Azioni britanniche: fondi pensione obbligati a investirvi in Uk?

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I fondi pensione del Regno Unito devono investire di più nelle azioni britanniche per rivitalizzare un mercato in crisi. È quanto emerso nella riunione tra i principali gestori dei fondi e il governo del Regno Unito a Downing Street, nel corso della quale gli asset manager hanno esortato le istituzioni a rendere obbligatoria un’allocazione azionaria. Le soglie prese in considerazione sono state del 5%, dell’8% e del 10% degli investimenti complessivi dei fondi pensione.

All’incontro erano presenti grandi gestori come David Cumming, responsabile delle azioni britanniche di Newton Investment Management, Andy Brough, fund manager di Schroders, e Michael Stiasny, responsabile delle azioni britanniche di M&G Investments. Tutti erano convinti che il sentiment degli investitori sulle azioni britanniche si trovi al minimo nell’attuale periodo storico. Ciò è evidente in alcune situazioni. In primo luogo, le offerte pubbliche iniziali prendono la strada di altri mercati, come quello statunitense, a causa di costi di quotazione più bassi e minori oneri di governance. In secondo luogo, il netto divario di valutazione tra le società britanniche e quelle americane. In terzo luogo, l’acquisizione a buon mercato delle aziende nazionali da parte di private equity e acquirenti stranieri.

A riprova di quest’ultimo punto c’è l’accordo raggiunto questa settimana tra la società americana di consegna a domicilio Doordash e la rivale britannica Deliveroo. Il deal è stato concluso con l’acquisizione da parte di Doordash per 2,9 miliardi di sterline, a prezzo di saldo rispetto alla valutazione di 7,6 miliardi di sterline di quattro anni fa, quando Deliveroo ha fatto il suo debutto alla Borsa di Londra.londonlse

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Azioni britanniche: l’apporto dei fondi pensione

I partecipanti all’incontro hanno spinto per dare un mandato preciso affinché i fondi pensione puntino sulle azioni britanniche, definendo le soglie delineate come obiettivi ragionevoli. Nick Lawson, amministratore delegato del gruppo di investimento Ocean Wall, ha detto che “se i fondi pensione del Regno Unito allocassero il 10% del loro portafoglio nelle azioni, sarebbe una grande iniezione per i mercati britannici”, aggiungendo di essere favorevole a un mandato. Tuttavia, i dirigenti dei fondi pensione ritengono che rendere obbligatori gli obiettivi di investimento “aprirebbe un vaso di Pandora” e taglierebbe il loro dovere fiduciario di garantire il miglior rendimento possibile per gli investitori.

A ogni modo, si sta registrando una tendenza a privilegiare gli asset britannici. Secondo quanto riportato dal Financial Times, ad esempio, una persona vicina al National Employment Savings Trust – il più grande schema pensionistico a contribuzione definita del Regno Unito sostenuto dal governo – ha detto che la sua priorità è quella di investire nel modo migliore per i suoi membri, ma ha aggiunto che il fondo è impegnato a investire nel Regno Unito. Anche Nest, il fondo pensione che gestisce un patrimonio di oltre 50 miliardi di sterline, ha affermato che alla fine di marzo circa l’1,75% delle sue masse in gestione è stato indirizzato verso le azioni britanniche. “Abbiamo incoraggiato attivamente tutti i gestori partner di Nest a cercare asset nel Regno Unito”, ha affermato Liz Fernando, direttore degli investimenti del fondo pensione britannico.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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