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Auto elettriche: la Francia punta a quadruplicare le vendite entro il 2027

Auto elettriche: la Francia punta a quadruplicare le vendite entro il 2027

La Francia prova a cambiare marcia sulle auto elettriche, puntando ad aumentare di quattro volte le vendite entro il 2027. Il governo è pronto a firmare un piano a medio termine con l’industria automobilistica nazionale per raggiungere l’obiettivo di 800 mila consegne per quella data, rispetto alle 200 mila unità vendute nel 2022. Per quanto riguarda il segmento dei veicoli elettrici leggeri, il target è passare nello stesso periodo da 16,5 mila a 100 mila unità. Non è tutto. L’accordo prevede anche la presenza di 400 mila punti di ricarica nel Paese entro il 2030 e 25 mila colonnine di ricarica rapida per la fine del 2027.

Secondo quanto riferito dal Ministero delle Finanze francese, lo Stato avrebbe già stanziato 1,5 miliardi di euro per sostenere i vari programmi di produzione e acquisto di auto elettriche. Quindi, ci si aspetta un altro sforzo importante anche e soprattutto per ridurre la dipendenza dai principali esportatori esteri. “La scelta da fare è se vogliamo essere un Paese di produttori di automobili o un Paese di consumatori. Abbiamo fatto quella di essere una grande nazione produttrice di veicoli elettrici”, ha detto il ministro delle Finanze Bruno Le Maire.

 

Auto elettriche: la Francia prova a fermare la Cina?

L’intesa tra il governo francese e le case automobilistiche sopraggiunge a seguito dell’arrivo ieri a Parigi del premier cinese Xi Jinping, in quella che è la sua prima visita in Europa dal 2019. Il leader del Dragone è stato accolto dal primo ministro francese Gabriel Attal e dal presidente Emmanuel Macron, mentre i rapporti tra Europa e Cina si stanno deteriorando in un clima a livello geopolitico di grande tensione. Le questioni sul tavolo oggetto di discussione sono molte e una di queste riguarderà sicuramente le auto elettriche, su cui la Francia sta conducendo una battaglia in Europa contro l’avanzata cinese. L’Eliseo teme che i sussidi e gli aiuti statali di Pechino alle proprie aziende metta offside le concorrenti europee arrecando un grave danno per l’industria automobilistica dell’eurozona.

Molti in Europa hanno paura del ripetersi di quanto accaduto circa un decennio fa con i pannelli solari, quando le società del Vecchio Continente furono costrette a chiudere perché i prodotti cinesi a basso costo sostenuti dallo Stato ebbero la meglio sul resto. La Commissione Europea ha avviato alcuni mesi un’indagine contro i produttori di auto elettriche cinesi per esercizio di concorrenza sleale, mentre Bruxelles pensa a imporre dazi pesanti sui veicoli provenienti da Pechino.

La grande preoccupazione di Macron è che il settore automobilistico cinese in questo momento si trovi in sovraproduzione e quindi le auto provino a invadere l’Europa. Da qui la Francia ha provato qualche contromisura, tipo il rinnovo dei sussidi per l’acquisto di auto elettriche, ma con nuove regole ambientali che di fatto tagliano fuori le vetture prodotte da aziende cinesi.

 

L’ascesa pericolosa di BYD

Una delle questioni più spinose fa riferimento alla grande ascesa di BYD, il colosso cinese che da fine 2023 è diventato il più grande venditore al mondo di auto puramente elettriche spodestando Tesla, dopo che in precedenza aveva guadagnato il trono riguardo le auto a nuova energia (elettriche + ibride plug-in). BYD ha dei progetti in Europa, con la realizzazione della sua prima fabbrica in Ungheria che sarà pronta nel 2027. E se decidesse di aprire un impianto di produzione in Francia? In questo caso, Le Maire si è dichiarato favorevole ad accogliere l’azienda cinese, il che un po’ stride con i piani del governo di contrastarne l’avanzata. “La Francia accoglie tutti i progetti industriali. BYD e l’industria automobilistica cinese sono i benvenuti”, ha dichiarato.

Le affermazioni accondiscendenti del ministro francese fanno pensare che in fondo l’Europa non disdegni i capitali provenienti dalla seconda potenza economica mondiale, pur attenendosi alla linea occidentale di non dare campo largo alle mire espansionistiche di Pechino. Già questo però crea le basi per rapporti più distesi in occasione della visita di Xi Jinping.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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