La questione del golden power nel caso dell’offerta pubblica di scambio di Unicredit nei confronti di Banco Bpm è arrivata a un punto cruciale. In attesa della sentenza del Tar del Lazio (che dovrebbe entro il 16 luglio) e delle valutazioni della Commissione europea, si è pronunciato l’ufficio studi del Parlamento Ue che ha ravvisato problematiche di carattere legale, economico e regolamentare nello strumento. Nel frattempo, il governo tedesco ha attaccato ancora la seconda banca italiana ribadendo un forte no al suo tentativo di scalata a Commerzbank. In questo articolo:
- Unicredit: l’Europa verso la bocciatura del golden power?
- Il governo tedesco alza ancora il muro su Commerzbank
Unicredit: l’Europa verso la bocciatura del golden power?
Il golden power non piace all’Europa. L’unità Egov (Economic Governance and Emu Scrutiny) del Parlamento Ue ha presentato un documento scritto da Ronny Mazzocchi e Kai Gereon Spitzer che analizza la situazione in merito al potere di veto dell’esecutivo Meloni all’acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit. Secondo quanto si legge nel testo, oltre a presentare aspetti controversi sotto il profilo legale, lo strumento “mina la logica economica dell’operazione ed evidenzia un conflitto potenzialmente grave tra approcci regolatori europei e nazionali”.
A livello legale, l’utilizzo del golden power che interessa due banche italiane “estende in maniera significativa la logica originale della disciplina concepita come uno strumento per limitare interferenze straniere in settori strategici”. In sostanza, il golden power è stato pensato per proteggere asset strategici nazionali rispetto alle incursioni estere, sebbene sia consentito anche per operazioni finanziarie domestiche. Tuttavia, “questo è il primo caso significativo in cui il governo ha imposto condizioni vincolanti in un deal tra banche italiane”, hanno precisato gli autori dello scritto. Tra l’altro, Unicredit finora è stata l’unica a essere sottoposta al controllo di Palazzo Chigi, precisa l’Egov, nonostante anche in altre banche siano presenti istituti stranieri (vedi Credit Agricole in Banco Bpm nell’affare Anima Holding).
Per quanto riguarda l’aspetto economico, l’analisi di Mazzocchi e Spitzer mette in luce il fatto che grazie alle fusioni si generano sinergie, economie di scala e ottimizzazione delle strategie di finanziamento e prestito. Tuttavia, la restrizione imposta dal governo di mantenere il rapporto prestiti/depositi di Banco Bpm per cinque anni, “è economicamente inefficiente”, sottolinea. Non solo, “mina anche la possibilità per la banca di ricalibrare l’attività di prestito sulla base dei cicli di liquidità e dell’andamento dei tassi”. Quanto al requisito di uscire dalla Russia nell’arco di nove mesi, l’analisi parlamentare osserva che chiudere o vendere le attività bancarie nel Paese non dipende esclusivamente da Unicredit, “ma è soggetta all’approvazione delle autorità russe”.
Infine, in rapporto alle questioni regolamentari, la nota del Parlamento Ue sottolinea che la conflittualità di regole tra Italia e Unione europea rischia di “portare a un più ampio confronto legale” che sfocerebbe in “possibili procedimenti di infrazione o rinvii alla Corte di Giustizia”. Inoltre, “evidenzia la sfida di conciliare gli interessi nazionali con i principi del mercato unico, in particolare con riferimento a settori sensibili come quello bancario e finanziario”.
Unicredit si prende il no anche da Berlino su Commerzbank
Si attendeva la risposta del governo tedesco dopo che Unicredit ha convertito i suoi derivati in azioni, salendo al 20% del capitale sociale di Commerzbank. La banca italiana ha dichiarato l’intenzione di fare lo stesso con i rimanenti derivati per arrivare a una quota del 28%, preparandosi a un’eventuale offerta pubblica di acquisto. Il governo tedesco però non ci sta e ha chiesto all’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel di ritirarsi dall’affare.
“Ci aspettiamo che Unicredit abbandoni il suo tentativo di acquisizione e continuiamo a sostenere una Commerzbank indipendente”, ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil al quotidiano Der Spiegel. “Commerzbank è una banca di importanza sistemica in Germania e ha dimostrato di poter aver successo anche da sola”. Il mese scorso Orcel ha inviato una lettera al cancelliere Friedrich Merz e al suo entourage per spingere il governo a un accordo. Berlino, che ha ancora una partecipazione del 12% nel gruppo bancario locale, non ha alcuna intenzione di vendere. “Respingiamo l’approccio non coordinato e non amichevole di Unicredit. Il governo tedesco lo ha detto chiaramente: non venderà la sua quota”, ha ribadito Klingbeil.









