Wall Street: per Bill Gross sì alle azioni value e no alla tecnologia - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Wall Street: per Bill Gross sì alle azioni value e no alla tecnologia

Wall Street: Bill Gross, sì alle azioni value e no alla tecnologia

Bill Gross consiglia di acquistare le azioni value e allontanarsi dalla tecnologia a Wall Street. Il re delle obbligazioni non ama per il momento i titoli tecnologici in un contesto in cui i tassi di interesse sono molto alti e i rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 10 anni “si stanno muovendo al 4,75%”. Se proprio gli investitori devono puntare le società tecnologiche, per Gross dovrebbero acquistare Microsoft. Il gigante di Redmond ha rilasciato ieri i dati del primo trimestre 2024 battendo le aspettative degli analisti grazie all’apporto dell’intelligenza artificiale.

Nel complesso, però, le azioni tech non stanno avendo un buon momento. Il mese di aprile si appresta ad essere il peggiore da settembre 2023 per le società tecnologiche, che finora hanno perso quasi il 7% del loro valore dopo che per tanto tempo hanno trascinato gli indici azionari alla Borsa americana. Sul fronte delle azioni value, Bill Gross ha alcune preferenze a Wall Street, come le aziende energetiche Western Midstream Partners LP e MPLX LP, che offrono elevati dividendi. Tuttavia, ha sottolineato che è meglio non “sovrappesare troppo”.

 

Wall Street: poche certezze dall’economia e dalla Fed

L’ultima seduta a Wall Street ha interrotto una serie di tre sessioni consecutive di guadagni dell’indice S&P 500. Il principale benchmark statunitense ha chiuso con una perdita dello 0,46%, ma è arrivato a scendere fino all’1,6% dopo la diffusione dei dati sulla crescita e sull’inflazione degli Stati Uniti. il PIL trimestrale è crollato all’1,6% su base annua, rispetto al 3,4% del trimestre precedente e al 2,5% atteso dagli analisti. Siamo ancora molto lontani da qualsivoglia segnale recessivo, ma il rallentamento potrebbe essere un campanello d’allarme.

Visto in altro modo, la politica monetaria restrittiva della Federal Reserve sta cominciando seriamente a fare effetto, il che potrebbe accelerare la tempistica sul primo taglio dei tassi. Non fosse però che sul versante inflazionistico arrivano cattive notizie. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali, una variabile chiave per la Banca centrale, è aumentato a un ritmo annualizzato del 3,4% per il trimestre, il suo più grande guadagno in un anno. L’indice PCE – inflazione core escludendo cibo ed energia – è salito al 3,7%. Tale parametro è estremamente importante perché indica la tendenza a lungo termine dell’inflazione. I numeri, insomma, non sono positivi, considerando che la Fed ha come obiettivo quello di un’inflazione al 2%. Da ciò se ne deduce che per il momento è inutile attendersi una svolta accomodante in tema di politica monetaria e il mercato ne ha preso atto.

“Questo è stato un rapporto peggiore in entrambi i mondi: crescita più lenta del previsto, inflazione superiore alle stime”, ha affermato David Donabedian, chief investment officer di CIBC Private Wealth US. “Non siamo lontani dal fatto che tutti i tagli dei tassi siano stati annullati rispetto alle aspettative degli investitori. Costringe il presidente della Fed, Jerome Powell, a un tono da falco per la riunione del Federal Open Market Committee della prossima settimana”.

 

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *