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Auto elettriche, Ue: via ai dazi aggiuntivi alla Cina del 25%

Auto elettriche: l'UE ha stabilito dazi aggiuntivi alla Cina del 25%

L’Unione europea ha deciso di applicare dazi aggiuntivi del 25% sulle auto elettriche importate dalla Cina al 10% già esistente. Secondo quanto riferito da alcune voci la misura verrà avviata  in via provvisoria il prossimo mese, mentre il provvedimento definitivo verrà attuato entro il 2 novembre. Per quella data gli Stati membri saranno chiamati a votare sulle tariffe che, se confermate, resteranno in vigore per cinque anni. La Commissione europea notificherà oggi alle case automobilistiche la decisione. La tariffa si colloca nella parte alta della fascia 10%-25% prevista dagli analisti e permetterà a Bruxelles di raccogliere oltre 2 miliardi di euro all’anno.

La mossa è stata sostenuta soprattutto da Francia e Spagna, mentre non farà felice la Germania. Il governo tedesco teme ritorsioni da parte di Pechino in grado di danneggiare le case automobilistiche tedesche come Volkswagen, Mercedes-Benz e BMW che esportano molto in territorio cinese. Anche Svezia e Ungheria erano contrarie alla stretta e, insieme a Berlino, avevano fatto pressione sulla presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, per abbandonare l’indagine anti-sussidi condotta sulle aziende automobilistiche cinesi dal mese di ottobre. Geely, una delle società cinesi sotto inchiesta, possiede la svedese Volvo. Mentre il presidente ungherese Viktor Orbán ha corteggiato gli investimenti cinesi in Ungheria in tema di veicoli elettrici.

 

Auto elettriche: ecco le conseguenze dei dazi europei alla Cina

Secondo i dati forniti da Rhodium Group, nel 2023 le auto elettriche arrivate dalla Cina in Europa sono ammontate a circa 10 miliardi di euro, il che ha permesso di raddoppiare la quota di mercato delle auto cinesi all’8%. La Commissione europea prevede che nel 2025 la quota possa salire al 15%, osservando che i prezzi sono inferiori in media del 20% rispetto a quelli europeo. “La concorrenza deve essere leale” ha affermato Valdis Dombrovskis, commissario europeo per il commercio, il cui dipartimento avrebbe la prova che le società cinesi come BYD, Geely e SAIC abbiano ricevuto prestiti di favore e agevolazioni fiscali. I dazi potrebbero variare in funzione del livello di sovvenzione che l’Ue ritiene sia stata concessa C’è da precisare che a essere coinvolte sono anche le auto Tesla prodotte in Cina ed esportate in Europa, e non solo quelle a marchio cinese.

Il punto è ora capire quanto l’imposizione dei dazi impatterà sul settore delle auto elettriche nel Vecchio continente. Secondo il Kiel Institute for The World Economy – un centro di ricerca economico con sede a Kiel inGermania -, una tariffa aggiuntiva del 20% sulle auto elettriche cinesi significa la riduzione delle importazioni del 25%. Quindi, con 500 mila veicoli importati dalla Cina nel 2023, ci sarebbe una diminuzione di circa 125 mila unità, corrispondenti a un valore di quasi 4 miliardi di dollari. Tuttavia, per il think-tank, il calo sarebbe in gran parte compensato da un incremento della produzione all’interno dell’Ue e da un volume inferiore delle esportazioni di veicoli elettrici. Questo si tradurrebbe in un “aumento notevole dei prezzi per i consumatori finali”. Un allarme ribadito più volte dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, che considera i dati come un modo per “impoverire” i consumatori.

 

Come reagirà la Cina?

Lo spauracchio è la risposta della Cina alla misura restrittiva dell’Unione europea. Il governo cinese ha già annunciato ritorsioni, tenuto conto che ad oggi sta applicando una tariffa del 15% sui veicoli elettrici europei. Il portavoce del Ministero degli esteri cinese, Lin Jian, ha affermato oggi che l’indagine anti-sovvenzioni dell’Ue è un classico esempio di protezionismo, mentre le tariffe aggiuntive “violano i principi dell’economia di mercato e le regole del commercio internazionale”. A suo avviso, “il protezionismo non ha futuro, mentre la cooperazione è la strada giusta”. Il rischio è che Pechino allarghi il campo di applicazione delle strette e colpisca anche settori come i prodotti alimentari e i beni di lusso, il che danneggerebbe particolarmente Paesi come l’Italia.

Nel frattempo, però, le autorità cinesi potrebbero cercare di convincere gli altri membri più moderati dell’Ue a opporsi alle nuove tariffe, prima che diventino definitive. Al momento si assicurerebbero l’appoggio dei 3 Stati più riluttanti – Germania, Svezia e Ungheria – ai quali potrebbero aggiungersi Repubblica Ceca e Slovacchia. Tuttavia, per ribaltare la decisione della Commissione bisognerebbe arrivare a 11 Paesi, un’impresa al momento ardua da realizzarsi.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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