Azioni cinesi: per JP Morgan 3 motivi per investire

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Investire nelle azioni cinesi è diventata un’ipotesi molto suggestiva in questi ultimi tempi, dopo le grandi vendite che si sono viste nel 2021 e nel gennaio del 2022. JP Morgan crede che vi siano ottime possibilità che nei prossimi 12 mesi le quotazioni raggiungano livelli record. La prospettiva è che gli investitori recuperino le perdite sostenute per le preoccupazioni del rallentamento dell’economia, il riacutizzarsi del Covid-19 e la crisi debitoria del settore immobiliare che rappresenta una vera spina nel fianco per il Paese. La banca d’affari statunitense vede guadagni soprattutto in quei titoli legati alla riapertura delle attività economiche, alle spese per le infrastrutture e per gli alloggi. Invece per quanto riguarda le azioni della green energy, i profitti potrebbero essere smorzati da una maggiore competitività nel settore.

 

JP Morgan: ecco perché comprare le azioni cinesi

Le ragioni per cui JP Morgan è convinta di un riscatto delle azioni cinesi derivano fondamentalmente da 3 fattori: il miglioramento degli utili aziendali, l’allentamento della politica monetaria da parte della People’s Bank of China e il picco della repressione normativa.

Riguardo il primo punto, negli ultimi mesi sono cresciute le stime dei guadagni delle società facenti parte dell’indice CSI 300, con un incremento ora visto al 20% su base annua, mentre in precedenza la previsione era del 17%. Secondo gli analisti della banca più grande del mondo, se si applica un multiplo di 13 volte sugli utili attesi, si ottiene un rialzo del 20% del benchmark cinese. A contribuire a questo rialzo vi sarebbero le azioni finanziarie, industriali e dei materiali.

Con riferimento alla politica monetaria, JP Morgan sostiene che vi è una divergenza netta tra l’atteggiamento della PBoC rispetto a tutte le altre Banche centrali principali, eccezion fatta per quella giapponese (ndr). Infatti mentre la Federal Reserve, la Bank of England e presto anche la Banca Centrale Europea ormai sono indirizzate verso un forte restringimento per combattere l’inflazione, l’istituto monetario cinese sta avviando piani di allentamento monetario per cercare di risollevare l’economia messa sotto pressione dalla crisi immobiliare e da altri fattori che hanno arrestato la crescita. In Cina per ora il costo della vita non è visto come una minaccia impellente che invece è presente in altre parti del mondo, per questo l’accomodamento monetario duraturo è un’ipotesi contemplata nei piani alti delle istituzioni di Pechino.

Quanto al terzo fattore, a giudizio di JP Morgan ormai il Governo ha attuato il massimo della pressione che potrebbe esercitare e quindi è previsto un allentamento da ora in avanti. A partire da inizio 2021 infatti molte società cinesi hanno vissuto un vero incubo, assediate da un’Autorità istituzionale che non ha lasciato scampo dal punto di vista regolamentare soprattutto ai grandi conglomerati tecnologici, rei di aver espanso la propria attività in maniera deleteria per il Paese.

Sotto le forche caudine di Pechino sono finiti anche gli sviluppatori immobiliari, che hanno continuato a ingrandirsi non per il bene comune ma essenzialmente perché mossi da finalità speculative. La mano lunga dei Regolatori si è fatta sentire anche nel tutoraggio scolastico, nel gaming online, nei casinò e in altre discipline che in qualche modo ostacolavano il grande mantra della prosperità comune seguito da Xi Jinping. Adesso presumibilmente tutto quello che doveva essere fatto è stato fatto, quindi si può pensare che da questo momento il Paese punti a risalire nuovamente spingendo la propria economia come faceva un tempo.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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