticità sul piano delle valutazioni. I multipli azionari restano elevati, soprattutto negli Stati Uniti, rendendo il mercato più sensibile alla qualità degli utili e alla loro sostenibilità nel tempo. Sul fronte europeo, il contesto appare più complesso: l’apprezzamento dell’euro e l’esposizione alle tariffe commerciali pesano sulle prospettive degli utili, con una netta distinzione tra settori domestici, meno influenzati da questi fattori, e società più internazionalizzate. A ciò si aggiunge l’aumento della concorrenza cinese, che contribuisce a limitare il potenziale di crescita degli utili europei e rafforza un approccio selettivo all’area.
Ubs AM, un tempo nuovo per le scelte di investimento
Nell’asset allocation, Ubs Asset Management mantiene un orientamento favorevole al rischio, sostenuto da una crescita in miglioramento e da un’inflazione contenuta. Azioni e credito beneficiano di una dinamica degli utili giudicata solida e sufficientemente ampia. A livello geografico, le preferenze si concentrano sui mercati emergenti, sul Giappone e sugli Stati Uniti. Nel reddito fisso, la duration viene utilizzata come elemento di copertura dell’esposizione azionaria e creditizia, mentre le obbligazioni a breve scadenza sono considerate uno strumento difensivo in caso di rallentamento ciclico.
Resta inoltre il sovrappeso sull’oro, con un’esposizione indicata fino a un massimo del 5–10% del portafoglio, coerente con l’elevata volatilità del comparto. La posizione è sostenuta dagli acquisti delle banche centrali e dal ruolo dell’oro come elemento di diversificazione rispetto ai rischi legati alla sostenibilità fiscale, all’indipendenza delle banche centrali e al contesto geopolitico. Sullo sfondo, l’intelligenza artificiale continua a configurarsi come un fattore strutturale: i primi effetti positivi sulla produttività iniziano a emergere, mentre il processo di adozione sta già accentuando la distinzione tra imprese in grado di tradurre gli investimenti in risultati concreti e realtà destinate a rimanere indietro.









