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Azioni semiconduttori: short per Michael Burry e altri big della finanza

Le quotazioni del mercato azionario americano su un tablet

Michael Burry punta contro le azioni dei semiconduttori. Il grande gestore di hedge fund che previde la crisi finanziaria del 2008 nel terzo trimestre ha aggiunto opzioni put su azioni di società che producono chip, secondo i documenti normativi depositati dal suo fondo Scion Asset Management. Una put è un’opzione con cui un soggetto acquisisce il diritto di vendere un titolo sottostante entro una certa scadenza a un prezzo prefissato, pagando una somma di denaro sotto forma di premio. Pertanto chi acquista tale opzione assume una posizione ribassista sul sottostante.

I documenti SEC rivelano che il fondo ha acquistato opzioni per un valore nozionale di 47,4 milioni di dollari avendo come riferimento l’ETF iShares Semiconductor che da inizio anno è salito del 45,37%. Michael Burry ha viceversa chiuso le opzioni put sugli indici S&P 500 e Nasdaq 100 che nel secondo trimestre ammontavano a un valore nozionale rispettivamente di 886 milioni di dollari (sottostante ETF SPDR S&P 500) e di 739 milioni di dollari (sottostante Invesco QQQ Trust ETF).

Ciò significa che Burry non ha più una visione ribassista generalizzata sulla Borsa americana ma solo sul settore dei chip. Non si sa molto sull’esito delle opzioni chiuse da Burry perché dai documenti normativi non risultano gli strike price, i prezzi di acquisto e le date di scadenza. Si può solo prendere a riferimento il fatto che nel terzo trimestre, l’S&P 500 è sceso del 3,6%, mentre il Nasdaq 100 è scivolato di 3 punti percentuali.

 

Semiconduttori: non vende solo Michael Burry 

Il comparto dei chip sta vivendo attualmente una fase delicata. Trae ancora forza dall’influsso positivo dell’intelligenza artificiale ma risente delle tensioni geopolitiche e dalle restrizioni statunitensi nei confronti della Cina. Al riguardo, non solo Michael Burry si è messo contro le azioni dei semiconduttori attraverso il fondo Scion, ma anche altri grandi investitori hanno modificato la loro posizione.

Ad esempio, l’hedge fund Man Group ha scaricato tutta la partecipazione in Nvidia, rappresentata da 1,1 milioni di azioni, oltre a liquidare il pacchetto detenuto nel gigante taiwanese dei chip Taiwan Semiconductor Manufactoring Company. Stesso discorso per Renaissance Technologies LLC, che ha ceduto l’intera quota nel colosso di Santa Clara. Soros Fund Management ha anche venduto le sue 10 mila azioni di Nvidia, ma contestualmente ha aggiunto 80 mila azioni di TSMC. Tiger Global Management ed Eisler Capital hanno invece aumentato la loro partecipazione in Nvidia.

Quest’anno le azioni Nvidia hanno incrementato il loro valore del 240%, mentre nell’ultimo trimestre sono salite del 2,8%. Il titolo TSMC è balzato del 32,8% da inizio anno e registrato un calo di quasi il 14% nel periodo da luglio a settembre.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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