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X.AI: cos’è e come funziona l’intelligenza artificiale di Elon Musk

X.AI: cos'è e come funziona l'intelligenza artificiale di Elon Musk

Elon Musk ha fondato una nuova startup, X.AI, per sfidare Microsoft, Google e i colossi cinesi nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il numero uno di Tesla ha usato la X come per il nome dell’ultimo dei suoi sette figli, X.com (la sua prima società Fintech), SpaceX (l’azienda aerospaziale di razzi riutilizzabili) e XCorp, la super app sul modello della cinese WeChat che trasformerà radicalmente Twitter. La holding che integra il social network ha sede legale in Nevada, dove a marzo è nata proprio X.AI.

 

X.AI: la startup di Elon Musk per l’intelligenza artificiale

Il motore dei software che daranno vita all’intelligenza artificiale di Musk partirà con una dotazione di 10.000 schede video GPU, prodotte dalla californiana Nvidia. Il magnate ha reclutato come responsabili tecnici del progetto Igor Babuschkin e Manuel Kroiss, i due research engineer di DeepMind, il ramo AI inglese di Alphabet, la holding a cui fa capo Google.

All’ex banchiere di Morgan Stanley Jared Birchall – il CEO di Neuralink, fixer di fiducia di Musk (quello che “risolve problemi” come il Mr. Wolf di Pulp Fiction) e responsabile del suo ufficio personale – è affidata la gestione finanziaria. Al momento, il guru delle auto elettriche non ha diffuso ulteriori dettagli sulla creazione di X.AI e sugli obiettivi che si prefigge. La startup è stata registrata il 9 marzo scorso, come segnala il Wall Street Journal.

La posizione dell’imprenditore di origini sudafricane sull’IA resta comunque ambigua. Musk fa parte del gruppo di 1.800 uomini d’affari, scienziati e accademici che hanno pubblicato su Future of Life la lettera aperta Pause Giant AI Experiments per chiedere lo stop immediato di almeno sei mesi allo sviluppo di IA più avanzate, in grado di cambiare il mondo del lavoro e potenzialmente pericolose per il futuro della società e dell’umanità.

 

TruthGPT: il chatbot di Musk che replica a OpenAI

La risposta di Musk a ChatGPT dei suoi ex soci di OpenAI (ha contribuito a crearla nel 2015 con Sam Altman) e a Bard di Google ha già un nome: si chiama TruthGPT. È una piattaforma che punta a ribaltare il modello GPT-4. Quando il multimiliardario ha lasciato OpenAI, la realtà californiana è diventata una vera e propria società, capace di raccogliere un miliardo di dollari di investimenti da parte di Microsoft.

Da allora, Musk critica ferocemente la direzione intrapresa da OpenAI, divenuta una “closed source” (un software di proprietà riservata) troppo improntata al profitto e poco alla trasparenza e alla sicurezza. Allo stesso modo considera lo sviluppo di ChatGPT, trasformato in un algoritmo imparziale, “addestrato” a fornire risposte false, veicolo di una pericolosa disinformazione e con un approccio troppo woke, tipico della Silicon Valley e della sinistra liberal statunitense.

 

L’accusa a OpenAI: ChatGPT è troppo woke

“Ho intenzione di iniziare a lavorare a qualcosa che chiamerò TruthGPT o al massimo a una IA che andrà alla ricerca della verità e che cercherà di comprendere la natura dell’universo“, ha dichiarato Musk in un’intervista concessa a Tucker Carlson su Fox News. Il suo TruthGPT “potrebbe essere il miglior percorso per la sicurezza”, una “terza alternativa” a ChatGPT e Bard che “difficilmente annienterà gli esseri umani”. Musk è convinto che l’IA “è più pericolosa di una cattiva progettazione o manutenzione di aerei o di una pessima produzione di automobili: ha un potenziale di distruzione della civiltà”.

Per altro, TruthGPT echeggia nel nome Truth, il social network fondato da Donald Trump con la sua Trump Media & Technology Group per combattere le Big Tech “talebane” della Silicon Valley e il “consorzio dei media liberal”. L’ex Presidente degli Stati Uniti ha lanciato la piattaforma poco dopo essere stato bannato da Twitter, Facebook e YouTube a causa del suo ruolo di “agitatore” delle proteste avvenute in seguito delle elezioni del 3 novembre 2020.

Il timore di Musk è che gli algoritmi generativi, diventati ormai un business miliardario, abbiano la possibilità di manipolare l’opinione pubblica. In passato il tycoon ha incontrato a Washington l’ex Presidente Barack Obama, il quale durante il suo mandato ha spesso incoraggiato il Congresso ad una regolamentazione dell’IA.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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