L’Ue lancia i conti di risparmio e investimento per accrescere la ricchezza degli europei

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Oggi a Bruxelles è stato compiuto un passo che potrebbe cambiare il modo in cui milioni di europei si rapportano al proprio denaro. Dietro parole apparentemente tecniche, come “strategia di educazione finanziaria” e “conti di risparmio e investimento”, si nasconde un progetto ambizioso: costruire davvero un’Unione del risparmio e degli investimenti, così da avvicinare i cittadini ai mercati dei capitali. Non uno slogan istituzionale, ma un piano che prova a rispondere a un nodo che l’Europa si porta dietro da decenni: siamo i più grandi risparmiatori al mondo, ma continuiamo a essere tra i peggiori investitori.

in questo articolo:

  • La rivoluzione di pensiero
  • I conti di risparmio e investimento dell’Ue
  • “Non siamo i migliori investitori del pianeta”

La rivoluzione di pensiero

Come spiegato chiaramente dalla commissaria Maria Luís Albuquerque la vera sfida non è convincere gli europei a mettere da parte denaro – un’abitudine radicata nel tessuto sociale del continente – ma insegnare loro a farlo fruttare, proteggendolo dall’inflazione e trasformandolo in capitale produttivo. “Dare ai cittadini gli strumenti per accrescere la propria ricchezza attraverso i mercati dei capitali è il catalizzatore semplice ma potente al centro della nostra visione”, ha dichiarato. Da qui i due pilastri del progetto: conoscenza e accesso. “I nostri livelli di alfabetizzazione finanziaria in Europa sono troppo bassi. Meno di un quinto degli europei ha un’elevata alfabetizzazione finanziaria, e la situazione è ancora più grave se si considerano le fasce più vulnerabili della nostra società”, ha aggiunto Albuquerque, sottolineando l’urgenza di colmare un gap che rischia di frenare il futuro stesso dell’Unione.

Il ragionamento è intuitivo. Rutti, nel quotidiano, compiono scelte finanziarie. Dal controllo del saldo sullo smartphone alla decisione su quale prodotto comprare al supermercato, la gestione del denaro è un atto che accompagna ogni momento della vita. Eppure, quando si passa dal piccolo gesto al lungo periodo, dalla spesa di tutti i giorni al risparmio per la pensione, il vuoto formativo diventa evidente. “Purtroppo la maggior parte di noi deve imparare strada facendo, spesso per tentativi ed errori, e questo porta a stress nella gestione del denaro”, ha osservato la commissaria, presentando la strategia di educazione finanziaria come un percorso che “mira a semplificare la gestione del denaro, supportando gli europei in ogni fase della vita: dai bambini che imparano come funziona il denaro, agli adulti che gestiscono un budget o si preparano alla pensione”.

I conti di risparmio e investimento dell’Ue

Ma conoscere non basta. Senza la possibilità concreta di mettere in pratica ciò che si è imparato, l’educazione rischia di restare un esercizio teorico. È qui che entra in gioco il secondo tassello del piano: i conti di risparmio e investimento. Albuquerque li definisce “la premessa alla base del nostro nuovo progetto”, un contenitore universale che si ispira alle migliori pratiche internazionali e che punta a rendere l’investimento un gesto semplice quanto versare denaro su un conto corrente, con importi che “dovrebbero partire anche da soli dieci euro”. L’idea è replicare esperienze già consolidate in Paesi come Svezia, Danimarca o Regno Unito, dove simili strumenti hanno favorito una maggiore partecipazione delle famiglie ai mercati.

Proprio qui emergono le differenze interne all’Unione. Nei Paesi nordici e in parte dell’Europa centrale, la cultura dell’investimento retail è più diffusa, spesso sostenuta da sistemi fiscali incentivanti e da un approccio pragmatico alla gestione del risparmio. In Svezia e Danimarca, per esempio, i conti di investimento agevolati hanno prodotto negli anni una partecipazione ampia, alimentando sia la capitalizzazione delle imprese domestiche sia la fiducia dei cittadini. Al contrario, nell’Europa mediterranea – Italia compresa – prevale ancora una logica di parcheggio dei risparmi, con un forte affidamento su depositi bancari e titoli di Stato. In Germania, paradossalmente, pur in presenza di un’economia trainante, l’approccio al rischio resta prudente, con una tradizione di risparmio fortemente conservativa. Queste differenze culturali, fiscali e istituzionali rappresentano forse la vera sfida del progetto: armonizzare esperienze diverse senza cancellarne le peculiarità.

Per Albuquerque, la chiave sta nell’equilibrio tra semplicità e sicurezza: “Il nostro progetto è progettato attorno ai principi di semplicità, flessibilità d’uso e concorrenza tra i fornitori», ha affermato, chiarendo che saranno esclusi prodotti «eccessivamente rischiosi e speculativi” e che i cittadini avranno “sempre il pieno controllo sui prodotti finanziari e sui settori economici in cui scelgono di investire”. La trasparenza e la portabilità dei conti dovranno rendere il passaggio dall’accantonamento all’investimento un processo naturale.

“Non siamo i migliori investitori del pianeta”

A rafforzare il disegno dei conti di risparmio e investimento dell’Ue interviene la questione fiscale, affidata al commissario Wopke Hoekstra, che ha ribadito: “Siamo i migliori risparmiatori del pianeta. Ma chiaramente non siamo i migliori investitori del pianeta. Ed è questo che vogliamo cambiare”. Per riuscirci, serviranno incentivi mirati, crediti e differimenti d’imposta, aliquote semplificate e, soprattutto, meno burocrazia: la dichiarazione e la riscossione delle tasse potrebbero passare direttamente ai fornitori, alleggerendo il cittadino. È un modello che guarda alle esperienze di successo già realizzate, dal Regno Unito al Giappone, dove simili schemi hanno stimolato milioni di piccoli investitori a partecipare ai mercati.

Il percorso non sarà immediato. Saranno necessari coordinamento tra Stati, armonizzazione fiscale, campagne di sensibilizzazione che parlino un linguaggio semplice e vicino alle persone. Ma è proprio in questo intreccio di formazione e innovazione che si misura l’ambizione di Bruxelles. “Offriamo ai cittadini soluzioni concrete per far fruttare meglio il loro denaro”, ha detto Albuquerque, ricordando che “in uno scenario ottimistico, spostando parte dei loro risparmi in investimenti produttivi, i cittadini potrebbero aumentare gli investimenti in attività dell’Ue di oltre mille miliardi (1,2) in dieci anni”.

Un potenziale enorme, che non solo metterebbe a disposizione delle imprese nuove fonti di capitale, ma potrebbe anche cambiare il rapporto stesso degli europei con i mercati. Perché, come ha sottolineato la commissaria, “l’educazione finanziaria è più che semplice comprensione dei numeri: è uno strumento che può contribuire all’inclusione finanziaria e aiutare gli europei a garantire sicurezza e indipendenza”. In altre parole, non si tratta soltanto di crescere economicamente, ma di emancipare i cittadini, trasformandoli da risparmiatori prudenti in investitori consapevoli.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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