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Azioni cinesi: perché potrebbero essere una grande occasione d’acquisto

Azioni cinesi: perché potrebbero essere la più grande occasione d'acquisto

La crisi delle azioni cinesi in Borsa sta mettendo in fuga gli investitori, ma per Charles Gave rappresentano la più grande opportunità in circolazione. Il co-fondatore della società di consulenza finanziaria Gavekal Research ritiene che in Cina ci sarà un’esplosione di profitti aziendali, che peraltro hanno già iniziato a superare il costo del capitale. Ciò significa che le imprese riprenderanno a investire e a creare occupazione. È per questo motivo che bisognerebbe cominciare ad “accumulare azioni”, sostiene Gave.

In particolare, l’esperto cita l’assistenza sanitaria, il turismo e i beni di lusso come settori molto appetibili per investire denaro. “Il mercato azionario cinese è sottovalutato rispetto alla liquidità, alle obbligazioni cinesi, all’oro e ad altri mercati azionari mondiali ed è in uno stato di panico. In questo momento rappresenta la migliore opportunità di creare valore” ha scritto in una nota.

 

Le previsioni passate di Gave

Gave aveva già previsto ad agosto 2023 un riscatto delle azioni cinesi. Da allora, però, l’indice CSI 300 ha perso quasi il 9% fino alla fine dello stesso anno. Tuttavia in passato alcune sue predizioni hanno avuto successo. Nel giugno del 2018 Gave affermò che in Europa si sarebbe avviato un mercato ribassista. Cosa che avvenne puntualmente, con l’indice MSCI Europe che scese di circa 16 punti percentuali al minimo di dicembre del 2018.

Due anni più tardi – esattamente a maggio 2020 – l’esperto si dichiarò rialzista sulla Borsa giapponese e da quel momento l’indice Topix ha effettuato uno straordinario rally di oltre il 70% fino ad oggi. Adesso è convinto che l’occasione di investire sulla Cina sia ghiotta, dopo che dal massimo del 2021 le azioni cinesi hanno polverizzato circa 6.000 miliardi di dollari. Siamo di fronte al “valore più economico di sempre rispetto agli Stati Uniti e all’India”, ha detto Gave.

 

Azioni cinesi: prospettive nebulose

Le osservazioni di Gave sono accompagnate in questi giorni da una folata di ottimismo derivante dalle mosse delle autorità cinesi per tentare di sostenere le quotazioni sul mercato azionario. Ieri la People’s Bank of China (PBoC) ha annunciato la riduzione di 0,5 punti percentuali del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche a partire dal 5 febbraio. Alla misura si potrebbe aggiungere il piano di salvataggio del governo da 278 miliardi di dollari che è in corso di valutazione.

Gli economisti però  sono ancora scettici, in quanto la Cina è investita da problemi molto gravi che spaziano dalla crisi immobiliare, alla debolezza dei consumi, all’invecchiamento della popolazione e alle tensioni geopolitiche. A giudizio di molti, i provvedimenti in atto per rilanciare la crescita economica e le azioni cinesi potrebbero avere effetti nel breve termine, ma sono insufficienti nel lungo periodo senza vere riforme strutturali.

“Il governo dovrebbe allocare le risorse fiscali ai consumi piuttosto che agli investimenti, in quanto la Cina deve affrontare pressioni deflazionistiche e ha bisogno di una domanda interna più forte invece di una maggiore capacità produttiva”, ha affermato Zhiwei Zhang, capo economista di Pinpoint Asset Management. Mentre secondo Fang Fenglei, fondatore di Hopu Investments, più che tagliare il coefficiente di riserva obbligatoria, la PBoC dovrebbe ridurre i tassi di interesse perché “sono ancora molto alti e soffocano i consumi”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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