Unicredit chiude un 2025 da record e avvia una nuova fase, il risiko resta aperto

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Unicredit archivia il 2025 con numeri che consolidano una delle stagioni più redditizie della sua storia recente e, allo stesso tempo, segna un passaggio di fase. I conti certificano una crescita solida di utili, capitale e distribuzioni, mentre il completamento del piano “Unicredit Unlocked” apre formalmente il capitolo successivo, quello di “Unicredit Unlimited”.

Sullo sfondo restano i dossier strategici che hanno accompagnato l’istituto negli ultimi anni: alcuni definitivamente archiviati, altri ridimensionati o smentiti, e uno che continua a restare al centro dell’attenzione del mercato.

 

In questo articolo:

 

  • Unicredit archivia un 2025 da record
  • Il piano di Unicredit al 2028
  • Unicredit e il risiko: le opzioni sul tavolo e i dossier archiviati

 

Unicredit archivia un 2025 da record

Il gruppo chiude l’esercizio 2025 con un utile netto pari a 10,6 miliardi di euro, in crescita del 14% su base annua e superiore alle attese del consensus, nonostante l’assorbimento di 1,4 miliardi di poste straordinarie legate a proventi di negoziazione e oneri di integrazione anticipati. La redditività sale al 19,2% del rendimento sul patrimonio netto tangibile (RoTE), in miglioramento di 1,5 punti percentuali, confermando una traiettoria che ha visto venti trimestri consecutivi di crescita redditizia e di generazione di capitale. Le distribuzioni complessive ammontano a 9,5 miliardi di euro, in aumento del 6%, di cui 4,75 miliardi sotto forma di dividendi. Le metriche per azione mostrano un rafforzamento diffuso: l’utile per azione si attesta a 6,89 euro, in crescita del 20%, mentre il dividendo per azione sale del 31% a 3,15 euro. Il valore contabile tangibile per azione raggiunge i 39,54 euro, con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente. I ricavi del 2025 si attestano a 24,5 miliardi, con ricavi netti pari a 23,9 miliardi, sostanzialmente in linea con il 2024. Il dato incorpora l’effetto di tassi di interesse più bassi, compensato da un margine di interesse resiliente al netto delle rettifiche su crediti, da commissioni stabili e dal contributo della gestione assicurativa. La qualità degli attivi resta solida: il rapporto tra esposizioni deteriorate nette e crediti netti totali si posiziona all’1,6%, il costo del rischio scende a 15 punti base e gli overlay rimangono invariati a circa 1,7 miliardi. Sul fronte dei costi, la spesa operativa è pari a 9,4 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, con il rapporto costi-ricavi al 38%, tra i più bassi del settore. Il Cet1 ratio si attesta al 14,7%, sostenuto da una generazione organica di capitale pari a 382 punti base, che ha consentito di assorbire l’impatto delle distribuzioni e del consolidamento di alcune partecipazioni. La riduzione su base annua è riconducibile a fattori una tantum, in particolare a effetti regolamentari e alla tassa sulle banche in Italia.

Numeri che hanno trovato un riflesso immediato anche in Borsa. In avvio di seduta il titolo della banca di piazza Gae Aulenti registra un rialzo del 3,62%. Nelle ultime settimane Unicredit ha aggiornato i massimi storici, arrivando a sfiorare i 77 euro per azione e portando la capitalizzazione oltre i 115 miliardi di euro. Le valutazioni incorporano multipli elevati, intorno a 1,8 volte il patrimonio netto, espressione della fiducia del mercato nella capacità del gruppo di sostenere nel tempo livelli di redditività e di generazione di capitale particolarmente elevati.

 

Il piano di Unicredit al 2028

Con la chiusura di “Unicredit Unlocked”, il gruppo avvia ufficialmente la nuova fase strategica “Unicredit Unlimited”, che copre il periodo 2026-2028 e definisce le linee guida per l’orizzonte di medio-lungo termine. Il piano si concentra sulla crescita della quota di mercato nei segmenti a maggiore qualità, sull’ulteriore miglioramento dell’efficienza operativa e del capitale e sull’accelerazione degli investimenti in tecnologia, dati e intelligenza artificiale, finanziati attraverso la generazione interna di risorse. Per il 2026 il gruppo indica ricavi netti superiori a 25 miliardi di euro, costi pari o inferiori a 9,4 miliardi e un utile netto intorno agli 11 miliardi, con un RoTE oltre il 20%. Guardando al 2028, gli obiettivi prevedono ricavi netti di circa 27,5 miliardi, costi inferiori a 9,2 miliardi e un utile netto prossimo ai 13 miliardi, accompagnati da un RoTE superiore al 23%. Le distribuzioni complessive attese sono pari a circa 30 miliardi di euro nei prossimi tre anni e a circa 50 miliardi nei prossimi cinque, al netto di eventuali decisioni sull’impiego o sulla restituzione del capitale in eccesso. Nel commentare i risultati, l’amministratore delegato Andrea Orcel ha sottolineato come la combinazione tra persone, fabbriche prodotto, capacità di servire i clienti con un approccio multicanale e investimenti in digitale, dati e intelligenza artificiale sostenga l’ambizione di una crescita redditizia e in grado di generare capitale nel medio periodo.

