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Wall Street: per Goldman Sachs il rischio viene dai fondi quantitativi

Wall Street: Goldman Sachs, il rischio ora viene dai fondi quantitativi

A Wall Street potrebbe arrivare un’ondata di vendite perché i fondi quantitativi hanno finito le munizioni. L’allarme è lanciato da Scott Rubner, managing director presso Goldman Sachs, che mostra come i gestori di tali fondi abbiano accumulato oltre 170 miliardi di dollari in azioni nell’ultimo mese. Questa rappresenta l’esposizione più alta da quasi un anno e mezzo e significa che, con un posizionamento vicino al picco, il gruppo di questi gestori è maggiormente incline a vendere nelle prossime settimane.

Sulla base del modello di Goldman Sachs, se il mercato dovesse cominciare a spostarsi al ribasso nel prossimo mese, i fondi quantitativi sarebbero costretti a liquidare azioni fino a 276 miliardi di dollari. Mentre, se nello stesso lasso di tempo i trader iniziassero un nuovo rally, i gestori di questi fondi acquisterebbero al massimo fino a 25 miliardi di dollari, in ragione della loro elevata esposizione. Da questa analisi se ne trae che qualora ci dovesse essere tempesta sui mercati, l’impatto potrebbe essere molto violento, a fronte di un rialzo che viceversa risulterebbe con il freno a mano tirato. “Sono tatticamente ribassista. Gli acquirenti sono a corto di munizioni”, ha scritto Rubner in una nota ai clienti.

 

Wall Street: è in arrivo una valanga di vendite con i fondi quantitativi?

I fondi quantitativi sono organismi di investimenti che utilizzano l’analisi quantitativa per prendere le loro decisioni sui mercati. In sostanza, si basano sulla ricerca strutturata in modo da dare rappresentatività statistica a determinati valori. Nell’ultimo anno, in particolare, l’analisi dei flussi è stata importante per molti investitori, dal momento che è regnata l’incertezza più assoluta sul corso che l’economia e la politica monetaria avrebbero preso. Bisogna dire però che i grandi investitori che fondano le loro scelte di mercato sull’analisi quantitativa rappresentano solo una parte del complesso sistema degli investimenti. Pertanto, fare solo affidamento sulle previsioni di quale potrebbe essere l’impatto delle loro decisioni, rischia di rivelarsi una metodologia imperfetta.

Ad ogni modo tutto questo potrebbe essere una spia inserita in un quadro più generale, dove tante piccole o grandi cose possono essere assemblate. Ieri a Wall Street è arrivata una pioggia di vendite con il crollo in Borsa del 49,38% di First Republic Bank. La pericolante banca statunitense era stata sollevate dalle sabbie mobili con un versamento di 30 miliardi di dollari da parte di 11 grandi istituti finanziari USA circa un mese fa, per cercare di arginare la fuga dei depositi. Tuttavia, nel primo trimestre 2023 First Republic ha registrato un ammontare shock di prelievi per 100 miliardi di dollari. Questo ha rinnovato le paure a Wall Street, per qualche tempo accantonate, che la crisi bancaria potesse diffondersi a livello sistemico. Quanto è bastato affinché gli investitori si mettessero in posizione di vendita. È difficile dire se ciò avrà un seguito nelle prossime sedute, ma unendo questo e altri segnali alla posizione che assumeranno presumibilmente i fondi quantitativi, non c’è da stare molto tranquilli.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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