Volkswagen: i cinesi vogliono comprare le fabbriche in chiusura

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Volkswagen potrebbe avere un’alternativa alla chiusura di alcune fabbriche: venderle ai cinesi. Secondo quanto riportato da Reuters, la Cina starebbe valutando di investire in alcuni stabilimenti della casa automobilistica tedesca attraverso aziende private, enti statali o joint venture. Il governo cinese si riserva il diritto di approvare gli investimenti, ma qualsiasi decisione non dovrebbe essere presa prima delle elezioni nazionali di febbraio in Germania. Attualmente i siti produttivi Volkswagen in procinto di chiusura sono la fabbrica di Dresda, dove viene prodotta la ID.3 elettrica e lavorano 340 operai, e lo stabilimento di Osnabrück, che produce la T-Roc Cabrio e impiega 2.300 lavoratori. Il management dell’azienda voleva chiudere anzitempo le fabbriche a causa delle vendite in calo, ma ha concordato con i sindacati la fine dell’attività nel 2025 a Dresda e nel 2027 a Osnabrück. Ora sembra che Volkswagen sia aperta a cedere i siti a investitori cinesi. “Ci impegniamo a trovare un uso continuativo per il sito. L’obiettivo deve essere una soluzione praticabile che tenga conto degli interessi dell’azienda e dei dipendenti”, ha detto un portavoce.

Tuttavia, c’è un problema legato ai sindacati, che hanno una presenza molto forte nei consigli consultivi delle aziende tedesche dell’automotive. I rappresentanti dei lavoratori vorrebbero che qualsiasi joint venture con la Cina fosse effettuata sotto due condizioni: il mantenimento del logo Volkswagen con gli standard di produzione dell’azienda tedesca e soprattutto la conservazione dei posti di lavoro.

 

Volkswagen: cosa significa la vendita delle fabbriche

Finora le aziende cinesi hanno investito in Germania in molti settori, dalle telecomunicazioni alla robotica, cementando un rapporto con i partner della principale economia europea lungo 16 anni durante il mandato di Angela Merkel. Il settore automobilistico tedesco però è rimasto inesplorato finora. La costruzione di auto in territorio tedesco permetterebbe alle aziende cinesi di evitare i dazi imposti a novembre dall’Unione europea, quindi per la Cina sarebbe un vantaggio non da poco. Il Vecchio Continente, però, potrebbe andare incontro a un’ulteriore minaccia della concorrenza cinese verso i suoi produttori di veicoli. Se le vendite di Volkswagen hanno subito un brusco rallentamento nell’ultimo anno lo si deve proprio all’ascesa di competitor come BYD e Li Auto che hanno invaso il mercato di auto elettriche e plug-in a basso costo. Soprattutto, un accordo con Pechino sarebbe in contrasto con gli sforzi dell’Europa di ridurre la dipendenza dalla Cina, che il Ministero degli Esteri tedesco ha definito un “rivale sistemico”.

L’omonimo cinese però si è augurato che i due Paesi si vengano incontro per realizzare una collaborazione proficua per entrambi. “La Cina ha introdotto una serie di misure di apertura per creare nuove opportunità di business per le aziende straniere. Si spera che anche la parte tedesca mantenga una mentalità aperta e fornisca un ambiente imprenditoriale equo, giusto e non discriminatorio per gli investimenti delle aziende cinesi”, ha riferito un portavoce. Tra l’altro, secondo un banchiere che ha familiarità con la questione e ha deciso di rimanere in anonimato, per Volkswagen vendere le fabbriche potrebbe essere più economico che chiuderle del tutto, dal momento che la società incasserebbe dai 100 ai 300 milioni di euro per ciascuna.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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