La lunga asta per il controllo di Warner Bros Discovery arriva a un punto di svolta: il consiglio di amministrazione ha giudicato “superiore” l’ultima proposta di Paramount Skydance e Netflix ha scelto di non rilanciare, ritirandosi dalla gara. L’operazione, tutta in contanti, valuta Warner 31 dollari per azione e prevede una struttura di penali e garanzie senza precedenti, con il sostegno finanziario di Larry Ellison, fondatore di Oracle e padre di David Ellison, ceo di Paramount.
Restano da completare i passaggi formali, dalla risoluzione dell’accordo già firmato con Netflix al voto del board, ma il perimetro che si va delineando è quello di un nuovo polo dell’entertainment destinato a misurarsi con gli altri major globali, con un elemento peculiare: il sostegno, sempre meno implicito e sempre più visibile, che arriva dalla Casa Bianca.
In questo articolo:
- Warner Bros, Paramount strappa il vantaggio su Netflix
- Paramount e Netflix, una battaglia all’ultimo “film”
- Un nuovo polo tra cinema e streaming
- Nel risiko di Hollywood entra (e vince) anche Trump
Warner Bros, Paramount strappa il vantaggio su Netflix
Paramount Skydance è emersa vincitrice da una battaglia durata mesi per acquisire Warner Bros Discovery, dopo che Netflix giovedì ha comunicato di non voler aumentare la propria offerta da 27,75 dollari per azione.
In una nota, il gruppo guidato dai co-amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters ha spiegato che, ai prezzi necessari per pareggiare la proposta rivista di Paramount, l’operazione “non è più finanziariamente allettante” e che la società intende mantenere una linea di disciplina nell’allocazione del capitale.
La nuova offerta di Paramount prevede 31 dollari per azione in contanti per l’intero capitale Warner, accompagnati da una serie di impegni aggiuntivi: una penale da 7 miliardi di dollari qualora l’operazione venisse bloccata dalle autorità antitrust e l’assunzione della penale da 2,8 miliardi che Warner sarebbe tenuta a corrispondere a Netflix per la risoluzione del merger agreement firmato a dicembre.
L’“Ellison Trust” ha aumentato il proprio impegno in equity a 45,7 miliardi di dollari, mentre il pool di finanziatori guidato da Bank of America, Citi e Apollo ha portato il debt financing complessivo a 57,5 miliardi.
Pur non avendo ancora sciolto formalmente il contratto con Netflix, il consiglio di amministrazione di Warner ha notificato che la nuova proposta di Paramount Skydance costituisce un’offerta superiore.
L’amministratore delegato David Zaslav ha parlato di “valore enorme” per gli azionisti e di entusiasmo per il potenziale di un gruppo integrato Paramount-Warner, mentre l’investitore attivista Ancora Holdings – azionista Warner – ha definito la decisione di Netflix di non rilanciare un passaggio che apre la strada a una liquidità più elevata per i soci e a un percorso più praticabile verso le approvazioni governative.
In Borsa, la decisione di Netflix di sfilarsi dalla gara è stata inizialmente accolta positivamente dagli investitori: il titolo ha registrato guadagni superiori al 10% dopo l’annuncio del ritiro, segno dell’apprezzamento per la scelta di non impegnare ulteriori risorse in un’acquisizione percepita come sempre più onerosa. Al close di giovedì, le azioni Netflix si muovono nell’area degli 80 dollari, mentre Warner Bros Discovery scambia poco sotto i 29 dollari e Paramount Skydance intorno agli 11 dollari, con variazioni più contenute.
Paramount e Netflix, una battaglia all’ultimo “film”
Per ricostruire la strategia del board di Warner Bros occorre tornare a dicembre 2025, quando il gruppo aveva annunciato un accordo preliminare con Netflix per la cessione delle attività di studio e streaming. Quel deal, da circa 82,7 miliardi di dollari di enterprise value e 72 miliardi di equity value, prevedeva 27,75 dollari per azione e la separazione delle attività “legacy” di Discovery Global, con canali lineari come Cnn, Tlc, Food Network e Hgtv destinati a rimanere fuori dal perimetro dell’operazione.
La scelta era stata letta come un compromesso tra valorizzazione economica e certezza di esecuzione: controparte con bilanci solidi, piano di integrazione definito e percorso regolamentare ritenuto gestibile.
Parallelamente, Paramount Skydance aveva avviato una serie di offerte ostili per l’intero perimetro Warner, inizialmente respinte dal board, che a ottobre 2025 aveva bocciato una proposta da 20 dollari per azione e a dicembre aveva definito “illusoria” una successiva offerta da 30 dollari per azione e 108,4 miliardi complessivi.
