Il 2026 doveva essere l’anno della conferma per Unicredit e si sta trasformando invece nell’anno del record. Il semestre appena chiuso risulta essere il migliore mai registrato dal gruppo guidato da Andrea Orcel. Un percorso che si legge nell’utile netto semestrale record di 6,1 miliardi di euro, nel rapporto costi-ricavi sceso al 34% e in un capitale sempre più solido, rafforzato ulteriormente dalla partita Commerzbank, che da investimento finanziario si sta trasformando in una vera e propria operazione industriale.
Numeri che portano la banca a rivedere al rialzo la guidance sull’utile 2026 oltre gli 11 miliardi di euro, fissando al contempo nuove ambizioni per il 2028 e il 2030. Il titolo, tuttavia, non festeggia: in Borsa segna un calo di oltre il 2%, scendendo a 81,45 euro.
In questo articolo:
- Unicredit, l’utile netto sale e la banca alza il target 2026
- Quando le polizze fanno la differenza
- La disciplina di Unicredit sui costi non si ferma
- La solidità patrimoniale non conosce pause
- Unicredit, nuove ambizioni al 2028 e 2030
Unicredit, l’utile netto sale e la banca alza il target 2026
Con un semestre da incorniciare alle spalle, Unicredit alza subito l’asticella. L’istituto. guidato da Andrea orcel porta l‘ambizione sull’utile netto per il 2026 a un livello “ben superiore” agli 11 miliardi di euro, o a circa 11,5 miliardi al netto dei costi di integrazione, rivedendo verso l’alto la precedente indicazione.
Nel primo semestre l’utile netto di gruppo si è attestato a 6,1 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente al netto di una posta straordinaria legata ai proventi da negoziazione, o del 24% su base aggiustata. Il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) del semestre si è collocato al 23,7%, mentre l’utile per azione ha raggiunto 4,09 euro.
Risultati che testimoniano la solidità del piano industriale, come conferma lo stesso Orcel: “Unlimited sta portando ad un cambio di passo: stiamo accelerando la crescita redditizia dei ricavi, con chiari riscontri di incrementi di quote di mercato di qualità e di un forte slancio commerciale, mentre continuiamo a reimpostare la frontiera dell’efficienza”.
Nel solo secondo trimestre l’utile netto è stato pari a 2,9 miliardi di euro, sceso del 9,7% rispetto al trimestre precedente per effetto della posta straordinaria connessa all’aumento della posizione in Commerzbank, che ha pesato per 245 milioni di euro sui proventi da negoziazione del trimestre. Il RoTE trimestrale si è attestato al 21,7%, in calo di 4,1 punti percentuali rispetto al primo trimestre.
Quando le polizze fanno la differenza
I ricavi totali del gruppo hanno raggiunto 13,4 miliardi di euro nel primo semestre, in aumento del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre nel secondo trimestre si sono attestati a 6,5 miliardi di euro, in crescita del 6,6% su base annua e del 10,7% se depurati dalla posta straordinaria su Commerzbank. I ricavi core, cresciuti del 3,6% semestre su semestre a 12,2 miliardi di euro, hanno beneficiato soprattutto delle commissioni e del risultato netto della gestione assicurativa, saliti a 5 miliardi di euro nel semestre, un incremento dell’11% trainato in particolare dalle commissioni su investimenti e da quelle su attività di consulenza e finanziamento.
Il margine di interesse, pari a 7,2 miliardi di euro nel semestre, ha registrato una lieve flessione dello 0,8% legata al minore Euribor e alla contrazione della Russia, ma è tornato ad accelerare sequenzialmente con un rialzo del 2% nel secondo trimestre, sostenuto da una crescita di prestiti e depositi rispettivamente dell’8% e del 8,3% su base annua. I proventi da negoziazione si sono invece ridotti del 55% nel semestre a 229 milioni di euro, mentre i dividendi incassati dal portafoglio strategico sono più che raddoppiati a 1,1 miliardi di euro.
