Wall Street ha ripreso a correre dopo una settimana altalenante, in cui il rally in corso da lungo tempo ha mostrato qualche segnale di stanchezza. A riportare il buon umore sui mercati è stata l’approvazione di un disegno di legge del Senato americano che potrebbe rappresentare il primo passo verso la fine dello shutdown, che dura ormai da 40 giorni. La strada è però ancora lunga, poiché repubblicani e democratici restano distanti sul tema chiave – la spesa sanitaria – che ha provocato lo scontro politico paralizzando le attività nel Paese. Tuttavia, rispetto allo stallo totale, si è mosso qualcosa e, se la Camera darà il via libera, con la firma del presidente Donald Trump arriverà una boccata d’ossigeno per l’economia e per i mercati.
In questo articolo:
- Wall Street: il rally continuerà grazie agli utili aziendali
- Il nodo della tecnologia
Wall Street: il rally continuerà grazie agli utili aziendali
Lo shutdown negli Stati Uniti potrebbe costare all’economia statunitense circa 15 miliardi di dollari a settimana, secondo le stime del Congressional Budget Office. L’aspettativa di un danno così rilevante rappresenta indubbiamente un vento contrario per Wall Street. Tuttavia, non è stato l’unico fattore a mettere pressione alle azioni statunitensi negli ultimi tempi. Una Federal Reserve più cauta sull’allentamento dei tassi di interesse e le preoccupazioni per le ingenti spese delle grandi aziende tecnologiche sull’intelligenza artificiale hanno costituito altri elementi di tensione.
Secondo Michael Wilson, strategist di Morgan Stanley, esiste però un catalizzatore in grado di sovrastare tutto il resto: gli utili aziendali. A suo avviso, i solidi guadagni societari alimenteranno il rally di Wall Street nel 2026, mentre i rischi derivanti dalle incertezze sui tassi si riveleranno di breve durata. “Ci sono chiari segnali che sia in corso una ripresa degli utili e che le aziende statunitensi stiano godendo di un migliore potere di determinazione dei prezzi”, ha scritto in una nota. “Sebbene gli attacchi rispetto alla guida della Federal Reserve e lo shutdown abbiano pesato sulla recente azione dei prezzi, si tratta di venti contrari temporanei sulla strada per un solido 2026, guidato dalla crescita degli utili”.
I conti dell’ultimo trimestre delle società che compongono l’indice S&P 500 hanno mostrato segnali molto incoraggianti sotto il profilo dei guadagni, balzati in media del 14,6%, raddoppiando le aspettative degli analisti (dati Bloomberg). Secondo Chris Zaccarelli, direttore degli investimenti di Northlight Asset Management, “le aziende americane continuano a essere resilienti: dai dazi al rallentamento del mercato del lavoro, fino alle disfunzioni del Congresso”. L’esperto ha aggiunto che “è sorprendente che lo shutdown sia durato così a lungo” ma “non abbiamo visto un impatto eccessivo sull’economia o sugli utili aziendali”.
Il nodo della tecnologia
Il dubbio che affligge molti investitori riguarda il settore tecnologico. Da anni il comparto tech è il principale motore delle performance eccezionali di Wall Street e, recentemente, il boom dell’intelligenza artificiale ha dato ulteriore slancio. Le Big tech, tuttavia, si sono impegnate in piani di spesa ingenti: Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta hanno previsto complessivamente circa 400 miliardi di dollari di investimenti in AI (Artificial Intelligence) per il 2025, con un’ulteriore crescita attesa per il 2026. Il punto interrogativo è se queste spese genereranno ritorni in termini di ricavi e profitti tali da giustificare un’esposizione così elevata.
Gli strategist di Ubs restano ottimisti e prevedono che la tecnologia guiderà ancora la maggior parte della crescita degli utili negli Stati Uniti il prossimo anno. Nel complesso, stimano che l’indice S&P 500 possa raggiungere 7.500 punti entro la fine del 2026, il che implica un potenziale rialzo di oltre l’11% rispetto all’ultima chiusura di venerdì scorso a 6.729 punti. Secondo John Stoltzfus, strategist di Oppenheimer Asset Management, “è troppo presto per rinunciare ai produttori di chip e alle prospettive legate all’intelligenza artificiale”. A suo avviso, l’indebolimento recente delle azioni tecnologiche appare più come un calo temporaneo “piuttosto che l’inizio di un periodo di declino più serio”.









