Wall Street: cosa può succedere se gli Usa attaccano l’Iran

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Wall Street in questi giorni sembra frenata dalle preoccupazioni che l’escalation della guerra tra Israele e Iran possa mettere in subbuglio i mercati diminuendo la propensione al rischio degli investitori. Una svolta in senso negativo potrebbe venire dall’entrata nel conflitto degli Stati Uniti al fianco di Israele. Sul sito web di scommesse Polymarket, le quote indicano un’aspettativa del 63% su un’offensiva Usa contro Teheran prima di luglio, al di sopra del 35% di prima dell’inizio delle ostilità, anche se in calo rispetto al picco dell’82% di martedì scorso. In questo articolo:

 

  • Perché gli Stati Uniti potrebbero entrare nel conflitto
  • Wall Street: cosa significa l’ingresso in guerra degli Usa
  • Wall Street: quali sono le azioni da acquistare?

 

Perché gli Stati Uniti potrebbero entrare nel conflitto

La ragione per cui Israele ha attaccato le basi nucleari dell’Iran con una pioggia di missili e droni da quasi una settimana è impedire che il Paese dell’ayatollah Ali Khamenei arrivi alla bomba atomica. Il raggiungimento di questo traguardo rappresenterebbe una minaccia permanente per lo Stato ebraico. Il problema è che le incursioni israeliane riescono a danneggiare le centrali nucleari nemiche in superficie, ma non i siti più rilevanti nei bunker. Per quelli è necessaria l’azione dei bombardieri americani per sganciare i cosiddetti bunker buster, ordigni molto potenti in grado di penetrare in profondità.

Finora Washington ha cercato di arrivare a un accordo per far desistere l’Iran dai piani di arricchimento dell’uranio, arrivato – secondo l’agenzia per l’energia atomica – vicino ai livelli limite per fabbricare la bomba nucleare. Tuttavia, i dialoghi con Teheran non hanno portato a nulla. Al che, il presidente Usa Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Khamenei perché si arrenda senza condizioni. Ultimatum puntualmente respinto dall’ayatollah, che invece ha esortato i pasdaran alla lotta. In queste ore Trump sta valutando il da farsi, nella consapevolezza che la difficile decisione di entrare in guerra avrebbe delle conseguenze di vasta portata a livello mondiale.

 

Wall Street: cosa significa l’ingresso in guerra degli Usa

Una delle chiavi di lettura riguardo gli effetti del coinvolgimento americano nel conflitto Israele-Iran è il prezzo del petrolio. Secondo gli economisti, un’escalation potrebbe portare a un’impennata delle quotazioni del greggio danneggiando l’economia americana, già messa a dura prova dai dazi commerciali. Barclays ha avvertito che i prezzi potrebbero salire a 85 dollari al barile con le esportazioni iraniane ridotte della metà, e a circa 100 dollari in uno scenario peggiore. In una nota, gli economisti di Citigroup hanno scritto che i prezzi più alti dell’oro nero sarebbero “uno shock negativo dell’offerta per l’economia globale, abbassando la crescita e aumentando l’inflazione, nonché creando ulteriori sfide per le Banche centrali che già stanno cercando di affrontare i rischi dei dazi”.

Tutto questo rischierebbe di riflettersi sulla Borsa statunitense, con le azioni che diventerebbero particolarmente vulnerabili. “Le azioni potrebbero essere vendute se Trump ordinasse all’esercito americano di agire”, ha affermato Chuck Carlson, amministratore delegato di Horizon Investment Services. Della stessa opinione è Peter Cardillo, capo economista di Spartan Capital Securities a New York. “Personalmente credo che Trump farà tutto il possibile per evitare di unirsi alla guerra”, ha detto. “Ma se ciò non sarà possibile, sarà negativo per i mercati azionari”, con “l’oro che salirà alle stelle, i rendimenti che probabilmente scenderanno e il dollaro che si rafforzerà”.

 

Wall Street: quali sono le azioni da acquistare?

In un contesto che volge al peggio, gli investitori si chiedono quali sarebbero le azioni con le maggiori potenzialità di salita. L’attenzione si è spostata giocoforza sulle aziende dell’energia e della difesa. Riguardo l’energia, con i tumulti recenti, l’indice S&P 500 Energy è salito di oltre il 2% nelle ultime quattro sessioni, grazie soprattutto ai guadagni di alcune major petrolifere come Exxon Mobil, le cui azioni sono cresciute del 3,8%.
Quanto ai titoli della difesa, che potrebbero trarre vantaggio da una domanda di armi crescente con un’escalation militare, per la verità non hanno registrato grandi profitti da quando Israele ha attaccato per la prima volta l’Iran. L’indice S&P 500 Aerospace and Defense ha comunque raggiunto livelli record all’inizio della scorsa settimana.

“Gli investitori vogliono essere in grado di guardare oltre, e fino a quando non vedremo motivi per credere che si tratterà di un conflitto regionale molto più ampio, con gli Stati Uniti che forse saranno coinvolti e un’alta probabilità di escalation, il mercato sarà più contenuto”, ha detto Osman Ali, co-responsabile globale di Quantitative Investment Strategies.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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