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Amundi: ecco perché ha acquistato il gestore svizzero Alpha

Il logo di Amundi nella parte alta della sede di Boulevard Pasteur a Parigi

Amundi si espande nei mercati privati con l’acquisizione del gestore patrimoniale svizzero Alpha Associates, che ha in gestione circa 8,5 miliardi di euro di attività. Il più grande asset manager europeo pagherà una cifra fino a 350 milioni di euro, di cui 160 milioni subito e fino a 190 milioni scalettati nei prossimi cinque anni in funzione dei risultati conseguiti da Alpha. Secondo quanto riportato dalla società francese, con questo accordo la stessa rafforzerà il suo business in aree come il private debt, il private equity, il venture capital e le infrastrutture, con un’espansione fino a 20 miliardi di euro. A livello territoriale, aumenterà la sua presenza in Svizzera, Germania e Austria.

L’acquisizione di Alpha Associates “consentirà di ampliare in modo significativo la nostra base di clienti, le nostre capacità e la nostra offerta di prodotti, in un mercato promettente”, ha affermato l’amministratore delegato di Amundi, Valerie Baudson. La mossa “è interessante perché non si rivolge solo ai clienti istituzionali, ma anche alle potenziali esigenze dei clienti privati”, in linea con “l’obiettivo strategico di aumentare la nostra presenza negli asset alternativi e reali in Europa” ha aggiunto. Stando alle previsioni del colosso dell’asset management, il ritorno sull’investimento per l’azienda sarà di oltre il 13% in tre anni, grazie anche alle sinergie sui ricavi.

 

Cosa significa per il settore degli investimenti alternativi

L’accordo tra Amundi e Alpha Associates arriva in un contesto in cui altri grandi gestori hanno effettuato operazioni simili per espandere il business nel mercato degli investimenti alternativi. Il mese scorso, BlackRock ha siglato un’intesa per acquisire Global Infrastructure Partners per circa 12,5 miliardi di dollari. Ma anche Franklin Templeton e T. Rowe Price si sono mosse nella stessa direzione. L’acquisizione di Alpha Associates è più piccola, ma segue una serie di acquisti come Pioneer Investments e Lyxor. Inoltre, rientra in un piano di investimenti di circa 2 miliardi di euro destinati alle operazioni di M&A entro il 2025.

Tutto questo movimenta l’industria del capitale privato,che secondo il fornitore di dati Preqin passerà da un valore di oltre 10.000 miliardi di dollari del 2021 a quasi 18.000 miliardi di dollari entro il 2026. In tale ambito, gli investitori retail potranno essere protagonisti, riducendo il gap con gli istituzionali in termini di allocazioni ai mercati privati.

 

Amundi: i dati trimestrali

Contestualmente, Amundi ha presentato i dati del quarto trimestre 2023, che hanno riportato ricavi rettificati – che escludono l’ammortamento delle attività immateriali e i costi di integrazione di Lyxor nel quarto trimestre e nell’intero anno 2022 – in crescita del 2,1% rispetto al 2022, a 3,2 miliardi di euro.

Il risultato è scaturito dall’inversione di tendenza dei proventi finanziari netti (80 milioni rispetto a -48 milioni nel 2022), principalmente relativi agli elevati rendimenti offerti dai tassi a breve termine in Europa nel 2023 mentre erano stati negativi per gran parte del 2022. Anche i ricavi di Amundi Technology hanno registrato una forte crescita (+23,6% anno su anno a 60 milioni di euro), grazie all’acquisizione di 10 nuovi clienti nel 2023 e all’incremento dei ricavi da licenze.

L’utile netto rettificato è stato di 1,22 miliardi di euro, in crescita del 3,9% su base annua, grazie a una solida performance operativa. Le masse gestite di Amundi al 31 dicembre 2023 sono salite del 7% in un anno rispetto al 2022 e del 3,2% in confronto a fine settembre 2023, attestandosi a 2.037 miliardi di euro.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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