Azioni globali: Citigroup vede un rialzo del 10% quest’anno

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Il 2025 è iniziato con alti e bassi riguardo le azioni globali, dopo un 2024 per lunghi tratti scoppiettante. Gli investitori stanno cercando di capire quale direzione potrà prendere il mercato una volta che il neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, metterà in pratica le sue controverse politiche annunciate durante la campagna elettorale. In particolare, il mercato sta valutando quale potrebbe essere l’impatto dei dazi sulle economie e chi saranno eventualmente i vincitori e i vinti in Borsa. Tutto ciò si lega inevitabilmente ai dati macroeconomici sull’inflazione, la crescita e l’occupazione, in rapporto a quello che sarà il comportamento delle Banche centrali.

Oggi i dati sul mercato del lavoro americano hanno sfoderato ancora una volta numeri entusiasmanti, con ben 223 mila nuovi occupati nel mese di dicembre, di molto oltre le stime di 135 mila unità. Nel contempo, il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,2% al 4,1%, a fronte di attese di una stabilizzazione al 4,2%. Questo dimostra che l’economia USA è in salute e la Federal Reserve probabilmente non avrà alcuna fretta a tagliare i tassi di interesse, soprattutto in vista di un possibile risveglio dell’inflazione a causa dei dazi trumpiani.

Tutto quanto porta a una riflessione: sarà ancora la Borsa americana a dominare la scena nel 2025? La stagione delle trimestrali che si apre tra poco con le grandi banche in vetrina darà già alcune indicazioni importanti, specialmente considerando i numeri dell’intelligenza artificiale. Quest’ultimo tema è stato uno dei motivi conduttori del rally di Wall Street negli ultimi due anni e di come gli indici statunitensi abbiano sovraperformato i rivali. Tuttavia, il gap è stato alimentato dalle straordinarie performance dei grandi titoli tecnologici. Senza il loro apporto, avremmo visto tutt’altri risultati. Una delle grandi incognite è se le Big Tech ripeteranno quanto fatto finora e cosa succederebbe con un loro ritracciamento in Borsa.

 

Azioni globali: ecco dove investire

Portandosi dietro una miriade di incognite, le azioni globali seguono il loro cammino aggrappandosi ai dati macroeconomici che verranno via via snocciolati dalle istituzioni, ma anche a una serie di questioni di natura geopolitica che dovranno essere definite in qualche modo. Tenuto conto di tutto ciò, gli strategist di Citigroup sono ottimisti e vedono l’azionariato a livello generale salire del 10% alla fine del 2025.

Tale visione positiva è sostenuta da previsioni circa “una robusta crescita degli utili societari e un ampliamento dei guadagni azionari al di fuori degli Stati Uniti”. Riguardo i profitti, la banca americana stima una crescita del 10% in quanto la crescita economica sarà resiliente, nonostante i rischi per le politiche del presidente Trump. In questo contesto, la preferenza di Citi verte sulle azioni americane e su quelle europee in ottica di diversificazione in settori legati al ciclo economico. Niente da fare, invece, per le azioni australiane e giapponesi, mentre la banca mantiene una posizione neutrale sui mercati emergenti.

A giudizio dell’istituto di credito, la sovraperformance dell’equity USA rimarrà tale almeno fino a quando non ci sarà una maggiore chiarezza sulle politiche trumpiane, una posizione più morbida sui dazi e un dollaro USA più debole. Solo a quel punto, le azioni internazionali si rafforzeranno, osservano gli strateghi. “Sebbene non si preveda più che l’intelligenza artificiale fornisca lo stesso vantaggio di crescita dell’EPS rispetto al resto dell’indice, qualsiasi continuazione della forza dell’USD e dell’incertezza politica sui dazi potrebbe estenderne la sovraperformance”, hanno aggiunto gli esperti di Citi.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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