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Wall Street: rally dell’S&P 500 in pausa, cosa aspettarsi ora?

Wall Street: rally dell'S&P 500 in pausa, cosa aspettarsi ora?

Il rally a Wall Street si prende una pausa nell’ultima seduta, con l’S&P 500 che scivola dello 0,38% a 4.267,52 punti, trascinato al ribasso dai titoli tecnologici. Gli investitori hanno deciso di prendere profitto, dopo il grande rally alimentato dall’intelligenza artificiale. Per lo stesso motivo, il Nasdaq è arretrato dell’1,29% a 3.104,89 punti.

Dai minimi di ottobre, l’S&P 500 ha guadagnato quasi il 20%, avvicinandosi a quello che è un territorio rialzista per l’indice. La spinta in tutti questi mesi è derivata dai segnali di forza dell’economia americana che hanno scacciato per ora la minaccia di una recessione, nonostante la politica monetaria sui tassi d’interesse più aggressiva degli ultimi 40 anni adottata dalla Federal Reserve da marzo dello scorso anno.

A ciò si è aggiunto il sollievo per l’accordo sull’innalzamento al tetto al debito USA, che ha scongiurato il primo clamoroso default degli Stati Uniti da quando è stato introdotto il limite nel 1917. Il rialzo delle ultime settimane è stato però caratterizzato soprattutto dal grande entusiasmo intorno all’intelligenza artificiale, a seguito dell’ultima chiamata agli utili di Nvidia di mercoledì 24 maggio. Nell’occasione, la Big Tech ha riportato numeri eccellenti e una guidance da sogno proprio perché basata sulla nuova tecnologia.

 

Wall Street: cosa aspettarsi sull’S&P 500?

Dopo la battuta d’arresto dei listini americani, rimane vivo il dibattito sulla direzione che potranno prendere nei prossimi mesi. Molti sono ottimisti, ma non mancano gli scettici. Della prima categoria fa parte Brian Belski, chief investment strategist di BMO Capital Markets, che prende spunto dalla forza del mercato del lavoro mostrata dai dati di venerdì scorso per sottolineare il fatto che la Fed può contenere l’inflazione senza danneggiare oltremodo la crescita. “L’inflazione è chiaramente diminuita, eppure la forza del mercato del lavoro è rimasta intatta”, ha scritto lo stratega in una nota. Per questo, BMO ha alzato il suo obiettivo di prezzo per l’S&P 500 portandolo da 4,300 a 4.550 per fine anno.

Keith Lerner, co-chief investment officer di Truist Advisory Services, afferma che “superare il tetto del debito e almeno avere alcuni dati economici che sembrano ok è in realtà sufficiente per attirare l’interesse di alcune persone”. In ragione di questo, Lerner per il 2023 ha spostato il suo intervallo di prezzo dell’S&P 500 da 3.400-4.300 a 3.800-4.500, aggiungendo tra i vari fattori anche il miglioramento delle tendenze degli utili.

Sul fronte degli scettici si posiziona John Lynch, chief investment officer di Comerica Wealth Management, che stima il benchmark americano ai minimi di ottobre, a causa di “tassi di interesse elevati e standard di credito più severi che pesano sull’attività economica per il resto dell’anno”.

Sulla stessa linea è Hans Olsen, chief investment officer di Fiduciary Trust Co, secondo cui l’inversione della curva dei rendimenti mostra che i rischi di recessione rimangono piuttosto elevati. L’esperto cita un altro segnale che definisce inquietante, ossia il fatto che la gran parte del rally dell’S&P 500 sia stato stimolato da poche società a grande capitalizzazione, come Nvidia e Microsoft, per via dell’eccitazione sull’intelligenza artificiale, mentre vaste aree dell’indice hanno languito. Questo significa che, nel momento in cui le mega cap dovessero per qualche motivo invertire, la caduta dell’S&P 500 potrebbe essere fragorosa. “Abbiamo un potente rally all’interno di un mercato orso che deve ancora essere completamente risolto”, ha detto Olsen.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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