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Auto elettriche: ecco come la Cina vuol vincere la partita

Auto elettriche: ecco come la Cina vuol vincere la partita

Negli ultimi 40 anni il rapporto di forza tra Cina ed Europa sul fronte automobilistico si è invertito: negli anni ’80 erano le aziende europee che dominavano a Pechino, trovando di fronte scarsa competizione; ora invece i produttori di auto elettriche cinesi stanno conquistando il Vecchio continente. Le vendite in Europa delle case automobilistiche del Paese guidato da Xi Jinping sono alquanto modeste, ma i numero delle consegne stanno crescendo.

Nel 2023, ad esempio, le vendite di BYD in Europa sono triplicate a 15 mila unità. Il colosso cinese – diventato il più grande venditore di veicoli elettrici al mondo – ha in programma una serie di lanci nei prossimi cinque anni in territorio europeo, dopo aver messo sul mercato 6 nuovi modelli lo scorso anno. Allo stesso modo, altre due grandi aziende cinesi saranno protagoniste: Chery lancerà otto modelli nei prossimi due anni con i marchi Omodo e Jaecoo; mentre Great Wall prevede un nuovo modello l’anno per i cinque anni a venire.

Se si fa il paragone con Tesla, in questo momento non c’è confronto. La casa automobilistica americana è ferma ai due modelli 3 e Y, mentre sta registrando un calo delle vendite in Europa, così come a livello globale senza aver effettuato una vera programmazione.

 

Auto elettriche: ecco il segreto della Cina

In che modo le aziende cinesi stanno conquistando l’Europa? Per anni i produttori della seconda superpotenza economica mondiale hanno studiato a fondo il mercato europeo, valutando attentamente le preferenze dei consumatori. A questo scopo hanno assunto grandi esperti del settore e selezionato i distributori che avevano una grande conoscenza a livello locale. Ora stanno puntando molto sul marketing, sulle sponsorizzazioni di eventi sportivi di grande rilievo per far conoscere i loro marchi, sulla rete di concessionari e anche sull’assistenza e riparazione per fornire un servizio molto apprezzato dagli acquirenti di auto.

Aziende come BYD, poi, hanno un vantaggio competitivo non da poco, potendo contare sull’integrazione verticale che porta all’internalizzazione di tutta la catena produttiva: dalle materie prime alle batterie e alle varie componenti, fino ad arrivare alla distribuzione del prodotto. I benefici in termini di costi sono enormi e risaltano ancora di più se si associano ai sussidi del governo cinese. Tutto ciò permette a BYD di vendere in Cina auto elettriche anche a 10.000 dollari, mentre si prepara per irrompere in Europa con una vettura low cost.

“L’attenzione ai dettagli dei produttori cinesi di veicoli elettrici riflette ciò che hanno imparato sui consumatori europei”, ha affermato Bo Yu, country manager della Grande Cina per JATO Dynamics, una società britannica di ricerca nel settore automobilistico. “In Cina, il prezzo di acquisto è importante, ma per i consumatori europei non si tratta solo del prezzo, ma del costo totale di proprietà, compresi la manutenzione, l’assistenza e i valori residui”.

 

Come reagiranno le istituzioni?

Le case automobilistiche degli altri Paesi sono ovviamente in allarme. Quest’anno l’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, ha affermato che i produttori cinesi demoliranno la concorrenza se le istituzioni non prenderanno misure per frenarne l’ascesa. Mentre Thomas Schmall, membro del consiglio di amministrazione di Volkswagen, ha avvertito che ci sono due o tre anni di tempo prima che la produzione cinese invada il mercato fuori dai confini nazionali.

Gli Stati Uniti hanno reagito portando i dazi sulle auto di importazione cinese dal 27,5% al 102,5%. Tuttavia, in USA le case automobilistiche del Dragone non hanno ancora attecchito per via delle tensioni geopolitiche che separano i due Paesi. L’Europa è ancora molto indecisa sul da farsi. Il 5 giugno dovrebbe decidere se applicherà le tariffe sui prodotti cinesi e in quale misura. La situazione, però, è molto diversa rispetto all’altra sponda dell’Atlantico. Le ritorsioni di Pechino potrebbero produrre un effetto molto più incisivo, dal momento che le case automobilistiche tedesche dipendono in buona parte dalle vendite in Cina.

Alcuni giorni fa sulla questione si è pronunciato Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, che ha definito i dazi “una trappola” perché rischiano di alimentare l’inflazione, con potenziali ricadute su vendite e produzione. Soprattutto non permetteranno alle case occidentali di evitare la ristrutturazione necessaria per affrontare la sfida.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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