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Wall Street: le performance dell’S&P 500 concentrate in 7 titoli, che significa?

Wall Street: le performance dell'S&P 500 concentrate in 7 titoli, che significa?

La Federal Reserve non è riuscita a frenare gli acquisti a Wall Street, sebbene abbia temperato l’entusiasmo degli investitori con le parole del presidente Ben Bernanke. Da inizio anno S&P500 e Nasdaq Composite hanno guadagnato rispettivamente il 13,88% e il 30,19%. Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica.

A portare avanti le performance dell’S&P 500 sono pochi titoli, al punto che i guadagni dell’indice sono i più concentrati dal 1970. Delle 500 azioni che rappresentano il paniere, Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Tesla e Meta Platforms hanno realizzatorialzi tra il 40% e il 195% quest’anno mentre gli altri titoli in gran parte hanno avuto un andamento piatto. Ciò implica che queste 7 società costituiscono quasi un quarto della capitalizzazione di mercato dell’intero S&P 500.

 

Wall Street: ecco le ragioni dell’eccessiva concentrazione

Il fatto che i guadagni dell’S&P 500 siano concentrati su pochi titoli tecnologici induce ad alcune riflessioni. L‘exploit dell’intelligenza artificiale ha fatto gran parte del lavoro. Da quando aziende come Microsoft e Alphabet si sono concentrate sullo sviluppo dei loro chatbot gli investitori  hanno iniziato a comprare azioni a mani basse. Lo stesso discorso vale per il gigante dei chip Nvidia che in occasione della pubblicazione della trimestrale del 24 maggio ha riportato una guidance estremamente positiva grazie proprio all’intelligenza artificiale.

Vi sono però anche altre ragioni che spiegano come le Big Tech nel tempo abbiano saputo creato reddito e liquidità diventando la colonna portante della Borsa americana: rappresentano un porto sicuro presso cui rifugiarsi nei momenti di difficoltà e tensione sui mercati. Il peso delle azioni di queste società nell’indice è così cresciuto sempre di più,Prime, alimentato dai fondi replicanti. A tutto ciò si aggiunge l’accresciuta importanza dei temi ESG che gli investitori hanno riscontrato maggiormente presenti nelle grandi aziende tecnologiche.

Prime,

Cosa comporta la concentrazione nell’S&P 500?

La dipendenza della performance del principale indice americano da poche grandi azioni non è un fattore positivo. Ciò significa che basta un’inversione di tendenza di questi titoli per generare crolli fragorosi. “In genere quando solo un piccolo numero di azioni va bene si ha una sopravvalutazione e un comportamento speculativo: tutti mettono denaro in questi titoli e si crea una bolla tecnologica come successe alla fine degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000″ afferma Remi Olu-Pitan, gestore di portafoglio multi-asset di Schroders. Forse stiamo seminando i semi di una nuova bolla speculativa”. Sulla stessa linea si trova Alex Cabrol, amministratore delegato del gestore patrimoniale francese Tobam, secondo cui “il rientrodel fenomeno non è una questione di sé ma di ‘quando'”.

Michael Wilson, capo stratega azionario statunitense di Morgan Stanley ritiene che la serie vincente di una “manciata di mega-cap” stia oscurando le difficoltà del mercato. Wilson è sempre stato nell’ultimo anno e mezzo tra i più pessimisti su Wall Street, prevedendo un calo dell’S&P 500 fino a 3.900 punti.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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