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USA: stagflazione scenario base, ecco perché

USA: stagflazione scenario base, ecco perché

Il principale problema che in questo momento sta attanagliando l’economia USA consiste nel pericolo di una stagflazione. L’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti per il mese di aprile è stato peggiore di quello che si aspettavano gli analisti, con un aumento dell’8,3% a fronte di attese dell’8,1%. Un’inflazione così alta non farà arretrare di un passo il percorso che la Federale Reserve ha deciso di intraprendere in tema di tassi d’interesse.

Il Governatore Jerome Powell è stato chiaro pochi giorni fa: fino a quando il costo della vita non darà chiari segnali di rallentamento, la Banca Centrale proseguirà nella sua politica monetaria aggressiva. Questo però rischia di creare una voragine profonda nell’economia americana, che potrebbe pericolosamente scivolare verso un terreno incolto. In altri termini, i tentativi di riduzione dell’inflazione potrebbero non sortire gli effetti sperati e nel contempo far arretrare l’economia provocando una recessione.

 

Stagflazione: per Stephen Roach inevitabile

Questa eventualità è considerata addirittura come lo scenario base da parte dell’ex Presidente di Morgan Stanley Asia, nonché ex economista della Fed, Stephen Roach. A suo giudizio, il problema del carovita è diffuso, persistente e probabilmente si protrarrà a lungo. Il punto è che, secondo Roach, i mercati sono molto lontani dallo scontare quello che sarà necessario per controllare la domanda. Ciò significa che in questo momento Jerome Powell si trova in un vicolo cieco, perché vi è una quantità enorme di inasprimento da fare per cercare di riportare l’inflazione a livelli più salutari.

L’esperto prevede che i prezzi continueranno a stare sopra il 5% fino alla fine del 2022 e la Fed non riuscirà a riportarli a quel livello con questo aumento dei tassi. Più precisamente, strette di 50 punti base non sono sufficienti e, una volta che il capo della Banca Centrale esclude di spingersi oltre, come ha fatto durante l’ultima riunione ufficiale, invia un segnale molto chiaro al mercato, ossia che in questo momento ha le mani legate.

Roach non è nuovo a lanciare moniti sui rischi di inflazione. Quando scoppiò la pandemia nel 2020 aveva criticato la quantità enorme di denaro a tassi bassi iniettato dalla Fed nell’economia del Paese, evidenziando il debito gigantesco degli Stati Uniti. Allora l’ex banchiere avvertì del pericolo di finire in una situazione simile a quella degli anni ’70, quando l’economia USA fu colpita da 2 violenti shock petroliferi. Nel settembre 2021 Roach rinnovò l’alert sollevando il grave problema della catena di approvvigionamento. Adesso aggiunge altri 2 venti contrari che aggravano la situazione: le ripercussioni derivanti dalla guerra Russia-Ucraina e dalla politica zero-Covid della Cina. Queste contribuiranno a determinare strozzature dal lato dell’offerta nei prossimi anni, afferma l’esperto.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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