Auto usate: a gennaio rallenta crescita prezzi, cosa significa per mercati?
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Auto usate: a gennaio rallenta crescita prezzi, cosa significa per mercati?

Auto usate: a gennaio rallenta crescita prezzi, cosa significa per mercati?

L’aumento dei prezzi delle auto usate ha avuto un rallentamento nel mese di gennaio negli Stati Uniti, dopo un periodo di crescita esorbitante. L’indice dei prezzi dei veicoli usati di Manheim, considerato molto affidabile, è arrivato lo scorso mese a 236,3, in crescita del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma sostanzialmente invariato in confronto a dicembre 2021. Da settembre l’indice aveva registrato ogni mese un incremento costante passando da 194,5 a 236,3. Adesso questo è il primo segnale di raffreddamento dei prezzi.

 

Auto usate: tutte le conseguenze di prezzi più bassi

Cosa significa questo per l’economia e i mercati? Innanzitutto potrebbe essere un primo indizio per il calo dell’inflazione, che ha raggiunto il 7% negli USA, ossia il livello più alto dal 1982. Venerdì 11 febbraio verranno rilasciati i dati relativi al mese di febbraio dell’indice dei prezzi al consumo e si avranno indicazioni più precise. Di certo, se quanto sopra venisse confermato da un calo generalizzato dei prezzi, sarebbe un input molto importante per i mercati perché rallenterebbe la pressione sulla Federale Reserve in tema di tassi d’interesse. L’unico vero motivo per cui la Banca Centrale americana ha deciso di inasprire la propria politica monetaria è perché l’ambiente inflazionistico nel Paese sta diventando opprimente. Se già la crescita dei prezzi dei beni durevoli inizia a essere meno estrema, vi è la possibilità che Jerome Powell ammorbidisca la mano nelle decisioni sul costo del denaro quest’anno. Il mercato si aspetta da 5 a 7 strette, ma tutto dipende dalla dinamica dell’inflazione. Una percezione del mercato di minori interventi ridarebbe vita a molti titoli, soprattutto in quel reparto tecnologico bistrattato in questo inizio anno. Viceversa la scena non sarebbe accolta con grande favore dai concessionari di auto usate e dalle aziende che effettuano il finanziamento. Un rallentamento dei prezzi significa una minore redditività per i venditori e prestiti a tasso più basso per le finanziarie che concedono il finanziamento per l’acquisto delle auto. L’anno scorso ad esempio le azioni dei concessionari AutoNation e CarMax sono cresciute rispettivamente del 67% e del 38% a Wall Street. Così come la società finanziaria Ally Financial, che ha avuto un rally del 34%. Ciò nonostante occorre dire che i multipli sono diminuiti per i titoli in questione dal 2021 a oggi. Ad esempio le azioni AutoNation hanno dimezzato il valore rispetto agli utili attesi per i prossimi 12 mesi, passando da 12 a 6 volte; quelle di CarMax sono scambiate a 12 volte i guadagni, dalle 23 volte dell’anno scorso; mentre i multipli di Ally sono passati da 9 a 6 volte. Questo significa che le stime sugli utili sono cresciute proprio perché riflettono l’aumento dell’inflazione.Nella possibile riduzione dei prezzi però vi è un risvolto positivo, ossia legato al costo dell’auto. Se i prezzi sono cresciuti è perché i costi sono aumentati lungo tutta la catena produttiva. E ciò è avvenuto per effetto soprattutto della crisi dei semiconduttori. Un’inflazione più leggera potrebbe voler dire che i colli di bottiglia si fanno sentire di meno e questo sarebbe a vantaggio di una produzione che andrebbe incontro a una maggiore offerta e a una maggiore domanda. Con il chip shortage molte aziende hanno dovuto interrompere la funzionalità degli impianti lo scorso anno per un periodo più o meno lungo, il che ha comportato a un certo punto difficoltà per i concessionari a trovare le auto da esporre nel proprio salone. Risolvendo il problema alla fonte lo scenario cambierebbe drasticamente e con prezzi più bassi il mercato si riequilibrerebbe riprendendo una crescita più sana.

 

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