Andrea Orcel ha concluso magistralmente l’operazione di scalta a Commerzbank. A ops ancora in corso, Unicredit ha superato il 50% di presenza nella banca tedesca grazie alla posizione in derivati. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
A circa dieci giorni dalla conclusione dell’ops, prevista per il 16 giugno, Unicredit ha raggiunto il controllo potenziale di Commerzbank. La scorsa settimana la banca guidata da Andrea Orcel ha comunicato di aver portato la propria partecipazione al 34,4% del capitale dell’istituto tedesco, oltre il target iniziale del 30%. Prima dell’operazione deteneva già il 26,8%; a questa quota si è aggiunto il 7,6% conferito all’offerta pubblica di scambio.
L’aspetto strategico è che Unicredit ha di fatto superato il 50% del capitale di Commerzbank. Decisiva la posizione in derivati, salita al 13,19%, cui si aggiunge un ulteriore 3,22% detenuto tramite altri strumenti finanziari. La quota complessivamente sotto il controllo della banca italiana raggiunge così il 50,67%. I numeri confermano il successo dell’operazione tedesca di Orcel, che ha completato il takeover con un esborso inferiore all’attuale valore di mercato di Commerzbank.
In particolare, l’utilizzo di derivati cash-settled ha limitato il rischio di un costoso rialzo del prezzo d’acquisto. Secondo le stime, considerando la quota acquistata a 13,20 euro dal governo tedesco, gli acquisti sul mercato e la valorizzazione implicita nell’ops il prezzo medio di carico per Unicredit sarebbe compreso tra 22 e 24 euro per azione, contro una quotazione di circa 37 euro a Francoforte. Oltre alla rilevante plusvalenza potenziale, il controllo assembleare consentirà a Unicredit di accelerare l’integrazione transfrontaliera, superando le resistenze del board e delle istituzioni tedesche. Per gli azionisti, le prospettive restano favorevoli: le sinergie con Hvb sosterranno RoTE e utile netto, contribuendo a mantenere una generosa politica di remunerazione. Con sinergie lorde annue stimate in 1,1 miliardi entro il 2030 e costi di integrazione una tantum di circa 1,6 miliardi, dal 2029 il nuovo gruppo dovrebbe accelerare la crescita dei ricavi grazie all’integrazione delle piattaforme e a un’offerta più ampia per imprese e clientela private.









