Mancano pochi giorni alla chiusura dell’ops di Unicredit su Commerzbank e già si calcola quanto costerà in termini di capitale. Un report di Autonomous Research quantifica per la prima volta l’impatto sul capitale CET1 del gruppo italiano in caso di consolidamento integrale della banca tedesca, stimato tra 6,5 e 7 miliardi di euro. La cifra arriva mentre il fronte si fa più teso su due piani paralleli: quello regolatorio, con la Banca centrale europea chiamata a valutare l’esistenza del controllo dopo la chiusura dell’offerta, e quello politico, con il governo federale tedesco che formalizza il proprio rifiuto attraverso il Fondo di stabilizzazione dei mercati finanziari.
In questo articolo:
- Unicredit, quanto pesa l’effetto Commerzbank
- Commerzbank, il nodo del controllo
- Berlino dice no, ma Unicredit guarda oltre il 3 luglio
Unicredit, quanto pesa l’effetto Commerzbank
I numeri diffusi da Autonomous Research disegnano lo scenario patrimoniale che Unicredit dovrebbe affrontare in caso di controllo pieno di Commerzbank. Il consolidamento della banca tedesca comporterebbe un assorbimento di capitale CET1 compreso tra 6,5 e 7 miliardi di euro, equivalenti a circa 2,25 punti percentuali. Il passaggio contabile deriverebbe dal fatto che la partecipazione non verrebbe più trattata come investimento finanziario, ma confluirebbe integralmente nel perimetro prudenziale del gruppo, portando con sé le attività ponderate per il rischio di Commerzbank.
L’impatto lordo si attesterebbe vicino ai 9 miliardi di euro, con una riduzione attesa nel terzo trimestre grazie al Danish Compromise, il beneficio regolamentare stimato in circa 75 punti base. Autonomous definisce l’effetto “gestibile”, ipotizzando un assorbimento tramite il capitale in eccesso, una minore distribuzione agli azionisti o ulteriori ottimizzazioni di bilancio. Il consolidamento del profilo di rischio di Commerzbank non si accompagnerebbe a un beneficio immediato e completo su capitale e utili della controllata, in parte destinati agli azionisti di minoranza.
Commerzbank, il nodo del controllo
La partita entra ora nella sua fase più tecnica, scandita da scadenze precise. La chiusura dell’ops è fissata tra l’8 e il 9 luglio, data dopo la quale si apriranno i colloqui con la Bce, chiamata a valutare se l’istituto di piazza Gae Aulenti abbia effettivamente raggiunto il controllo di Commerzbank e quali conseguenze ne derivino sul piano prudenziale e patrimoniale. Le autorizzazioni dell’istituto di supervisione potrebbero richiedere dai tre ai sei mesi.
Alla CEO Conference di Mediobanca, Orcel ha descritto il controllo di Commerzbank come uno scenario “molto più probabile” rispetto alle previsioni iniziali, segnalando che la bce potrebbe dichiarare l’esistenza del controllo anche in assenza del possesso della maggioranza assoluta. Considerando i derivati, Unicredit ha superato il 54% del capitale economico di Commerzbank, mentre al termine della fase core dell’offerta il gruppo aveva raggiunto il 42,5%. In Germania la soglia di controllo in assemblea corrisponde al 50% più un’azione, livello che consentirebbe di incidere sulla governance. Una dichiarazione di controllo senza il raggiungimento di questa soglia comporterebbe per Unicredit un costo elevato in termini di capitale core.
Intanto, Commerzbank ha respinto giovedì le dichiarazioni di Orcel, secondo cui tutti gli investitori istituzionali attivi, con l’eccezione di cinque, avrebbero venduto o conferito le proprie azioni. L’istituto di Francoforte sostiene che la struttura dell’azionariato resti in gran parte invariata, rivendicando piena trasparenza sui propri azionisti in qualità di emittente. Secondo i dati diffusi da Commerzbank, gli investitori istituzionali avrebbero conferito finora solo l’1,29% delle azioni, di cui circa lo 0,05% riconducibile a investitori privati e la parte restante a banche. Sul totale del 12,51% di adesioni raccolte dall’offerta di scambio, la quota principale sarebbe legata a operazioni in derivati di UniCredit con alcuni istituti di credito, indotti così a conferire i titoli. Il flottante restante risulterebbe distribuito tra diverse centinaia di investitori istituzionali e oltre 500mila investitori privati.
Berlino dice no, ma Unicredit guarda oltre il 3 luglio
Mentre circolano le prime stime sull’impatto patrimoniale, il fronte istituzionale tedesco irrigidisce la propria posizione. Il comitato direttivo interministeriale del Fondo di stabilizzazione dei mercati finanziari ha respinto l’offerta di scambio di azioni presentata da Unicredit, secondo quanto comunicato dall’Agenzia delle Finanze, che gestisce una partecipazione statale superiore al 12% in Commerzbank. Il governo ha definito l’offerta inadeguata dal punto di vista finanziario, evidenziando l’assenza di un premio congruo rispetto al prezzo di mercato delle azioni, e ha ribadito il sostegno alla strategia di indipendenza della banca guidata da Bettina Orlopp, sottolineandone il ruolo nel finanziamento dell’economia tedesca, in particolare del settore delle medie imprese, e l’importanza occupazionale della sede di Francoforte.
L’opposizione tedesca risale a quasi due anni fa, quando Unicredit rese nota la propria partecipazione in Commerzbank, ed è proseguita dopo la presentazione dell’offerta pubblica di scambio nel marzo scorso. Le norme tedesche sulle acquisizioni hanno determinato la proroga del periodo di adesione dal 20 giugno al 3 luglio, mentre i numeri definitivi delle adesioni saranno noti l’8 luglio. Unicredit non prevede di fondere Commerzbank con Hvb prima di tre anni, intervallo ritenuto necessario per inserire propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione e avviare un piano di efficientamento. Tra le ipotesi allo studio figura il lancio di una seconda offerta pubblica di scambio, a condizioni non considerate ostili dal governo tedesco.









