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Shekel: Banca di Israele vende 30 miliardi di riserve per sostenere la valuta

Valute: la Banca di Israele vende 30 miliardi di riserve estere per sostenere lo shekel

La scoppio della guerra in Israele dopo l’attacco dei militanti di Hamas ha affondato lo shekel israeliano, facendolo precipitare ai minimi da otto anni contro il dollaro USA. Il cambio Usd/Ils è arrivato nei dintorni di 3,94 dopo un balzo del 2,60%. Per trovare questi valori bisogna fare un salto indietro al gennaio 2016, quando il cross raggiunse la soglia di 4.

La Banca centrale israeliana ha deciso di intervenire sul mercato di cambi vendendo fino a 30 miliardi di dollari in riserve estere nel tentativo di sostenere la valuta nazionale. In una nota, l’istituto monetario israeliano ha scritto che “opererà sul mercato durante il prossimo periodo al fine di moderare la volatilità del tasso di cambio dello shekel e fornire la liquidità necessaria per il continuo corretto funzionamento dei mercati”. Dunque non vi è solo l’intervento da 30 miliardi di dollari ma anche un piano per aggiungere liquidità al mercato, che la Banca stima in 15 miliardi dollari attraverso operazioni di swap. “La Banca d’Israele continuerà a monitorare gli sviluppi, a tracciare tutti i mercati e ad agire con gli strumenti a sua disposizione, se necessario”, ha aggiunto l’istituto centrale.

 

Shekel: ecco cosa aspettarsi ora

Quest’anno lo shekel era già una delle peggiori valute sul Forex, con un crollo di oltre il 10% rispetto al biglietto verde. Gli investitori hanno espresso in tal modo le loro preoccupazioni sui dissidi interni e tra gli alti poteri dello Stato israeliano, nello specifico tra governo e magistratura. Adesso il conflitto con Hamas potrà solo peggiorare la situazione, secondo gli analisti.

“Riteniamo che un’importante implicazione del conflitto sia un possibile deterioramento delle già incerte prospettive fiscali israeliane” hanno scritto gli analisti di Citigroup alludendo all’ampliamento del deficit di bilancio del paese. “Non vediamo un motivo per essere lunghi sulla valuta israeliana. C’è un alto rischio geopolitico”, hanno aggiunto. Tuttavia, gli economisti della banca americana hanno precisato che “nonostante l’aspettativa di un indebolimento dello shekel nel medio termine – flussi azionari tecnologici più deboli, un background politico più complesso e più rischi bilaterali per la politica monetaria – non sono da attendersi ulteriori periodi di debolezza della valuta”.

Più ottimista appare Kaspar Hense, senior portfolio manager di RBC BlueBay Asset Management, che conta sul sostegno della Bank of Israel: “Riteniamo improbabile un massiccio sell-off della valuta perché la Banca centrale ha ampie riserve per mantenerla stabile”.  L’opinione di opinione trova supporto in Zvi Eckstein, ex vice governatore della Banca di Israele e ora professore di economia all’Università di Tel Aviv. L’esperto ha sottolineato come “l’economia israeliana sia molto forte e, a meno che non ci sia un attacco fisico iraniano, è molto probabile che Israele tornerà a funzionare economicamente entro una settimana o due”. Tuttavia ha puntualizzato che lo shekel “sarà un po’ svalutato perché sia gli israeliani che gli stranieri ridurranno la loro esposizione a Israele man mano che aumenta il rischio economico del paese”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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