Le azioni Unicredit entrano in una nuova fase. Dopo mesi di acquisti graduali, schermaglie diplomatiche con Berlino e una guerra di comunicati con il management di Commerzbank, Andrea Orcel ha raggiunto il traguardo che nessun banchiere europeo aveva mai osato puntare con tanta determinazione: la maggioranza assoluta del capitale della seconda banca tedesca per dimensione. Il 54,09% di Commerzbank è oggi in mano a Piazza Gae Aulenti, un numero che non è solo un dato di bilancio, è un cambio di paradigma.
La soglia è stata attraversata nell’ultima settimana di offerta, quando le adesioni all’ops lanciata a maggio sono balzate dal 7,58% al 10,91% del capitale di Commerzbank, con un incremento settimanale di circa il 44%. Sommando le azioni detenute direttamente, le posizioni in derivati e le nuove adesioni, Unicredit ha consolidato una quota che rende di fatto irrilevante qualsiasi opposizione del management tedesco. Non è ancora la fine dell’operazione, ma è il punto oltre il quale tornare indietro diventa complicato per tutti.
La battaglia con Commerzbank: accuse respinte, dialogo con BaFin aperto
L’acquisizione non si è consumata in un clima di silenzio. Commerzbank ha reagito portando la disputa davanti alla BaFin, l’autorità di vigilanza finanziaria tedesca, accusando Unicredit di comunicazioni fuorvianti e di aver presentato l’operazione come priva di rischi per la banca acquisita. UniCredit ha respinto le accuse punto per punto, ribadendo che tutte le comunicazioni sono state effettuate nel rispetto delle norme vigenti e che il dialogo con BaFin prosegue in modo costante e trasparente.
Il paradosso è evidente: più Commerzbank alzava la voce, più gli azionisti aderivano all’offerta. Un segnale che il mercato ha già espresso il suo giudizio sull’operazione, indipendentemente dalle resistenze istituzionali. La scadenza dell’OPS si avvicina in un contesto di crescente tensione tra i due istituti, ma i numeri parlano da soli: chi poteva bloccare Orcel lo avrebbe dovuto fare prima.
La scommessa continentale di Orcel e il quadro tecnico del titolo Unicredit
L’acquisizione di Commerzbank si inserisce in una logica di lungo periodo che il trading di breve non coglie appieno. Orcel ha costruito nel tempo una posizione così solida da rendere il consenso politico quasi irrilevante: il 43,18% già detenuto direttamente e tramite derivati era una fortezza, il 10,91% di adesioni all’OPS è diventato il fossato. Insieme segnalano che UniCredit non sta comprando una banca tedesca — sta ridisegnando la mappa del credito europeo.
Ed a proposito del titolo, andiamo a vedere il grafico delle azioni UniCredit. La forte crescita dei risultati di bilancio degli ultimi anni si è tradotta in un altrettanto forte movimento al rialzo delle quotazioni. Ora il titolo veleggia sui massimi di periodo: con le dovute correzioni legate agli aumenti di capitale portati a termine tra il 2010 e il 2017, i 79,79 euro per azione raggiunti con i top di febbraio non si vedevano da gennaio 2010. Un livello che non è solo un numero, ma la memoria lunga del mercato: il punto in cui chi aveva comprato nei momenti più difficili dell’istituto si ritrova finalmente in territorio positivo dopo quasi tre lustri.
La struttura tecnica permane al momento costruttiva sia guardando al grafico mensile che a quello settimanale. La vicinanza ai massimi di lungo periodo, unitamente alla candela di rigetto che ha caratterizzato il mese di febbraio, aprono tuttavia a qualche rapida operazione ribassista di breve. Se ritorni dei corsi sopra i 75,45 euro aprirebbero la strada a nuovi allunghi, viceversa l’intorno dei 72,20-73,20 euro sta facendo emergere un livello resistenziale valido per l’apertura di short. Il target di approdo si può individuare in area 65,80 euro. Il finale dell’Ops è ancora da scrivere. Ma il 54,09% dice già tutto su chi, al momento, sta dettando i tempi.









