Il mercato ha iniziato a chiedersi se la prossima vittima dell’intelligenza artificiale possa essere proprio una parte del software che finora sembrava più protetta. A inizio febbraio un’ondata di vendite ha colpito in modo trasversale il comparto del software e dei servizi informativi, travolgendo titoli che fino a poche settimane prima venivano considerati presidi solidi dell’economia digitale. Goldman Sachs Research propone un’analisi che cerca di capire se l’intelligenza artificiale agentica sia destinata ad ampliare il mercato del software oppure a incrinare il vantaggio competitivo su cui i gruppi storici hanno costruito valore e leadership.
In questo articolo:
- Crollo del settore software, cosa è successo a febbraio
- AI non cancella il software, ma ne cambia gli equilibri
- Software, la stabilizzazione passa dai conti
Crollo del settore software, cosa è successo a febbraio
Prima di entrare nel merito dell’analisi, facciamo un passo indietro e cerchiamo di ricordare cosa è accaduto a inizio febbraio sui mercati. Le vendite si sono concentrate sui titoli del software, dell’editoria professionale e dell’analisi dei dati, cioè su società che negli anni hanno costruito posizioni forti grazie a contenuti proprietari, workflow integrati e piattaforme difficili da sostituire. RELX, gruppo anglo-olandese attivo nei dati legali, scientifici e finanziari, è stato tra i nomi più colpiti, arrivando a perdere oltre il 14% in una sola seduta. Wolters Kluwer, altro gruppo storico del software informativo, ha ceduto circa il 15% nelle ultime settimane. Sotto pressione anche Experian, specializzata nei dati di credito, Sage Group, punto di riferimento nel software gestionale, e London Stock Exchange Group, sempre più esposta al business dei dati dopo l’acquisizione di Refinitiv.
AI non cancella il software, ma ne cambia gli equilibri
Nel dibattito aperto da Goldman Sachs, Gabriela Borges, analista US Software, sostiene che l’intelligenza artificiale non “mangerà” il software perché l’AI è essa stessa software, cioè codice costruito per eseguire compiti. La sua tesi è che il mercato possa espandersi, ma in un contesto molto più competitivo, perché l’AI abbassa il costo del codice e riduce alcune barriere all’ingresso. Il rischio per gli operatori storici è che i nuovi entranti nativi AI conquistino la parte più dinamica della nuova catena del valore, mentre agli incumbent resti soprattutto il ruolo di “system of record”, destinato a pesare meno nello stack complessivo.
Rick Sherlund, fondatore e ceo di Sherlund Partners, legge questa fase come una trasformazione profonda ma non come una fine del software: a suo giudizio il settore sta entrando in una nuova fase, costruita su large language models e agenti intelligenti, che richiede una riarchitettura dei sistemi esistenti. Sulla stessa linea si colloca Sanjay Poonen, ceo e president di Cohesity, secondo cui i gruppi legacy devono essere pronti non solo ad aggiungere funzionalità AI, ma anche a ripensare in profondità le proprie piattaforme.
Software, la stabilizzazione passa dai conti
Il punto, per gli strategist, è che la stabilizzazione difficilmente arriverà in tempi rapidi. Ben Snider, chief US equity strategist di Goldman Sachs, osserva che nei settori esposti a una discontinuità strutturale i titoli tendono a trovare un nuovo equilibrio solo quando si stabilizzano anche gli utili. È in quel momento, in sostanza, che i numeri iniziano a confermare o smentire la narrativa prevalente. Anche per questo il messaggio che emerge dagli analisti non è quello di una scommessa binaria sulla sopravvivenza o sul collasso del software, ma quello della selettività. L’attenzione si sposta sulle società capaci di difendere i propri margini, preservare il prezzo per utente e sfruttare vantaggi competitivi che non possono essere replicati rapidamente dai nuovi operatori. Sherlund sostiene che “gli investitori devono valutare attentamente quali aziende sono più esposte alle perturbazioni e quali possiedono flussi di lavoro complessi che sono più difficili da invadere” e considera le aziende più promettenti come “quelle che stanno facendo il lavoro pesante per riprogettare la propria struttura mettendo gli LLM al centro e costruendo robusti framework agentici”.
La pressione di mercato, intanto, si è già allargata oltre il solo software e coinvolge altri settori percepiti come esposti alla nuova ondata di automazione intelligente, rafforzando l’idea che il tema non sia più soltanto tecnologico, ma profondamente finanziario.









