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Uniper: Governo tedesco pronto a rilevare derivati per 216 miliardi di euro

Uniper: il Governo tedesco è pronto a caricarsi derivati per 216 miliardi di euro

Il Governo tedesco andrà ancora in soccorso di Uniper, dopo che sta cercando di nazionalizzarla con quello che è il più grande salvataggio aziendale della storia della Germania. Berlino ora potrebbe assumersi il rischio associato a una montagna di derivati che pende sul bilancio del colosso energetico tedesco. L’azienda è caduta in un pozzo profondo dopo che la Russia ha tagliato le forniture di gas, costringendo Uniper ad affidarsi ad approvvigionamenti alternativi e più costosi. Tuttavia, anche prima dell’inizio della guerra Russia-Ucraina, la situazione economica del gigante del gas era problematica, dal momento che doveva costantemente chiedere supporto alla banca statale tedesca KfW per restare in piedi.

 

Uniper: il problema dei derivati

Ora vi è un problema serio legato ai derivati. Dai dati aziendali risulta che in ballo vi sono 216 miliardi di euro in contratti soprattutto di opzioni legati al commercio del gas. Questi contratti sono stati stipulati per ragioni più di copertura che speculative. Il grande problema, però, è che le oscillazioni violente delle quotazioni della materia prima rendono molto costoso il mantenimento delle opzioni, con i premi che sono saliti notevolmente. Questo implica che una direzione del prezzo contrario determina perdite significative, che si aggiungono a quelle che già gravano sulle casse dissestate dell’azienda.

Il Governo tedesco sta per spendere 51 miliardi di euro per rendere pubblica l’utility rilevandola dal gruppo energetico finlandese Fortum, che detiene la maggioranza delle azioni. Oggi gli azionisti sono radunati in assemblea straordinaria per approvare l’acquisizione. Caricarsi sulle spalle centinaia di miliardi delle posizioni in derivati potrebbe essere una cosa troppo pesante anche per i contribuenti della più ricca nazione europea.

 

Perdite anche per il futuro?

La situazione economica di Uniper è sull’orlo del baratro. Nei primi tre trimestri del 2022, l’azienda ha riportato 40 miliardi di euro di perdite, di cui 10 miliardi di euro dettati dal passaggio dal gas russo a quello di altri Paesi a prezzi molto più elevati. Inoltre, sono compresi 31 miliardi di euro derivanti da svalutazioni sui derivati e accantonamenti accumulati, sulla base dei prezzi dell’energia alla fine di settembre. Il problema è che le previsioni per i prossimi anni non sono molto rassicuranti, con la mancanza delle forniture di Mosca, di cui la Germania è stato in questi anni il più grande acquirente europeo.

Secondo un portavoce di Uniper, “la mancata consegna dalla Russia continuerà e ci saranno ulteriori perdite fino alla fine del 2024”. Fonti del Governo tedesco riferiscono che probabilmente il Ministero dell’economia e dell’energia ha sottovalutato i rischi durante il processo di salvataggio, sebbene lo stesso Dicastero abbia affermato che tutti “gli aspetti rilevanti, compresi i rischi di bilancio elencati nelle relazioni annuali”, siano stati considerati. In teoria, tali perdite potrebbero essere compensate dai guadagni derivanti dal mercato delle opzioni. Tuttavia, come abbiamo visto, il mantenimento degli alti costi determina una redditività che potrebbe essere messa seriamente a repentaglio.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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