Wall Street: gli investitori temono l’aumento delle tasse di Harris

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Da quando Kamala Harris ha preso il posto di Joe Biden come candidato democratico antagonista di Donald Trump alle elezioni USA del 5 novembre, sono aumentate le incertezze a Wall Street. Prima gli investitori davano per certa una vittoria di Trump, ora la situazione è estremamente in bilico. E il mercato non ama muoversi su un terreno poco sicuro. Gli ultimi sondaggi segnalano un leggero vantaggio per Harris nelle preferenze di voto degli americani, ma la corsa è ancora lunga e le tendenze potrebbero essere ribaltate in qualsiasi momento. Investitori e analisti però ipotizzano una serie di scenari in base alla vittoria dell’uno o dell’altro contendente la posta in palio. Questa sera andrà in scena il primo (e forse ultimo) dibattito televisivo tra Trump e Harris. Da quello che diranno, potrebbe uscire qualche ulteriore indicazione su cosa succederà all’economia statunitense e di riflesso ai mercati finanziari.

 

Wall Street: quanto incideranno le tasse

A preoccupare gli investitori di Wall Street è sempre la politica fiscale, in grado di impattare sui bilanci delle società e quindi sulle azioni in Borsa. Se Harris dovesse trionfare il 5 novembre, le conseguenze a livello fiscale potrebbero essere rilevanti perché il leader dei democratici ha intenzione di elevare l’imposta delle società dal 21% al 28%. Al contrario di quanto farebbe Trump, che durante il suo precedente mandato alla Casa Bianca aveva tagliato l’aliquota dal 35% al 21% e che ora ha in programma di portare al 15% per le aziende che producono negli Stati Uniti. Harris su questo punto è molto diretta. “Le grandi società devono pagare la giusta quota, visto che spesso la loro aliquota fiscale è inferiore a quella di insegnanti, infermieri e vigili del fuoco”, ha detto. Ma cosa significherebbe tutto questo per gli utili societari? Secondo gli analisti di Goldman Sachs, con gli aumenti di Harris, i profitti dell’S&P 500 si ridurrebbero del 5%, mentre con il taglio di Trump aumenterebbero del 4%. Chiaramente per attuare questi provvedimenti è necessaria l’approvazione del Congresso e tutto dipenderà dalle maggioranze parlamentari che si formeranno dopo il voto.

Un altro aspetto molto spinoso è quello della tassazione sulle plusvalenze. Harris ha proposto di portare dal 20% a 28% l’imposizione per coloro che guadagnano più di 1 milione di dollari. L’aliquota risulta più bassa rispetto a quella che aveva proposto Biden al 39,6%, ma sempre di aumento si tratta. A giudizio di Brian Gardner, capo stratega delle politiche di Washington presso la banca d’investimento Stifel, per il governo gli aumenti delle tasse sulle plusvalenze in genere hanno un risultato inferiore a quello atteso in termini di entrate, ma producono “un ampio impatto negativo per il mercato. Di quanto è difficile da dire”. Morgan Stanley ritiene che tale impatto sia insignificante, tuttavia “il dibattito fiscale potrebbe guidare la volatilità dei mercati azionari nel breve termine”.

E le imposte sul reddito? Nel 2025 scadranno i tagli introdotti dall’amministrazione Trump nel 2018 e il tycoon ha intenzione di rinnovarli sostituendo le tasse con i dazi. Harris invece lascerebbe in vigore solamente i tagli fiscali per le persone che hanno un reddito annuo inferiore ai 400 mila dollari. Anche in questo caso ci potranno essere conseguenze sul mercato azionario, secondo gli analisti. Meno è il reddito netto delle persone a causa delle tasse, minore è il denaro che potrebbe essere riversato nelle azioni.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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