L’intelligenza artificiale domina nel regno degli unicorni, l’Europa non tiene il passo

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Le aziende dell’intelligenza artificiale guidano la crescita record del valore dei 100 principali unicorni mondiali, che secondo il Global Top 100 Unicorns Report 2025 di PwC ha raggiunto i 2.949 miliardi di dollari, in aumento del 44% rispetto all’anno precedente. Quasi l’80% di questo incremento è attribuibile al boom dell’AI, che da sola concentra il 43% del valore complessivo. Insieme a Fintech (18%) e Information Technology (12%), i tre settori coprono quasi i tre quarti del totale, relegando e-commerce, healthcare, cleantech e consumi a una quota ormai residuale.

 

In questo articolo:

 

  • Unicorni: gli Stati Uniti dominano, l’Europa arranca
  • L’avanzata dell’intelligenza artificiale
  • iGenius, l’unicorno italiano dell’AI
  • Ipo e nuove valutazioni

 

Unicorni: gli Stati Uniti dominano, l’Europa arranca

La mappa geografica conferma la concentrazione del potere tecnologico. Gli Stati Uniti detengono il 69% del valore aggregato dei principali unicorni, salito del 78% in un anno a 2.030 miliardi di dollari. Qui si trovano quattro delle prime cinque società globali, OpenAI, Anthropic, Databricks e SpaceX, mentre l’unica eccezione non americana è la cinese ByteDance, retrocessa al terzo posto. Cina e Hong Kong restano stabili a 550 miliardi di dollari (-2%), penalizzate dalle uscite per Ipo e dalla riduzione di valutazioni in alcuni segmenti tech. L’Europa mostra invece un aumento del 22%, ma su basi ancora limitate: appena tre unicorni britannici nella classifica e un valore complessivo di 123 miliardi.

 

L’avanzata dell’intelligenza artificiale

Per la prima volta l’intelligenza artificiale ha superato il Fintech, diventando il motore principale della crescita tra i grandi unicorni mondiali. Il salto annuo è stato del +122%, pari a 1.252 miliardi di dollari, grazie a 12 nuovi ingressi nel ranking: dieci statunitensi e due europei, Mistral AI (Francia) e Helsing (Germania). I big americani restano però irraggiungibili: OpenAI ha toccato i 300 miliardi di dollari di valutazione (500 miliardi dopo l’ultimo round di ottobre), Anthropic è salita a 183 miliardi e Databricks a 100.  

Molto più contenuto il passo del Fintech, che dopo anni di espansione rallenta e perde alcune delle sue star approdate in Borsa, come Chime, Klarna e Circle. Il settore è comunque cresciuto di 9 miliardi di dollari fino a raggiungere un valore complessivo di 531 miliardi. Le perdite sono state compensate da alcuni importanti round di finanziamento con rialzo di valutazione, tra cui Revolut (+30 miliardi fino a 75 miliardi), Stripe (+21,5 miliardi fino a 91,5 miliardi) e Kraken (+4,2 miliardi fino a 15 miliardi).

Gli altri comparti restano sullo sfondo. Healthcare, cleantech e Others crescono in modo marginale, mentre il balzo di SpaceX a 400 miliardi, che da sola ha concentrato quasi tutta la crescita del gruppo, conferma come l’interesse degli investitori si stia polarizzando sempre più verso pochi grandi poli tecnologici globali.

 

iGenius, l’unicorno italiano dell’AI

L’Italia continua a restare fuori dai radar globali, fatta eccezione per iGenius, la deep-tech milanese guidata da Uljan Sharka. L’azienda, che sviluppa soluzioni di intelligenza artificiale generativa per le imprese, ha lanciato Italia 9B, un LLM open source interamente addestrato in italiano. Sebbene non rientri nella Top 100, rappresenta un raro esempio di innovazione AI made in Italy, in un panorama europeo ancora marginale rispetto alla potenza di fuoco di Stati Uniti e Asia.

 

Ipo e nuove valutazioni

Il 2025 segna anche un riavvio del mercato delle quotazioni: nove unicorni sono usciti dalla lista tramite IPO, tre dei quali nel settore AI e tre nel Fintech. In totale, 43 aziende hanno completato nuovi round di finanziamento, quasi tutte con valutazioni in rialzo. Il valore minimo per entrare nella Top 100 è salito a 8 miliardi di dollari, soglia che testimonia la crescente selettività di un ecosistema in cui il capitale si concentra sempre più in pochi poli tecnologici globali.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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