Nel febbraio 2026, però, Paramount ha rimodulato la propria proposta mantenendo il prezzo per azione ma introducendo una “ticking fee” trimestrale da 25 centesimi a partire dal 2027, l’impegno a coprire interamente la break-up fee dovuta a Netflix e il sostegno al piano di debt exchange di Warner, con l’obiettivo dichiarato di rispondere ai rilievi del board in termini di rischio regolamentare e struttura finanziaria. In queste settimane il fronte degli azionisti si è progressivamente spostato: Ancora Holding ha minacciato di votare contro il deal con Netflix e di sostenere la proposta Paramount, fino a valutare una proxy fight se il board non avesse avviato un confronto pieno con la nuova controparte. Il 24-25 febbraio Warner ha riconosciuto che la nuova offerta da 31 dollari per azione presentata da Paramount Skydance poteva risultare superiore a quella di Netflix, concedendo a quest’ultima quattro giorni lavorativi per rivedere i termini.
La decisione odierna di Netflix di non rilanciare chiude, di fatto, la fase di concorrenza diretta tra i due pretendenti e apre la strada alla redazione dell’accordo di fusione con Paramount, che il board dovrà ora votare.
Un nuovo polo tra cinema e streaming
Sul piano industriale, la combinazione Paramount-Warner metterebbe sotto lo stesso tetto due major storiche di Hollywood, i cataloghi Warner Bros e Paramount Pictures, i franchise globali di Hbo e Dc da un lato e quelli di Star Trek e Mission: Impossible dall’altro, oltre a una costellazione di canali e marchi che include Hbo, Discovery, Cnn, Cbs, Nickelodeon e Mtv. Dal lato streaming, l’operazione unirebbe le piattaforme Hbo Max, Discovery+ e Paramount+, creando un player con una base abbonati più ampia e un’offerta di contenuti che copre cinema, serie, sport e factual entertainment.
Analisi di settore sottolineano che, se completata, la fusione potrebbe ridisegnare gli equilibri competitivi rispetto ai grandi gruppi tecnologici che presidiano lo streaming globale, pur con una scala ancora inferiore a quella di Netflix. Il dossier resta però sotto stretto esame regolamentare.
Negli Stati Uniti, la proposta è destinata a passare al vaglio del Dipartimento di Giustizia e delle authority federali competenti, mentre il procuratore generale della California Rob Bonta ha già annunciato un’indagine specifica sull’impatto dell’operazione in termini di concorrenza, occupazione e scelta per i consumatori. In Congresso, alcuni senatori democratici hanno espresso timori per un’ulteriore concentrazione nel settore media, mentre in Europa le autorità antitrust potrebbero aprire dossier sui mercati locali della pay-TV e dello streaming.
Nel risiko di Hollywood entra (e vince) anche Trump
La partita per Warner Bros Discovery si è intrecciata fin dall’inizio con la Casa Bianca e con la rete di rapporti del presidente Donald Trump. Larry e David Ellison, vicini al presidente, lo hanno incontrato più volte negli ultimi mesi e David Ellison ha assistito al discorso sullo stato dell’Unione tenuto lo scorso 24 febbraio. Anche Ted Sarandos, co-ceo di Netflix, ha visto Trump in forma riservata nello Studio Ovale a novembre ed è poi tornato a Washington per illustrare la transazione ai vertici del Dipartimento di Giustizia, che hanno assicurato un’analisi imparziale ma approfondita dell’operazione. La visita è arrivata due giorni dopo che Trump aveva invitato pubblicamente Netflix a licenziare la consigliera Susan Rice, ex ambasciatrice Onu nell’amministrazione Obama.
Sul fronte Paramount, lo studio Skydance di David Ellison ha rilevato il controllo del gruppo lo scorso anno, in un’operazione approvata dall’amministrazione Trump dopo il pagamento di 16 milioni di dollari per chiudere una causa sul programma “60 Minutes”. Ellison ha successivamente nominato Bari Weiss a capo di Cbs News, promettendo una linea più centrista, mentre nel settore circolano interrogativi su come potrebbe cambiare anche Cnn se l’operazione Warner dovesse andare a buon fine. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, David Ellison avrebbe assicurato a Trump che, in caso di acquisizione, l’emittente sarebbe oggetto di cambiamenti significativi, anche sul piano editoriale. Il presidente, che da anni contesta apertamente la linea del canale all news, avrebbe più volte confidato il desiderio di vederlo passare a una nuova proprietà e con una programmazione diversa. Le stesse fonti riferiscono che, dopo la prima preferenza accordata all’offerta di Netflix, Larry Ellison avrebbe telefonato a Trump sostenendo che quell’operazione avrebbe danneggiato la concorrenza.
Questo scambio tra richieste politiche e promesse dei potenziali acquirenti mostra quanto il controllo dei grandi network resti una leva di potere e quanto una fusione industriale possa trasformarsi, nei fatti, in un passaggio che ridefinisce gli equilibri dell’informazione più di quanto emerga nei comunicati ufficiali.









