Wall Street: quanto è grande la bolla del mercato azionario?

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Negli ultimi 15 anni Wall Street ha fatto meglio di tutte le Borse internazionali, sfoderando un rendimento medio annuo di circa il 14%. Tale performance è stata di oltre 20 punti percentuali nel 2023 e nel 2024, sostenuta in particolare dal rally straripante delle grandi aziende tecnologiche. All’interno di questa categoria, le azioni legate all’intelligenza artificiale hanno guidato i guadagni. Per dare un’idea della dimensione del trend della tecnologia, basti sapere che il suo valore è quasi quanto quello di tutti i titoli quotati in Europa messi insieme. Il dominio a stelle e strisce è anche conseguenza del fatto che le società straniere hanno scelto di quotarsi a Wall Street per ottenere valutazioni più elevate. Ciò ha fatto pensare agli investitori che la presenza alla Borsa di New York delle migliori società del mondo renda il mercato più resiliente a una recessione economica.

I primi mesi del 2025 tuttavia, hanno portato un certo nervosismo nei mercati statunitensi, che hanno perso terreno rispetto ad altri, come quelli europei. Indagare sulle cause che hanno portato a questa rara sottoperformance non è difficile. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump era visto fino a poco tempo fa come il principale innesco dei massimi storici raggiunti dagli indici borsistici americani, grazie alla promessa di tagliare le tasse alle società e di avviare una deregolamentazione finanziaria. Oggi invece è diventato una mina vagante per i mercati, a causa dell’atteggiamento considerato troppo ostile e aggressivo nei confronti di altre nazioni, specialmente in tema di dazi. L’intelligenza artificiale è un altro tema rovente. Da quando DeepSeek è arrivata sul mercato presentando un modello AI (Artificial Intelligence) più economico e con performance simili a quello delle Big tech americane, sono sorte dubbi su uno dei più grandi punti di forza di Wall Street.

 

Wall Street: siamo davvero in una bolla?

Il punto ora è capire se Wall Street sia davvero in una bolla che sta per scoppiare, o ha iniziata a farlo, ma soprattutto quanto grande essa sia. Secondo alcuni osservatori finanziari, a logorare i nervi non è solo la dimensione che ha raggiunto il mercato azionario a stelle e strisce, ma anche la sua concentrazione in un numero relativamente piccolo di titoli. I Magnifici sette detengono quasi un terzo del valore di mercato dell’indice S&P 500, con i multipli che hanno raggiunto livelli molto alti.

“Gli enormi guadagni di molti giganti della Silicon Valley sono diventati ridicolmente sopravvalutati”, ha detto Torsten Sløk, capo economista della società di private equity Apollo. “Vanno e vengono periodi in cui iniziano a formarsi le bolle. E oggi siamo in una bolla negli Stati Uniti e nel mondo della tecnologia”. L’esperto lancia un monito sul fatto che molti portafogli oggi non siano molto diversificati, il che non li mette al riparo dai rischi di ribasso. “Se apro la prima pagina del mio libro di testo di finanza, mi dice che dovrei diversificare. Guardando i portafogli degli investitori ci si pone una domanda: si è diversificati? La risposta è un no molto chiaro”.

Gli investitori rialzisti, tuttavia, sostengono che la forte crescita degli utili delle Big tech e il potenziale dell’intelligenza artificiale di stimolare la produttività giustificano le valutazioni elevate di molte delle più grandi aziende del mondo. “La sorprendente persistenza della performance del mercato azionario statunitense dal 2008 rende difficile andare contro il trend, perché gli oppositori si sono sbagliati molte volte”, ha detto Duncan Lamont, responsabile della ricerca strategica presso il gestore di fondi britannico Schroders.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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