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Azioni immobiliari cinesi a picco, il piano del governo non convince

Azioni immobiliari cinesi a picco, il piano da $ 42 mld del governo non convince

Il piano da 42 miliardi di dollari promesso dalle autorità cinesi per salvare il mercato delle case in difficoltà non ha convinto gli investitori in Borsa, che hanno venduto le azioni immobiliari. Nella prima seduta della settimana i titoli di alcuni sviluppatori immobiliari sono crollati: Shimao Property Holdings ha perso in chiusura di seduta l’11,36%, Sino-Ocean Group Holding l’11,11%, KWG Property Holding il 10% e Sunac China Holdings il 4,32%. La scorsa settimana il governo cinese ha annunciato un programma di acquisto delle case invendute da parte delle imprese, per poi ricollocarle a prezzi accessibili sul mercato. Tutto questo grazie a una linea di credito da 300 miliardi di yuan, pari a quasi 42 miliardi di dollari, messa a disposizione dalla People’s Bank of China.

Il piano di prestiti arriverà fino a 500 miliardi di yuan. Ma non è tutto: la Banca centrale cinese ha abolito il livello minimo dei tassi di interesse per i mutui per la prima e la seconda casa a livello nazionale e taglierà dal 20% al 15% l’ acconto minimo per gli acquirenti cinesi di prima casa e dal 30% al 25% quello per l’acquisto della seconda casa per i residenti nel Paese.

 

Azioni immobiliari cinesi: ecco perché gli investitori vendono

Perché il mercato non è rimasto impressionato dal maxi-piano governativo e ha venduto le azioni immobiliari cinesi? Secondo gli analisti, gli sforzi di Pechino sono insufficienti, quantunque la decisione di intervenire come acquirente di ultima istanza abbia segnato un passo importante nella risoluzione della crisi del settore. I dati sulle difficoltà dell’intera industria immobiliare mostrano una situazione molto grave. Secondo gli aggiornamenti ufficiali, tra gennaio e aprile 2024 c’erano 3,9 milioni di metri quadrati di nuove abitazioni in vendita, in aumento del 24% su base annua. Questo implica una spesa per acquistare l’intero stock di circa 1.000 miliardi di dollari, secondo il fornitore di servizi finanziari Tianfeng Securities. Gli economisti della società di investimento australiana Macquarie invece stimano  che il governo cinese dovrà impiegare fino a 2.000 miliardi di yuan per raggiungere il suo obiettivo. Di conseguenza è improbabile che il piano messo in atto possa risolvere il problema. Tuttavia, “è incoraggiante che i responsabili politici si stiano muovendo in questa direzione dopo i fallimenti degli anni precedenti” si legge nel documento della banca australiana.

Oltre alla necessità di molti più fondi c’è il problema dell’esposizione debitoria dei governi locali, che già navigano in mezzo a 9.000 miliardi di dollari di debiti. Espandere i progetti di edilizia sociale a basso rendimento significherebbe appesantire ulteriormente la loro situazione di bilancio. Tra l’altro, le banche potrebbero mostrare riluttanza a finanziare imprese potenzialmente in perdita. Infine, come hanno rilevano gli analisti di Bank of America, la durata del prestito bancario è progettata per un massimo di 60 mesi, un periodo troppo breve per un piano di alloggi in affitto.

In definitiva ci sono ancora tanti problemi da risolvere prima che si possa parlare di una stabilizzazione del mercato delle case in Cina, sebbene la chiave per una ripresa del mercato sia quella di ravvivare la fiducia degli acquirenti, sottolinea Goldman Sachs: “Molto dipende dall’esecuzione. Nonostante i responsabili politici abbiano segnalato una posizione più favorevole, l’efficacia di eventuali nuove misure dipenderà dalla rapidità e dalla facilità con cui potranno essere attuate”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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