Gli assetti proprietari delle società italiane quotate nel 2024: i dati Consob

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Sono sempre più rilevanti gli investitori istituzionali negli assetti proprietari delle società italiane quotate in Borsa. Lo rileva la Consob nel rapporto Corporate Governance del 2025. L’organo di vigilanza del mercato finanziario evidenzia che alla fine del 2024, per la prima volta dal 2019, è cresciuta di tre punti percentuali (27% dal 24% dell’anno precedente) la quota di imprese in Piazza Affari che contano nell’azionariato investitori istituzionali, in particolare esteri (21,5% di società contro il 19% del 2023).

La 13esima edizione del report sulla corporate governance delle quotate italiane nel mercato regolamentato (Euronext Milan, organizzato e gestito da Borsa Italiana) dettaglia nello specifico l’articolazione degli assetti proprietari, le caratteristiche degli organi societari, le politiche di remunerazione e le operazioni con parti correlate. Luca Filippa, direttore generale dell’Authority, sottolinea che “per la prima volta viene presentata una mappatura dell’interazione tra società, azionisti e altri stakeholder, che dà conto dell’intenso dialogo in corso”.

 

In questo articolo:

 

  • Gli assetti proprietari delle società italiane quotate
  • Il voto maggiorato e i modelli di governance
  • Poche donne ceo ma ESG sempre più centrale

 

Gli assetti proprietari delle società italiane quotate

L’identikit della Consob mette in luce che gli investitori istituzionali detengono 71 partecipazioni in 53 società e nell’insieme sono azionisti meno rilevanti nelle Pmi, con una minore frequenza (14 piccole e medie imprese) rispetto alle altre quotate (29 altre società). Ma ci sono notevoli differenze tra investitori domestici e stranieri. Gli italiani privilegiano investire nelle Pmi, con 15 partecipazioni rilevanti detenute in 12 piccole e medie imprese e in 4 non Pmi; gli esteri prediligono la diversificazione, scegliendo società a elevata capitalizzazione con 35 partecipazioni in 26 non Pmi a fronte di 17 partecipazioni in 16 Pmi.

Il rapporto dell’Authority conferma che la concentrazione proprietaria nelle quotate italiane rimane elevata: la quota del primo azionista risulta in media pari al 48%, un dato inferiore a quello raggiunto nel 2023 e in leggero aumento rispetto al 2011, quando aveva toccato il 46%. Le azzurre presenti a Piazza Affari sono per lo più controllate da famiglie (nel 60% dei casi), con lo Stato e gli altri enti locali che continuano a rappresentare l’azionista di riferimento nel 13% dei casi.

La Consob registra alla fine del 2023 la presenza di amministratori family (azionisti di controllo o a essi collegati) in 118 società per il 57% del totale, pari a oltre il 90% di quelle a controllo familiare. Questa presenza pesa in media per il 15% degli incarichi complessivi, con un picco del 25% nelle imprese a controllo familiare. In generale, il peso degli amministratori family è più elevato nelle Pmi e nelle società del segmento Star, dove raggiunge un quinto degli incarichi.

 

Il voto maggiorato e i modelli di governance

Diminuisce il numero di emittenti che hanno introdotto il voto maggiorato in statuto: si passa dai 74 del 2023 (il 16,8% del valore totale di mercato) ai 72 di fine 2024, pari al 14,7% del valore totale. Tra questi 72 emittenti, 10 hanno previsto un voto maggiorato rafforzato, inserendo la possibilità di maturare fino a 10 voti per azione in otto casi e fino a 3 voti in due casi.

La maggioranza delle società italiane quotate adotta una modello tradizionale di governance, con la presenza di un Consiglio di amministrazione e di un Collegio sindacale e comitati endoconsiliari nominati in quasi tutte le imprese. A crescere nel 2024 secondo i dati Consob è però il sistema monistico di amministrazione e controllo, con un unico organo amministrativo: questo modello più accentrato è evidente soprattutto nelle piccole e medie imprese, con +6 società che hanno adottato questo approccio pari a circa l’11% in termini di capitalizzazione di mercato.

 

Poche donne ceo ma ESG sempre più centrale

Sul piano sociale e della parità di genere, si conferma un allarmante gender gap nelle posizioni apicali: le donne continuano a ricoprire raramente il ruolo di amministratrice delegata (il 2,2% dei casi) o di presidente del consiglio di amministrazione (il 3,5%). Le presenze femminili negli organi sociali delle quotate arriva al 43% delle posizioni, poco sopra la soglia minima del 40% prevista dalla legge. L’interlocking, ovvero tutte quelle situazioni in cui l’amministratore di una società siede anche nel board di un’altra, coinvolge il 27,6% delle donne: una percentuale superiore a quella maschile, ma in picchiata dal 34,9% del 2019.

In compenso, cresce rispetto agli anni precedenti la percentuale di società in cui le donne sono rappresentate al pari o più degli uomini nell’organo di amministrazione: il 19% dei cda nel 2024, rispetto al 15% del 2023. Discorso diverso per l’attenzione dei consigli di amministrazione verso le tematiche ESG sulla sostenibilità ambientale, sociale e di governance delle imprese: a fine 2023 i comitati di sostenibilità sono presenti nel 68% delle quotate, a fronte del 61% del 2022 e del 20% nel 2017. Crescono pure gli emittenti che hanno scelto di affidare le competenze in materia Esg a un comitato ad hoc specificamente dedicato: da 38 a 48 imprese, ovvero dal 19% al 23% del totale.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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