Azioni russe: MSCI e FTSE Russell le eliminano dagli indici
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Azioni russe: MSCI e FTSE Russell le eliminano dagli indici

Azioni russe: MSCI e FTSE Russell le eliminano dagli indici

La decisione era nell’aria e adesso dopo 2 giorni di consultazioni con gestori patrimoniali, Borse e altri partecipanti al mercato è arrivata l’ufficialità: MSCI e FTSE Russell eliminano le azioni russe dai loro indici. Nel contempo la Borsa di Londra ha sospeso dalle contrattazioni una valanga di certificati di deposito russi. MSCI rimuoverà i titoli dal benchmark dei mercati emergenti a partire dal 9 marzo e FTSE Russell cancellerà gli asset russi a valore zero dal 7 marzo. La ragione è stata spiegata in maniera lapidaria da parte dei gestori di tali indici: il mercato russo non è investibile. 

In una nota invece il London Stock Exchange ha scritto che la mossa di sospendere i certificati di deposito russi si ricollega agli eventi Russia-Ucraina e questo si riconduce all’esigenza di mantenere ordine nei mercati. Inoltre, la Borsa di Londra ha osservato che le operazioni provenienti da Russia e Ucraina incidono per meno dell’1% sul reddito complessivo.

Russel Chesler, responsabile degli investimenti e dei mercati dei capitali presso il gestore di fondi VanEck Associates Corp. a Sydney, ha affermato che non è possibile vendere le azioni russe, sebbene anche la settimana scorsa i broker non li avrebbero venduti quando i mercati erano aperti.

 

Azioni russe: altri indici potrebbero eliminarle nei prossimi giorni

E non è finita qui. Stoxx Ltd. ha già dichiarato che, per via delle sanzioni dell’Unione Europea, del Regno Unito e degli Stati Uniti, più di 60 società russe saranno cancellate dagli indici alla chiusura del 18 marzo. Nel frattempo i benchmark USA S&P 500 e Dow Jones stanno conducendo una consultazione tra i partecipanti per vedere se sarà attuata o meno una rimozione. 

Nelle Borse di tutto il mondo ormai le azioni russe sono in caduta libera, fino a quasi annullare completamente il loro valore. Il fondo sovrano russo ha dichiarato in settimana che avrebbe investito 10 miliardi di dollari per sostenere il mercato azionario, ma l’impressione è che tutto ciò possa servire a ben poco. 

Marek Drimal, strategist per Société Générale a Londra, considera le azioni russe ormai tossiche, non investibili nei mercati onshore e martellate in quelli offshore. Secondo Hiroshi Matsumoto, senior client portfolio manager di Pictet Asset Management, alcuni fondi potrebbero mettere a zero il valore contabile degli asset russi e, una volta che gli investitori cercheranno di vendere le azioni o le obbligazioni, queste non avranno alcun valore.

Proprio le obbligazioni russe potrebbero essere le prossime a venire eliminate dagli indici, dopo che hanno appena ricevuto un downgrade a spazzatura da parte delle agenzie di rating Moody’s e Fitch. FTSE Russell ha affermato che è in corso una valutazione dell’impatto delle sanzioni sui bond russi, mentre Intercontinental Exchange ha già dichiarato che rimuoverà quei titoli di debito delle società sanzionate.

 

Asset russi: ecco chi trae vantaggio dall’esclusione 

A beneficiarne di tutta questa situazione potrebbero essere Paesi come India e Cina. Lo sostiene Vishnu Varathan, capo dell’economia e della strategia Mizuho Bank Ltd. a Singapore. Mentre Alan Richardson, gestore di portafoglio di Samsung Asset Management, considera il possibile flusso di capitali verso Indonesia e Malesia, per via delle somiglianze con la Russia riguardo l’economia basata sulle materie prime.

 

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