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UBS: prima di Credit Suisse, interessata a Silicon Valley Bank e First Republic

UBS: prima di Credit Suisse, interessata a Silicon Valley Bank e First Republic

Non solo Credit Suisse, ma anche Silicon Valley Bank e First Republic erano entrate nelle mire di UBS in passato. È quanto risulta dalle dichiarazioni di Axel Weber, ex presidente del Consiglio di Amministrazione della più grande banca svizzera, che sono state riportate dalla Neue Zürcher Zeitung. Una delle ragioni era che i ricchi clienti americani sarebbero stati molto appetibili per l’attività di gestione patrimoniale di UBS. I due grandi istituti di credito statunitensi sono stati i principali protagonisti della crisi bancaria negli Stati Uniti che ha tenuto il mondo finanziario con il fiato sospeso in questi ultimi mesi. Silicon Valley Bank è fallita finendo sotto il controllo della Federal Deposit Insurance Corporation, mentre First Republic è stata acquisita da JPMorgan Chase con l’appoggio delle autorità a stelle e strisce.

 

UBS: Weber, acquisizione di Credit Suisse inevitabile

Weber, che per dieci anni ha esercitato la massima responsabilità strategica in UBS, è tornato sul salvataggio di emergenza di oltre 3 miliardi di franchi svizzeri di Credit Suisse attuato nel mese di marzo. “Credo che il rilevamento di Credit Suisse da parte di UBS sia stata la decisione giusta per la Svizzera e per le due banche interessate. E sono convinto che in quel fine settimana si dovesse trovare rapidamente una soluzione”, ha detto il 66enne tedesco riferendosi ai due giorni molto concitati tra il 18 e il 19 marzo in cui si sono tenuti colloqui fitti tra i vertici delle banche, il governo e le autorità di regolamentazione svizzeri. “Essere preparati a un eventuale problema del più grande concorrente è un dovere del CdA”, ha aggiunto. Per questo, i vertici di UBS non si sono trovati sprovveduti quando è stata proposta l’acquisizione di Credit Suisse.

La soluzione è stata fatta passare come la più indolore, se confrontata con le alternative che richiedevano la vendita della disastrata banca zurighese a mani straniere, la nazionalizzazione attraverso il bail-in o addirittura la liquidazione dell’istituto finanziario. Tuttavia, la decisione non è stata scevra da polemiche molto accese, finite anche in Tribunale allorché la Finma – autorità di regolamentazione finanziaria svizzera – ha ordinato la cancellazione di 17 miliardi di franchi di obbligazioni AT1. In questo contesto, la fusione UBS-Credit Suisse è stata accompagnata da una serie di garanzie pubbliche, come l’accesso a una liquidità extra per la banca ora guidata da Sergio Ermotti per 100 miliardi di franchi e la copertura governativa delle perdite derivanti da esuberi, cause legali e minusvalenze generate dalla cessione di asset.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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