UniCredit modifica margine interesse dopo richieste Bce. Quali impatti su azione?
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UniCredit modifica margine interesse dopo richieste Bce. Quali impatti su azione?

Unicredit modifica margine interesse dopo richieste Bce. Quali impatti sul titolo?

A Piazza Affari è un inizio di settimana all’insegna degli acquisti per il titolo Unicredit, che prosegue così quel trend rialzista innescatosi nei mesi passati. Prima dell’apertura delle contrattazioni l’istituto bancario ha inoltre annunciato gli impatti derivanti dalle modifiche messe in campo dalla BCE, per quanto riguarda i termini e le condizioni delle aste di LTRO, per adeguare il tutto ai nuovi rialzi dei tassi di interesse. La banca guidata da Andrea Orcel, tenendo conto delle richieste della Banca Centrale Europea, ha rivisto la stima del margine di interesse per l’anno in corso, in cui non viene tenuto conto della Russia, ad oltre 9,7 miliardi di euro includendo un contributo positivo di circa 0,4 miliardi di euro. Per quanto riguarda invece il prossimo anno non si prevede nessun beneficio. I nuovi aggiornamenti si basano su un Deposit Facility Rate dell’1,5% e potrebbe subire delle variazioni a seconda dell’andamento futuro dei tassi di interesse, dei volumi, della sensibilità della remunerazione dei depositi all’andamento dei tassi di mercato e altro. La sensibilità del margine di interesse da parte di UniCredit ai tassi di interesse, comunicata con i risultati del terzo trimestre del 2022, rimane invariata a circa 0,5 miliardi di euro su base annua per un ulteriore aumento di 100 punti base del DFR.

 

Azioni UniCredit: analisi tecnica e strategie operative

Il trend rialzista iniziato su UniCredit nella seconda parte di luglio e partito dagli 8,25 euro, è ancora ben sostenuto con i prezzi che in queste ore si sono spinti fin verso gli 12,50 euro. Con una forza relativa che rimane sui massimi di periodo, le attese sono per una prosecuzione di questo movimento verso l’area dei 13,45 euro e successivamente in direzione dei 13,89 euro dove verrebbe chiuso il gap-down lasciato aperto il 24 febbraio di quest’anno. In questo contesto eventuali correzioni che dovessero riportare le quotazioni verso gli 11,50-11 euro verrebbero viste come nuove occasioni di acquisto.

Al contrario, eventuali discese sotto la soglia degli 11 euro potrebbero indebolire almeno nel breve termine l’azione, con possibili discese verso i 10,50-10,55 euro e successivamente l’area dei 10 euro. Sarà solo con la rottura di questi livelli, dove peraltro passa la trendline rialzista che parte dai minimi di luglio, che verrebbe messo in un angolo il trend ascendente in atto aprendo di conseguenza le porte a ulteriori ribassi con possibili discese fin verso la soglia dei 9 euro.

AUTORE

Pietro Origlia

Pietro Origlia

Pietro Origlia, trader indipendente, ha iniziato ad interessarsi dei mercati finanziari all'inizio del 2000, facendone poi una professione tra il 2005-2006. Specializzato nel trading multiday (azioni, valute e materie prime) opera essenzialmente sul mercato italiano. Ha partecipato a vari eventi e manifestazioni in qualità di relatore. Dal 2017 è anche Giornalista Pubblicista. Da gennaio 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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