 

Unicredit e il risiko: le opzioni sul tavolo e i dossier archiviati

Se da un lato Unicredit , guidata da Andrea Orcel, appare oggi in una posizione di forza che teoricamente consentirebbe di riaprire il dossier del consolidamento, dall’altro le principali opzioni strategiche presentano profili di complessità rilevanti. In Germania, il gruppo è ormai un azionista di peso di Commerzbank, con una partecipazione prossima al 26% e l’obiettivo dichiarato di avvicinarsi al 30%. Il percorso resta tuttavia tutt’altro che lineare, alla luce della resistenza dell’istituto tedesco e di un contesto politico che continua a rappresentare un fattore determinante. Più definita appare invece la traiettoria in Grecia, dove Unicredit ha rafforzato la propria presenza in Alpha Bank, portando la partecipazione al 29,8%. Un’operazione che gode del sostegno delle autorità locali e che apre spazi di collaborazione industriale in diversi segmenti, dai pagamenti al risparmio gestito, rafforzando il presidio del gruppo nell’area. 

Sul fronte domestico, dopo lo stop all’operazione Banco Bpm legato all’esercizio del golden power, l’atteggiamento di Unicredit appare improntato a una maggiore prudenza. L’Italia resta il mercato principale del gruppo, con circa metà dei ricavi e degli utili, ma la crescita sembra orientata prevalentemente su basi organiche, in coerenza con la disciplina sul capitale più volte ribadita dal management. Nel commentare il nuovo piano, l’amministratore delegato Andrea Orcel ha riaffermato la centralità della creazione di valore industriale rispetto alle operazioni straordinarie. “Così come avevamo detto che Unicredit Unlocked poteva generare più valore di qualsiasi m&a, oggi diciamo che Unicredit Unlimited può generare più valore di qualsiasi m&a”, ha spiegato. Allo stesso tempo, Orcel ha riconosciuto che “l’Europa ha bisogno di più m&a, soprattutto cross-border”, sottolineando in un’intervista a Cnbc come il gruppo disponga di un ampio ventaglio di opzioni grazie alla presenza in 13 mercati e a due partecipazioni rilevanti. “Abbiamo molto da offrire agli azionisti anche senza operazioni straordinarie e restiamo estremamente disciplinati: non diluiremo i rendimenti con operazioni che non rientrano nei nostri parametri”, ha aggiunto il numero uno di Unicredit. Parole che si collocano su un piano diverso rispetto a quelle di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che ha evidenziato la distanza tra i modelli di business dei due gruppi. Messina ha osservato come Unicredit non disponga più di una fabbrica prodotto integrata, elemento che per Intesa rappresenta invece un pilastro strategico, chiarendo che la distribuzione di prodotti di asset management e assicurativi tramite reti bancarie non costituisce il principale terreno competitivo del gruppo. In questa cornice, il risiko bancario italiano viene letto da Intesa come un fenomeno sostanzialmente laterale. Le aggregazioni che coinvolgono Banco Bpm o le strategie di posizionamento di Unicredit rispondono a logiche diverse rispetto a quelle del gruppo guidato da Messina, che si muove su un piano già consolidato. “Io francamente non ho nessuna preoccupazione di quello che accade e faccio i miei migliori auguri perché trovino i migliori accordi possibili”, ha concluso.

L’attenzione del mercato resta ora rivolta alle risposte che Orcel fornirà agli analisti nel corso della conferenza stampa di presentazione dei conti e della guidance al 2028. Dopo la partita persa dell’ops su Banco Bpm e i recenti rumor su un possibile ritorno di interesse per Monte dei Paschi di Siena in chiave Generali, prontamente smentiti, Piazza Affari continua a monitorare eventuali sviluppi sul fronte m&a.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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