Azioni Brembo: il rischio dai dazi USA verso il Messico

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C’è già stata una prima “vittima” del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca: il Messico, che di fatto vive di export verso i vicini Stati Uniti. La valuta locale, il peso, è crollato ai minimi degli ultimi due anni contro il dollaro. Se Trump alzerà davvero il ponte levatoio dei dazi, il vicino di casa, da sempre serbatoio di manodopera e di delocalizzazione, sarà quello che pagherà il conto più salato. Nel mondo globalizzato, gli Stati Uniti sono un grande consumatore che produce ben poco e che importa quasi tutto. Quella vulnerabilità, però, non si ferma alla terra dei sombreri, ma arriva a toccare anche l’Italia: il Messico ci sono 1.800 aziende italiane, secondo un censimento della CaMexItal, la camera di commercio Italo-Messicana.

Di queste, una grossa fetta ha stabilimenti: circa 300. Quello che succederà al Messico avrà presenti contraccolpi in Italia. Molti di quegli stabilimenti, infatti, sono stati costruiti su suolo messicano per sfruttare i costi più bassi e poi esportare verso i ricchi Stati Uniti, data anche la vicinanza geografica. È un Made in Italy in Mexico che serve a tenere i prodotti concorrenziali.

Scorrendo la lista delle aziende italiane in Messico, ci sono tutti i grandi colossi industriali: da Eni a Leonardo, da Ferrero a Pirelli, da Brembo a Campari. Pirelli, in particolare è un caso esemplare: la storica azienda di pneumatici di Marco Tronchetti Provera possiede uno stabilimento dal 2012, da cui escono oggi 8 milioni di pezzi, i quali sono venduti sul mercato domestico e in USA, in base a una strategia industriale “locale su locale”, che mitiga impatti di questo tipo. Negli Stati Uniti, peraltro, il gruppo ha un altro stabilimento, in Georgia: è però un impianto molto più piccolo di quello di Silao.

Stellantis costruisce in Messico i furgoni RAM 1500, marchio del gruppo Chrysler che salvò nel 2009 e, con un tempismo fatidico, poche settimane prima della vittoria di Trump ha annunciato che aumenterà la produzione ma allo stesso tempo investirà oltre 200 milioni di dollari per fare la versione elettrica dello stesso veicolo negli stabilimenti in Michigan, anch’essi eredità di Chrysler, marchio americano.

Lo scorso anno, Brembo, la multinazionale dei freni, ha investito mezzo miliardo in Messico per raddoppiare la capacità dello stabilimento di Escobedo: per il gruppo italiano l’area Nafta vale 1 miliardo di ricavi, un terzo del totale. Ha anche 2 fabbriche in Michigan che potrebbero compensare l’impatto dei dazi.

C’è poi chi dal Messico non si può proprio muovere, dazi o non dazi. Perché è lì per forza, non per una scelta di costi: è il caso di Campari ed Eni. La casa milanese dello Spritz e degli alcolici ha una distilleria di Tequila, il marchio Espolòn: dal Messico la esporta in tutto il mondo (ma gli Usa sono per ora il principale mercato). Anche volendo, se i dazi fossero insostenibili, l’industria di Luca Garavoglia non potrebbe spostarsi, perché la Tequila si può fare solo lì.

Nemmeno Eni può muovere le sue piattaforme nel Golfo del Messico: da lì estrae 16mila barili di petrolio al giorno che prendono la via del mercato globale e una parte viene venduta anche agli Stati Uniti, dove pure Eni ha trivelle ed estrae circa 17 milioni di barili l’anno.

 

Azioni Brembo: quotazioni tentano rimbalzo sul supporto in area 8,500

Le azioni Brembo sembrano essere impostate al rialzo nel breve termine, anche grazie alla performance positiva registrata nella seduta di venerdì. Dopo un’apertura in gap up (subito ricoperto nelle prime ore di contrattazione), le quotazioni hanno dapprima intrapreso un andamento ribassista che le ha portate a realizzare un minimo sul livello 8,607, per poi invertire drasticamente la rotta fino a raggiungere un massimo a quota 8,812, andando a chiudere sul finale non distante.

Dopo il doppio massimo realizzato tra settembre e ottobre in area 10,500, l’azione ha iniziato a perdere velocemente valore con un violento movimento ribassista che si è arrestato solo giovedì scorso in prossimità del supporto presente sul livello 8,519, giornata caratterizzata però da un convincente rimbalzo nell’intraday.

Positività che è continuata con forza anche venerdì e che potrebbe essere il preludio ad una vera e propria inversione di tendenza. La settimana che è appena cominciata sarà decisiva per capire le reali intenzioni del titolo, che ha comunque buone probabilità di raggiungere presto la prima resistenza individuabile a quota 9,250, dove transita anche l’importante indicatore Supertrend.

Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile al superamento del livello 8,812 con target nell’intorno dei 9,250 euro, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 8,607 con obiettivo molto vicino al livello 8,250. L’impostazione algoritmica, comunque, vede i prezzi stazionare ancora al di sotto sia dell’indicatore Parabolic Sar che della media mobile a 25, diventati ribassisti a metà ottobre. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’oscillatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 32.


L’andamento di breve termine del titolo BREMBO

Immagine di Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi, trader specializzato nella negoziazione per conto proprio di futures, azioni ed ETF, italiani ed esteri, sia con strategie discrezionali che quantitative. È autore di alcune pubblicazioni sulle tecniche di trading, organizza periodicamente corsi di formazione ed è stato più volte relatore nei principali convegni dedicati alla finanza e agli investimenti sia in Italia che all’estero. Interviene spesso nelle trasmissioni televisive sul canale finanziario ClassCNBC e pubblica articoli per varie testate giornalistiche. Offre anche servizi di consulenza generica.

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