La disciplina di Unicredit sui costi non si ferma
I costi operativi si sono attestati a 4,6 miliardi di euro nel primo semestre, in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, grazie alla riduzione dei costi del personale (-0,5%) e delle altre spese (-1,4%), nonostante gli investimenti in rete distributiva, tecnologia e intelligenza artificiale. Il rapporto costi-ricavi è sceso al 34% nel semestre, un livello che il gruppo indica tra i migliori del settore bancario europeo.
Le rettifiche su crediti sono salite a 377 milioni di euro nel semestre, portando il costo del rischio a 17 punti base, valore comunque in linea con il range di 15-20 punti base indicato per l’intero 2026. Il tasso di insolvenza si è mantenuto allo 0,8% da inizio anno, mentre lo stock di overlay prudenziali sulle esposizioni in bonis è rimasto pari a 1,6 miliardi di euro. Le esposizioni deteriorate lorde si sono attestate a 12 miliardi di euro nel secondo trimestre, con un rapporto di copertura del 45,9%.
La solidità patrimoniale non conosce pause
Il Cet1 ratio di gruppo è salito al 14,3% nel secondo trimestre, in rialzo di 7 punti base rispetto al trimestre precedente, un livello che si porterebbe al 14,5% escludendo l’impatto temporaneo legato all’aumentata posizione in Commerzbank e al 15% includendo il cosiddetto Danish Compromise, meccanismo ancora soggetto all’approvazione delle autorità di vigilanza. La generazione organica di capitale nel trimestre è stata pari a 2,5 miliardi di euro, sufficiente a coprire le distribuzioni accantonate per gli azionisti, pari a 4,7 miliardi di euro nel semestre.
Gli attivi ponderati per il rischio (RWA) sono saliti a 308,9 miliardi di euro, in aumento del 3,3% trimestre su trimestre. Sul fronte della liquidità, il gruppo mantiene indicatori solidi, con un LCR intorno al 140% e un NSFR al 124%, entrambi ampiamente sopra i requisiti regolamentari. Al secondo trimestre Unicredit aveva già completato oltre 22 miliardi di euro del proprio piano di funding 2026, su un obiettivo medio annuo di circa 25,5 miliardi.
Nuove ambizioni al 2028 e 2030, dividendo e integrazione di Commerzbank
Oltre alla revisione del target 2026, Unicredit ha fissato nuove ambizioni di utile netto per gli esercizi successivi, portandole a livelli ben superiori ai 13 miliardi di euro per il 2028 e ai 15 miliardi per il 2030, entrambe calcolate prima del consolidamento integrale di Commerzbank. L’acconto sul dividendo relativo all’esercizio 2026 è stato fissato a circa 2,8 miliardi di euro, pari a circa metà del dividendo complessivo atteso per l’anno, con delibera prevista dal Consiglio di Amministrazione il 21 ottobre in occasione dei risultati del terzo trimestre; le date attese sono lo stacco cedola il 23 novembre, la registrazione il 24 novembre e il pagamento il 25 novembre.
In merito all’operazione Commerzbank, il gruppo prevede che il consolidamento integrale, subordinato al completamento dell’offerta e alle necessarie autorizzazioni, comporti un impatto iniziale sul capitale di circa 200 punti base, portando il Cet1 ratio successivo all’operazione in un’area intorno al 13%. Unicredit stima che la transazione risulti accrescitiva sia in termini assoluti sia per azione, contribuendo a una crescita a doppia cifra dell’utile netto nel periodo 2026-2028.
“Sono particolarmente orgoglioso, in tutti i paesi in cui operiamo, delle nostre persone, che danno prova della nostra strategia vincente e della nostra cultura comune. Il progresso raggiunto attraverso la nostra trasformazione, insieme alla nostra diversificazione e alle nostre linee di difesa, ci mette nella condizione di sfruttare opportunità di crescita organica attraenti mentre manteniamo la disciplina nel perseguire opzioni inorganiche che incrementano il valore, rimanendo al contempo ben equipaggiati per performare in un ampio spettro di contesti”, ha concluso Orcel.









