Otto anni dopo la cessione di Pioneer Investments ai francesi, Unicredit inverte la rotta e riporta il risparmio gestito al centro della propria strategia industriale. L’istituto guidato da Andrea Orcel sta ridimensionando progressivamente la partnership con Amundi, il colosso francese controllato da Crédit Agricole, in vista della scadenza dell’accordo fissata a metà 2027.
Il disimpegno procede in parallelo al potenziamento di Onemarkets e all’acquisizione di Alkimis Sgr, mentre prendono forma nuovi possibili interlocutori come Bnp Paribas e Unipol, dentro un disegno industriale che guarda anche oltre confine, verso Grecia, Germania e Austria.
In questo articolo:
- Unicredit, la fabbrica prodotto interna prende forma
- Da Pioneer ad Amundi, il percorso di un’alleanza nata nel 2017
- Bnp Paribas e Unipol, le piste alternative al vaglio di Unicredit
Unicredit, la fabbrica prodotto interna prende forma
A muovere i primi passi di questa trasformazione sono i numeri, che secondo quanto riportato da Milano Finanza raccontano un ridimensionamento già in corso da tempo. Già nei mesi scorsi circolavano indiscrezioni su un’intenzione di Unicredit di ridiscutere l’accordo con Amundi ben prima della scadenza naturale del 2027. Le masse riconducibili alla società francese nel risparmio gestito di Unicredit si sono attestate a circa 75 miliardi di euro a fine primo trimestre, dimezzate rispetto ai livelli del 2024, con una traiettoria che le porterebbe a scendere fino a circa 20 miliardi entro la scadenza contrattuale. Secondo le ricostruzioni di Bloomberg, l’obiettivo di Unicredit sarebbe quello di arrivare entro la metà del 2027 con masse affidate ad Amundi pari a zero.
La strategia punta su un maggiore sviluppo interno tramite Onemarkets, la piattaforma di prodotti costruiti in-house, con l’obiettivo dichiarato di aumentare il controllo sulla catena del valore e la quota di commissioni trattenute dalla banca. Sul fronte dell’offerta, Unicredit ha potenziato la gamma di certificate legati a indici Msci su temi come intelligenza artificiale e infrastrutture digitali, lanciando contestualmente sette Etf quotati tra Milano e Francoforte.
L’acquisizione di Alkimis Sgr, boutique specializzata in strategie absolute return, completa il rafforzamento della piattaforma di asset management, mentre l’istituto guarda con interesse crescente agli asset alternativi per intercettare la domanda della clientela private e affluent. Il modello che ne emerge non prevede la sostituzione di Amundi con un nuovo partner esclusivo, optando invece per collaborazioni aperte con diversi asset manager, in una logica di minore vincolo verso un singolo fornitore.
Da Pioneer ad Amundi, il percorso di un’alleanza nata nel 2017
Per comprendere la portata di questa svolta occorre tornare al 2017, quando sotto la guida di Jean Pierre Mustier Unicredit cedette ad Amundi la propria divisione di fondi, Pioneer Investments, per circa 3,5 miliardi di euro. All’operazione si affiancò un accordo di distribuzione che apriva alla società francese l’accesso alla rete bancaria italiana, decine di migliaia di sportelli con presenza capillare sul territorio. Come ricostruito da Reuters, si trattò allora di un’intesa win-win: Unicredit otteneva un’iniezione di capitale e liberava un asset ritenuto non centrale in quella fase della propria evoluzione, mentre Amundi metteva piede con forza nel mercato italiano, il principale all’estero per il gruppo francese. L’amministratrice delegata Valérie Baud ha ricordato che la rete di Unicredit “rappresenta circa 100 miliardi di euro dei nostri oltre 2.250 miliardi di euro di patrimonio in circolazione”.
Con l’arrivo di Orcel alla guida della banca nel 2021, la valutazione di quella cessione è progressivamente cambiata. La fase di trasformazione avviata dal nuovo amministratore delegato ha coinvolto la ridefinizione del modello operativo, il rafforzamento nei mercati centro-europei e la necessità di recuperare profitti più stabili in un contesto di tassi bassi e costi regolamentari crescenti, riportando la gestione del risparmio al centro delle priorità come leva per diversificare i ricavi e ridurre la dipendenza dal margine d’interesse. L’operatività cross-border della banca, con un interesse rivolto verso acquisizioni o alleanze in Grecia, Germania e Austria, ha riportato centralità alla struttura gestionale dei fondi e alla piattaforma distributiva.
La revisione dei rapporti con Amundi si inserisce anche nella tensione con Crédit Agricole, acuita dall’ingresso del gruppo francese in Banco Bpm, istituto che Unicredit aveva inizialmente provato ad acquisire. Secondo indiscrezioni non smentite, l’istituto francese, primo azionista di Banco Bpm, sarebbe salito tra partecipazioni e derivati al 29,9% del gruppo guidato da Giuseppe Castagna, appena sotto la soglia che farebbe scattare l’obbligo di opa, livello che la Banca centrale europea aveva autorizzato l’istituto francese a raggiungere. La mossa segue l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo, guidata da Carlo Messina, che ha complicato il progetto di fusione tra Mps e Bpm. In questo scenario, Banco Bpm potrebbe trovarsi (di nuovo) nel mirino di Unicredit, sebbene l’amministratore delegato Andrea Orcel abbia smentito interessi in tal senso.
Bnp Paribas e Unipol, le piste alternative al vaglio di Unicredit
Mentre il rapporto con Amundi si avvia verso l’esaurimento, Unicredit esplora parallelamente nuovi accordi capaci di rafforzare la catena del valore in ambito asset management e assicurativo. Sul fronte del risparmio gestito, secondo quanto riportato da Reuters l’amministratore delegato di Bnp Paribas, Jean-Laurent Bonnafé, ha dichiarato che il gruppo francese è “ovviamente aperto a qualsiasi tipo di partnership con piattaforme bancarie o private che necessitano di asset management di alta qualità”, aggiungendo che potrebbe esserci “del margine” con Unicredit “nel caso in cui” l’accordo con Amundi giunga a conclusione a metà 2027.
Sul versante assicurativo circola l’ipotesi di un dialogo tra Unicredit e Unipol, gruppo che controlla già Bper e Popolare di Sondrio, per un’operazione di bancassurance. Nello schema più accreditato negli ambienti finanziari, Unipol porterebbe in dote una rete bancaria e competenze assicurative tradizionali, mentre Unicredit contribuirebbe con capitale, esperienza finanziaria e presenza in mercati strategici, attraverso una joint venture dedicata in cui le attività vita, i prodotti unit-linked e la protezione vengano integrati con la piattaforma bancaria, lasciando autonome le aree di credito, corporate banking e asset management non assicurativo. Le sinergie ipotizzate riguardano in primo luogo la rete distributiva e il cross-selling, la digitalizzazione delle offerte, l’efficienza operativa e l’ottimizzazione capitalistica.
Un passaggio già completato in questa direzione è l’internalizzazione del business bancassurance vita, con l’acquisizione della totalità delle joint venture con Cnp Assurances e Allianz, confluite nelle controllate Unicredit Life Insurance e Unicredit Vita Assicurazioni. L’obiettivo, secondo quanto sottolineato dall’istituto di piazza Gae Aulenti, è rafforzare il controllo sul business assicurativo e snellire la governance, valorizzando appieno le economie connesse alla distribuzione di polizze attraverso la rete bancaria.









