Wall Street tratta con la Sec per allentare le regole sulle quotazioni

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Wall Street sta cercando di convincere le autorità di regolamentazione statunitensi ad allentare le normativa sulle società che vogliono diventare pubbliche in modo da favorire le domande di quotazione. Secondo quanto riportato da Reuters, il Nyse e il Nasdaq stanno trattando con la Securities and Exchange Commission per attuare alcune riforme, come la riduzione della quantità di informazioni da divulgare e degli oneri di quotazione. Inoltre chiedono alcune regole che rendano più difficile agli azionisti di minoranza creare difficoltà nelle assemblee societarie. In questo articolo:

 

  • Wall Street: le trattative tra le Borse e la Sec
  • Cosa significa un cambio delle regole

 

Wall Street: le trattative tra le Borse e la Sec

Da quando nel 2012 è stato firmato il Jumpstart Our Business Startups Act dall’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama, si è discusso sull’introduzione di una riforma normativa che regolasse i rapporti tra le Borse e gli investitori. I colloqui attuali sarebbero in corso da diversi mesi, in un contesto in cui il presidente americano Donald Trump vorrebbe mettere in atto una deregolamentazione generale per favorire la crescita economica degli Stati Uniti. Secondo i dati forniti dal Nasdaq, da inizio millennio il numero delle società quotate in Borsa è diminuito del 36% a 4.500. A tenere lontane molte società è stato l’aumento delle normative, nonché gli onerosi requisiti di comunicazione e i costi associati alla quotazione. Una delle aziende che ha deciso di non diventare pubblica per queste ragioni è il colosso SpaceX di Elon Musk, secondo le fonti citate da Reuters.

Le discussioni mirano a risolvere alcune questioni chiave. Ad esempio, si vorrebbe rendere meno costoso per le aziende quotarsi in Borsa e rimanere pubbliche, riducendo le commissioni associate. Un altro punto caldo di dibattito è la possibilità di rendere più facile la raccolta di capitali attraverso la quotazione tramite Spac o società di acquisizione per scopi speciali. La Sec ha attuato un controllo minuzioso negli ultimi anni su questi organismi, in quanto ha interpretato tali accordi come un modo per aggirare le normative sulle quotazioni aggrappandosi a società già pubbliche. Inoltre, si discute circa la revisione degli attuali processi di delega, in relazione alle informazioni che le società devono fornire agli azionisti sulla votazione. In pratica, la riforma renderebbe più difficile per gli azionisti attivisti con piccole partecipazioni lanciare concorsi per delega.

“Dobbiamo rendere attraenti i mercati pubblici perché è così che si democratizza l’accesso alle aziende. È un nostro grande obiettivo”, ha affermato il presidente del Nasdaq, Nelson Griggs. Si è unito all’appello Jaime Klima, consigliere generale del Nyse, secondo cui “una regolamentazione efficace ed efficiente è la chiave per mantenere l’attrattiva dei mercati americani”. Dal canto suo, la Sec sta cercando di venire incontro alle richieste, ha detto un portavoce dell’agenzia. L’authority “sta valutando la possibilità di affrontare gli oneri normativi che minano la formazione del capitale, tra cui assicurare che le offerte pubbliche iniziali siano di nuovo qualcosa che le aziende sono ansiose di fare”, ha detto. Del resto, il neo presidente Paul Atkins si è dichiarato disponibile ad allentare le regole che possono ostacolare la formazione del capitale.

 

Cosa significa un cambio delle regole

Un cambiamento significativo delle regole potrebbe generare un boom di quotazioni? Gli esperti di mercato non ne sono del tutto convinti. Secondo Dave Peinsipp, co-presidente del global capital markets practice group dello studio legale Cooley, probabilmente non ci sarà una corsa al rialzo per le Ipo a causa della nuova regolamentazione, in quanto molto “dipenderà dai rendimenti e dalle valutazioni che le aziende possono ottenere”.

A giudizio di Jill Fisch, professoressa di diritto commerciale dell’Università della Pennsylvania, l’allentamento normativo rischia di danneggiare gli investitori e anche gli emittenti. “Storicamente, gli investitori e gli emittenti hanno considerato i mercati dei capitali statunitensi come i migliori al mondo. Ciò è dovuto al sistema normativo”, ha affermato. “Se c’è un’informazione completa, i mercati funzionano meglio. I titoli sono valutati in modo più accurato. Questo è un bene per tutti”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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