Le azioni giapponesi sono da comprare. L’endorsement è arrivato da John Woods, chief investment officer dell’azienda per l’Asia di Lombard Odier, “indipendentemente da come andranno le elezioni statunitensi”. Il manager ha affermato che se Donald Trump dovesse salire alla Casa Bianca, il dollaro rimarrebbe stabile o si rafforzerebbe. Di conseguenza, le azioni giapponesi potrebbero trarne vantaggio. Tuttavia, anche con Kamala Harris presidente degli Stati Uniti, ci sarebbero benefici per l’equity nipponico, in quanto non verrebbero applicati dazi commerciali che metterebbero sotto pressione le aziende del Sol Levante.
Sul fronte interno, Woods è convinto che la politica “non sarà in grado di scuotere la barca in modo significativo”, per questo le “prospettive di crescita economica trainate dai consumi rimarranno intatti”. Le considerazioni del CIO di Lombard Odier arrivano in un periodo in cui le azioni giapponesi hanno perso smalto. Dal picco di luglio, l’indice Topix alla Borsa di Tokyo ha perso circa 10 punti percentuali, anche e soprattutto per il recupero dello yen dopo un lungo periodo di debolezza.
A inizio agosto nei mercati azionari si è scatenato un putiferio che ha fatto esplodere la volatilità. La miccia è stata innescata dalla Bank of Japan, che ha aumentato i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale. A seguito della mossa, gli operatori di mercato hanno cominciato a liquidare le posizioni di carry trade che vedevano prendere a prestito yen per investire in azioni o in dollari USA. Giocoforza, le azioni sono crollate, salvo poi riprendersi poco dopo. Tuttavia, in seguito non si è visto più lo sprint dei mesi precedenti. La scorsa settimana la banca privata svizzera ha alzato il rating delle azioni giapponesi, portandolo da neutrale a overperforming.
Sì alle azioni giapponesi, ma non alla Cina
Se Woods ha espresso apprezzamenti per i titoli quotati in Giappone, la stessa cosa non ha fatto per le azioni cinesi. Anzi, ha ribadito la sua posizione cauta nonostante il rally partito da fine settembre a seguito delle misure di stimolo da parte delle autorità di Pechino. “Penso che sia uno slancio limitato a un 10-15%. Solo dopo che vedremo alcune politiche significative dietro la cosiddetta ripresa, allora forse saremo desiderosi di investire”.
Oltre tre settimane fa, in concomitanza con i provvedimenti della Cina per rilanciare l’economia, si era espresso negativamente nel merito anche il CIO di Lombard Odier, Michael Strobaek. Quest’ultimo ha eliminato tutti gli asset cinesi spostandosi verso le azioni, i titoli di stato e il dollaro statunitensi. L’esperto non crede negli stimoli statali cinesi in quanto ritiene che “non avranno un impatto duraturo e sostenibile né sul mercato azionario né sull’economia”. In sostanza, si tratta di “una misura a breve termine per aumentare un po’ il sentiment”, aveva detto.









