A Wall Street torna la calma, ma per la storia la correzione continuerà

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Le acque sembrano essersi calmate a Wall Street dopo la grande paura della scorsa settimana. L’indice della volatilità VIX Cboe è letteralmente crollato da quel fatidico 5 agosto in cui i mercati azionari sono stati travolti da un feroce sell-off. Da allora, l’indicatore della paura è passato da un picco di 38,57 a circa 20.

Alcune situazioni hanno contribuito a dissipare l’ansia degli investitori. In primo luogo, i dati sulle richieste settimanali di disoccupazione negli Stati Uniti sono stati migliori del previsto, allontanando almeno momentaneamente lo spettro di una recessione intravisto con la lettura shock del mercato del lavoro del 2 agosto. In secondo luogo, le dichiarazioni accomodanti del vice-governatore della Bank of Japan, Shinichi Uchida, sono servite per frenare le liquidazioni delle posizioni del carry trade in yen. Queste ultime avevano innescato una vendita massiccia delle azioni per rimborsare i prestiti nella valuta giapponese, dopo che la BoJ aveva aumentato i tassi di interesse di un quarto di punto nell’ultima riunione di fine luglio.

Secondo Mandy Xu, responsabile dell’intelligence sul mercato dei derivati presso Cboe Global Markets, il crollo del mercato e il suo successivo rimbalzo indicano una riduzione del rischio guidata dal posizionamento. “Quello che abbiamo visto lunedì 5 agosto è stato davvero isolato al mercato azionario e al mercato FX. Non abbiamo visto un aumento proporzionale della volatilità nelle altre classi di attività, come nei tassi e nel credito”, ha detto.

 

Wall Street: perché potrebbe tornare la paura

In questo momento gli investitori sembrano in attesa di vedere quali azioni compiere a seguito di alcuni grandi appuntamenti di questo mese. Domani verranno rilasciati i dati sull’inflazione USA che diranno quanto spazio avrà la Federal Reserve per tagliare i tassi di interesse nel meeting del 17-18 settembre. Il 23 agosto parlerà il governatore della Banca centrale USA, Jerome Powell, al simposio di Jackson Hole e potrebbe dare indicazioni sul percorso che seguirà la Fed da qui alla fine dell’anno. Il 28 agosto, invece, tutti gli occhi saranno puntati sulla trimestrale di Nvidia che dovranno dire se l’intelligenza artificiale sia veramente una tecnologia rivoluzionaria o solamente una bolla. Insomma, c’è parecchio materiale per creare turbolenze nei mercati.

Intanto, qualche dato storico non lascia del tutto tranquilli gli investitori a Wall Street. Secondo un’analisi condotta da Reuters, dopo un’esplosione del VIX, per mesi rimane solitamente una certa agitazione nelle Borse. In sostanza l’indicatore, una volta che chiude sopra 35, impiega in media 170 sessioni per tornare alla sua mediana a lungo termine di 17,6. A giudizio di Nicholas Colas, co-fondatore di DataTrek Research, perché torni effettivamente la calma sui mercati è necessario che l’indice della paura rimanga sotto la sua media di lungo termine per un certo periodo. “Fino a quando il VIX non scenderà al di sotto di 19,5 per almeno alcuni giorni, dobbiamo rispettare l’incertezza del mercato e rimanere umili nel cercare di toccare i minimi nei mercati o nei singoli titoli”, ha detto.

Un altro aspetto storico allarmante riguarda l’S&P 500. Stando ai dati risalenti al 1929, Reuters evidenzia che nei 28 casi in cui l’indice è arrivato entro l’1,5% dalla conferma di una correzione, ha poi continuato a farlo in 20 casi in un arco medio di 26 sessioni. La correzione non è stata confermata in 8 casi, ma il benchmark ha impiegato una media di 61 sedute per raggiungere un nuovo massimo.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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