Dopo Google, la Commissione Europea ha messo nel mirino anche Temu. Bruxelles ha infatti comminato al colosso cinese dell’e-commerce controllato da PDD Holdings e quotato al Nasdaq una multa da 200 milioni di euro per aver violato il Digital Services Act (DSA). La decisione, annunciata oggi, rappresenta la multa più elevata mai inflitta ai sensi della legge europea sui servizi digitali ed è anche la prima volta in assoluto che una società di origine cinese viene sanzionata sulla base di questo regolamento, entrato in vigore nel 2023.
In questo articolo:
- Commissione Ue contro Temu: le contestazioni
- La risposta di Temu
Commissione Ue contro Temu: le contestazioni
Al centro delle contestazioni di Bruxelles c’è un’accusa precisa: Temu non avrebbe identificato, analizzato e valutato con la dovuta diligenza i rischi sistemici derivanti dalla vendita di prodotti illegali attraverso la propria piattaforma, esponendo i consumatori europei a danni concreti. Non si tratta di un appunto formale.
Secondo le prove raccolte dalla Commissione nel corso di un’operazione di mystery shopping, condotta da un organismo di test indipendente, un’alta percentuale dei caricabatterie acquistati sulla piattaforma ha fallito i test di sicurezza di base, mentre una quota rilevante dei giocattoli per bambini presentava rischi di gravità medio-alta, con la presenza di sostanze chimiche oltre i limiti di legge o parti staccabili che potevano causare soffocamento.
La valutazione del rischio elaborata da Temu per il 2024 – uno degli obblighi cardine imposti dal DSA alle piattaforme di grandi dimensioni – non ha superato il vaglio di Bruxelles per una serie di ragioni tecniche e sostanziali. Secondo la Commissione, quell’analisi si basava su considerazioni generiche relative all’intero settore dell’e-commerce, anziché su prove specifiche riguardanti il servizio di Temu, e sottostimava gravemente la frequenza con cui i consumatori europei potevano imbattersi in prodotti non conformi. Mancava inoltre qualsiasi valutazione del modo in cui il design stesso della piattaforma, dai sistemi di raccomandazione ai programmi di promozione tramite influencer affiliati, potesse amplificare la diffusione di articoli illeciti.
A commentare la decisione è stata Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia: secondo la dirigente finlandese, le valutazioni del rischio non sono un mero esercizio burocratico ma il fondamento stesso dell’impianto regolatorio del DSA. L’analisi presentata da Temu, ha sottolineato, manca di specificità, non è fondata su prove solide e lascia nell’oscurità le autorità di regolamentazione, gli utenti e il pubblico sulla reale portata dei potenziali danni causati dai prodotti venduti sulla piattaforma. “È giunto il momento che Temu si conformi alla legge”, ha concluso.
La sanzione da 200 milioni , calcolata tenendo conto di natura, gravità e durata della violazione, non chiude però il fascicolo. Temu avrà tempo fino al 28 agosto 2026 per presentare un piano d’azione correttivo, come previsto dall’articolo 75 del DSA. Il Comitato europeo per i servizi digitali avrà poi un mese per esprimere il proprio parere sul piano, e la Commissione disporrà di un ulteriore mese per adottare la decisione finale e fissare un calendario di attuazione. In caso di inadempienza, scatterebbero penalità periodiche aggiuntive. Peraltro, l’istruttoria di Bruxelles è tutt’altro che conclusa: restano aperti i dossier sulle potenziali funzionalità compulsive del design della piattaforma e sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione.
La risposta di Temu
Dal quartier generale di Temu è arrivata una risposta ufficiale che mescola disponibilità al dialogo e presa di distanza. In una dichiarazione rilasciata alle agenzie, la società ha dichiarato di rispettare gli obiettivi del Digital Services Act e la necessità di norme chiare e coerenti nell’economia digitale, ma ha contestato la multa definendola sproporzionata. La piattaforma ha inoltre precisato che la decisione si riferisce alla prima valutazione DSA del 2024 e non riflette lo stato attuale dei propri sistemi, sottolineando di aver nel frattempo introdotto ulteriori misure per rafforzare la valutazione del rischio, la governance della piattaforma e la tutela degli utenti. Il portavoce ha aggiunto che Temu sta esaminando attentamente la decisione e valutando tutte le opzioni disponibili, ribadendo l’impegno a proseguire la collaborazione con le autorità di regolamentazione in buona fede.
La vicenda Temu si inserisce in un quadro più ampio di crescente pressione regolatoria europea sui marketplace cinesi a basso costo. AliExpress ha raggiunto impegni vincolanti con la Commissione nel giugno 2025, evitando la multa ma restando sotto monitoraggio; Shein, designata Very Large Online Platform nell’aprile 2024, affronta un proprio procedimento formale aperto nel febbraio 2026 per vendita di prodotti illegali, design compulsivo e opacità dei sistemi di raccomandazione. Per gli investitori esposti su PDD Holdings – la holding di Shanghai quotata al Nasdaq che controlla Temu – la giornata di oggi aggiunge un elemento di rischio regolatorio europeo che difficilmente potrà essere ignorato nelle prossime valutazioni di mercato.









