I vertici di Unicredit e Crédit Agricole dovrebbero incontrarsi prima della chiusura dell’anno. Secondo alcune indiscrezioni, l’amministratore delegato della seconda banca italiana, Andrea Orcel, potrebbe vedersi con il suo pari dell’istituto francese, Philippe Brassac, venerdì 20 dicembre.
L’incontro arriverebbe dopo il posticipo del vertice che era previsto tra i due banchieri nei giorni scorsi. Sul tavolo della discussione ci sarà il dossier Banco BPM, su cui Unicredit ha lanciato un’offerta pubblica di scambio a novembre respinta dal consiglio di amministrazione di Piazza Meda.
Crédit Agricole possiede una quota del 9,18% della banca guidata da Giuseppe Castagna e rappresenta un tassello chiave nel tentativo di scalata di Orcel. La banca transalpina potrebbe essere un concorrente nell’OPA su Banco BPM. Questo scenario, tuttavia, sarebbe poco gradito al governo Meloni, riluttante a consegnare in mano straniera un importante istituto di credito nazionale. Con Crédit Agricole però bisognerà scendere a patti per convincerla a cedere il suo pacchetto con un’acquisizione ostile.
Attualmente, il gruppo bancario di piazza Gae Aulenti sembra voler passare anche sopra le resistenze di natura politica per raggiungere l’obiettivo di appropriarsi di Banco BPM. Ciò sta creando spaccature all’interno della maggioranza che sostiene il governo. Il viceministro Matteo Salvini continua a manifestare la sua avversione verso un’ipotetica fusione, ritenendo che ci sia il rischio di uno spostamento del business all’estero. Una visione, questa, non in linea con quella dell’altro viceministro Antonio Tajani, che invece rivendica il ruolo del libero mercato e della Banca centrale europea come ente adibito a regolare le operazioni nel settore bancario.
Intanto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha minacciato l’utilizzo del golden power per bloccare un’operazione non concordata. Lo strumento, che da quando ha sostituito il golden share nel 2012 e fino al 2023 escludeva il settore bancario, ora può essere un’arma importante per assicurare la conservazione dell’italianità di un asset considerato strategico anche in ambito finanziario.
La posta in gioco è molto alta, perché il governo Meloni sogna di creare il terzo polo bancario attraverso la combinazione tra Banco BPM e Banca MPS. Uno scenario che non potrebbe ovviamente attuarsi se Unicredit riuscisse a convincere gli azionisti di Banco BPM a cedergli le azioni.
Unicredit: cosa succederà nell’incontro con Crédit Agricole
L’incontro di questo mese tra Unicredit e Crédit Agricole probabilmente andrà oltre la questione tecnica dell’acquisizione di Banco BPM. In ballo c’è anche il sistema di alleanze che una tale operazione potrebbe condizionare. Innanzitutto, si discuterà del business del credito al consumo relativo ad Agos Ducato, controllato dalla banca francese per il 60% e da Banco BPM per il 40%. Inoltre si parlerà di Banco BPM Assicurazioni, su cui Unicredit punta molto. Si tratta di strutture che producono commissioni importanti, le quali potrebbero essere fondamentali in un contesto futuro in cui le banche dovranno prepararsi a una riduzione del margine di redditività da interessi per effetto del taglio dei tassi della BCE. In sostanza, è possibile che le alleanze verranno riconfermate, oppure è ipotizzabile una cessione a Crédit Agricole.
Un altro tema spinoso riguarda l’accordo di distribuzione tra Unicredit e Amundi, il il più grande asset manager europeo controllato da Crédit Agricole. La partnership dovrebbe scadere nel 2027, anche si parla di uno scioglimento anticipato. Sul tavolo potrebbe essere messo anche il rinnovo, in tempi e modi che risulteranno dalle trattative.









